Anche i Santi soffrono l’umidità Problemi per l’abside, la navata e il soffitto sopra l’ingresso

Il nubifragio ha causato gravi danni alla parrocchiale

15/08/2002 in Attualità
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Di Luca Delpozzo
Lazise

È tor­na­to a splen­dere il sole dopo tan­ti giorni di acqua e di avver­sità. Ognuno spera in cuor suo che final­mente sia ritor­na­ta l’estate e che il bel­lo si riaf­fac­ci anche sulle mar­to­ri­ate sponde del , dal­la spon­da bres­ciana fino alla veronese ed alla trenti­na. E a Lazise e din­torni i tet­ti delle case, degli alberghi, delle strut­ture pro­dut­tive sono diven­tati imme­di­ata­mente un formi­caio. Un formi­caio di operai che si sono mes­si all’opera di buono­ra per met­ter mano al rifaci­men­to dei tet­ti. Non ce n’è uno di intat­to. Le rot­ture ed i dan­ni sono tan­gi­bili e non si pos­sono cer­to con­tabi­liz­zare in poche ore. «Quan­do si arri­va sul tet­to », spie­ga l’architetto Vir­gilio Munari, « si vede già il dis­as­tro. Ma non è fini­ta qui. Il bel­lo viene quan­do iniziano a met­ter mano ai cop­pi e alle tegole. Ci si res­ta male. Sot­to tro­vi­amo delle brutte novità: cop­pi rot­ti e dan­ni impre­visti. Non è facile quin­di» con­clude Munari ‚« pre­ven­ti­vare il dan­no. È cer­ta­mente sem­pre mag­giore di quel­lo che appare a pri­ma vista». C’è poi trage­dia nel­la trage­dia: sta­bil­i­men­ti e for­naci sono chiusi per ferie. Non ci sono più cop­pi dai riven­di­tori e i prezzi sal­go­no. Le imp­rese edili sono tutte impeg­natis­sime e c’è vera­mente la coda per una lista d’attesa. For­tu­nati col­oro i quali han­no la cop­er­tu­ra con la guina catra­ma­ta ed imper­me­abile che pro­tegge il sot­totet­to anche in caso di piog­gia e con le tegole fran­tu­mate. Stan­no anco­ra inter­ve­nen­do, per alcune situ­azioni par­ti­co­lari, i vig­ili del fuo­co di , i quali stan­no rimuoven­do mac­erie e ogget­ti par­ti­co­lari, sgor­gan­do grondaie intasate dai detri­ti dei tet­ti. Ha subito un grave dan­no, imm­me­di­ata­mente non con­sid­er­a­to, anche il tet­to del­la chiesa par­roc­chiale dei San­ti Zenone e Mar­ti­no, da poco rimesse a nuo­vo in occa­sione del restau­ro totale del tem­pio. Almeno tre le zone del tet­to, in cui si è infil­tra­ta l’acqua a segui­to del­la rot­tura delle tegole: la zona absi­dale, il cen­tro del­la nava­ta, e in misura mag­giore la zona del sof­fit­to sopras­tante la por­ta di ingres­so. È la zona ad ovest, riv­ol­ta ver­so il lago, dove la gran­dine ha mag­gior­mente mar­to­ri­a­to tut­ti i tet­ti di Lazise.

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