È quello archeologico nel convento Madonna delle Grazie

Il museo è un oggetto misterioso

20/11/2000 in Avvenimenti
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Di Luca Delpozzo
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La pre­sen­za nel con­ven­to delle Gra­zie di padre Berar­do Osti, mis­sion­ario frances­cano, è sta­ta l’oc­ca­sione per ritornare a par­lare del frances­cano delle Gra­zie, il cui pri­mo nucleo di rac­col­ta si deve pro­prio alle cure del frate. La mostra accoglie pic­coli gran­di tesori, come han­no potu­to vedere i numerosi vis­i­ta­tori pre­sen­ti in con­ven­to per la pre­sen­tazione del libro «Tatahuasi, la casa del padre» nel quale Ren­zo Maria Grossel­li e Liv­io Pranzelores han­no rior­di­na­to i diari del religioso.Ciononostante, come ha rib­a­di­to il padre guardiano, p. Ger­mano Pel­le­gri­ni, ben pochi in Trenti­no conoscono l’e­sisten­za di tale pat­ri­mo­nio, che è invece noto all’esterno.Le tre sale espos­i­tive sono ded­i­cate alla sto­ria e all’etno­grafia del­la Cina e del­l’Amer­i­ca lati­na, Bolivia e Perù. Non a caso i tesori si trovano alle Gra­zie, in quan­to la “provin­cia” frances­cana di Tren­to, che gestisce le mis­sioni in Cina e Bolivia, ha deciso di con­cen­trare alle Gra­zie tut­ti i reper­ti. Così poco per vol­ta è sta­to cos­ti­tu­ito 30 anni fa il pri­mo nucleo del­la mostra “mis­sion­ar­ia”, allesti­ta da fra’ Sil­vio, con la regia di padre Osti, del quale si può ammi­rare tra l’al­tro il miti­co puma ucciso da lui stes­so su richi­es­ta degli indi­geni, spaven­tatis­si­mi per­ché il feli­no minac­cia­va l’abi­ta­to da un vici­no albero, e imbal­sam­a­to dal nipote, Fabio, lo stu­dioso del­l’or­so del Brenta.Sia il repar­to amerindo sia quel­lo cinese sono ric­chi di mate­ri­ale risalente — soprat­tut­to l’amerindo — al peri­o­do mega­liti­co del­la cul­tura (IV e III sec­o­lo a.C.), con ogget­ti di pietra lavo­ra­ta, ceram­i­ca e ter­ra­cot­ta anche decorata.L’unicità del pezzi in mostra deri­va dal fat­to che le civiltà amerinde e incaiche rara­mente risal­go­no al peri­o­do di Cristo, essendo invece feconde di dati e reper­ti arche­o­logi­ci nel peri­o­do del­l’al­to Medio­e­vo. Nat­u­ral­mente solo uno stu­dio appro­fon­di­to potrà assem­blare i pezzi più sig­ni­fica­tivi. Rimane il ram­mari­co di vedere un sim­i­le pat­ri­mo­nio del tut­to sconosci­u­to local­mente, nonos­tante la buona volon­tà dei frati di met­ter­lo a dis­po­sizione di stu­diosi, scuole e pub­bli­co. L’ap­pel­lo che si può lan­cia­re è: ora che i lavori alle Gra­zie sono ter­mi­nati, è giun­to il momen­to di pen­sare alla val­oriz­zazione di tale patrimonio?

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