Un decreto dei ministeri Finanze e Attività culturali fissa il prezzo dell’immobile a 10 milioni 350mila. Bozzetto: «Si vuole vendere nonostante il no della Soprintendenza»

Il Padiglione ora ha un prezzo

Di Luca Delpozzo
Giuditta Bolognesi

Dieci mil­ioni e 350mila euro: è il val­ore asseg­na­to al Padiglione Uffi­ciali. La val­u­tazione è apparsa su un appos­i­to decre­to min­is­te­ri­ale dei dicas­t­eri delle Finanze e delle Attiv­ità cul­tur­ali. «Chec­ché ne dicano o pensi­no i nos­tri ammin­is­tra­tori, risul­ta dif­fi­cile ritenere che Peschiera non ven­ga mes­sa in ven­di­ta», com­men­ta l’architetto Lino Vit­to­rio Bozzet­to del Cen­tro di doc­u­men­tazione stor­i­ca del­la fortez­za. «La val­u­tazione del Padiglione», riprende, «è un altro tas­sel­lo, se così lo vogliamo chia­mare, dei provved­i­men­ti attuati dal­lo Sta­to per la neces­sità di fare cas­sa. L’edificio, che fron­teggia , si aggiunge all’elenco dei beni alien­abili che com­prende i com­pen­di del­la Roc­ca, del­la caser­ma XXX Mag­gio e di Bor­go Sec­o­lo». «Di fat­to ha pre­so il via un proces­so di trasfor­mazione urban­is­ti­ca che riguar­da i due terzi del cen­tro stori­co aril­i­cense. Ovvero di quel­la piaz­zaforte», pre­cisa Bozzet­to, «che la Soprint­en­den­za regionale, con let­tera data­ta 2 dicem­bre 2003, ave­va rib­a­di­to essere intera­mente inalien­abile, in quan­to tute­la­ta da vin­co­lo per­ché dichiara­ta di inter­esse par­ti­co­lar­mente ril­e­vante dal pun­to di vista stori­co e architet­ton­i­co». «E c’è da sot­to­lin­eare», con­tin­ua l’architetto, «che la scelta di vendere dei beni vin­co­lati va a con­trastare con quan­to sanci­to dal­la legge di tutela, il cosid­det­to Codice Urbani, volu­ta da un min­istro anch’egli di questo Gov­er­no. Una legge che, tra l’altro, for­nisce indi­cazioni su come uti­liz­zare questi edi­fi­ci in modo tale da non las­cia­r­li abban­do­nati a se stes­si, ma sen­za che lo Sta­to ne per­da la pro­pri­età». Sul con­cet­to di Peschiera in ven­di­ta il Cen­tro di doc­u­men­tazione stor­i­ca ave­va orga­niz­za­to alcune set­ti­mane fa una con­feren­za pub­bli­ca, alla quale non han­no pre­so parte gli ammin­is­tra­tori di Peschiera. Per­al­tro il sin­da­co, sen­a­tore , non ha mai cela­to la per­son­ale con­tra­ri­età a sim­ili inizia­tive nonché alla posizione del­lo stes­so Bozzet­to e del cen­tro di doc­u­men­tazione stor­i­ca, accusati di essere «molto più crit­i­ci adesso che in pas­sato, quan­do questi tec­ni­ci han­no segui­to il restau­ro del­la caser­ma Cac­cia­tori per con­to del Comune». «Opin­ione che non risponde al vero, come dimostra­no i fat­ti», repli­ca Bozzet­to. «Da 22 anni il Cen­tro si bat­te per la tutela e val­oriz­zazione dei beni stori­ci e architet­toni­ci di Peschiera. Una battaglia allo­ra iden­ti­ca a quel­la odier­na, ma che solo adesso dà così tan­to fas­tidio». «Alla luce dei provved­i­men­ti emes­si, noi ci limi­ti­amo a seg­nalare un peri­co­lo che rite­ni­amo più reale di quan­to non si voglia far credere. È chiaro che si trat­ta di oper­azioni che richiedono tem­po e mag­a­ri occor­reran­no anni pri­ma di vedere il nuo­vo volto di Peschiera». «Per questo siamo con­vin­ti che la realtà locale, e il sin­da­co come suo mas­si­mo rap­p­re­sen­tante, devono essere parte atti­va dei provved­i­men­ti che riguardano beni legati alla sto­ria di quel­la comu­nità. Fu anche gra­zie all’interessamento del­lo stes­so Chin­car­i­ni che, nel 2003, è sta­ta fer­ma­ta la ven­di­ta del­la Palazz­i­na stor­i­ca. Che gli edi­fi­ci stori­ci di Peschiera deb­bano trovare una val­oriz­zazione eco­nom­i­ca e cul­tur­ale è chiaro a tut­ti. Non si capisce, però», con­clude Bozzet­to, «il moti­vo di tan­to ris­er­bo e la man­ca­ta pos­si­bil­ità di un con­fron­to e di un dibat­ti­to aper­to su questo tema».