Il professor Brogiolo all’assemblea dell’Asar. «Nell’ultimo secolo l’edificazione ha cancellato verde e campi»

«Il paesaggio del Garda distrutto dal mattone»

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Di Luca Delpozzo
Sergio Zanca

«Ci sono volu­ti 15mila anni per costru­ire il pae­sag­gio del Gar­da, e appe­na 50 per dis­trug­ger­lo», sostiene Giampi­etro Bro­gi­o­lo, pro­fes­sore all’ di Pado­va, riv­ieras­co purosangue (abi­ta a Polpe­nazze), nel cor­so del­l’assem­blea del­l’As­so­ci­azione stori­co arche­o­log­i­ca del lago, l’Asar, svoltasi nel­la Sala dei Provved­i­tori del Palaz­zo comu­nale di Salò. Con l’ausilio di car­tine e dia­pos­i­tive Bro­gi­o­lo mostra i grossi cam­bi­a­men­ti avvenu­ti nel tem­po, e si dichiara pes­simista per il futuro. All’inizio il pro­fes­sore par­la delle ville di epoca romana: a Lona­to, indi­vid­u­a­ta solo in parte, poi cedu­ta al con­te S. Mar­ti­no di Tour, che costruì la chiesa; a Carza­go, in parte dis­trut­ta dalle lot­tiz­zazioni edilizie; le quat­tro nel­la zona di Pueg­na­go-Raf­fa-Cunet­tone; a Portese («le mura sono quat­tro metri sot­to la super­fi­cie del ter­reno»); a Maner­ba; alla pieve di San­t’E­mil­iano a Padenghe («lì han­no sega­to sette muri alti due metri e mez­zo per costru­ire la tan­gen­ziale, suc­ces­si­va­mente sposta­ta più a nord»); a Riv­oltel­la; a Desen­zano; a Pice­do di Polpe­nazze. «Il sec­on­do pae­sag­gio è cos­ti­tu­ito dai castel­li nati in altura, tra il 13° e il 15° sec­o­lo. Non sap­pi­amo se, sot­to, ci siano fasi più antiche. Tra il 16° e il 18° sec­o­lo le ville sor­gono in zone dis­boscate», pros­egue Bro­gi­o­lo, che affer­ma come da un raf­fron­to tra le mappe napoleoniche e le foto del 1958 il pae­sag­gio non abbia subito vari­azioni di rilie­vo. «Negli ulti­mi cinquan­t’an­ni, invece, è cam­bi­a­to tut­to. Sul ter­ri­to­rio sono state costru­ite vol­ume­trie per mil­ioni di metri cubi. Nel Bas­so Gar­da, da Sirmione a Desen­zano, il verde e i campi sono scom­par­si. Lo stes­so tra Maner­ba e Moni­ga. L’ed­i­fi­cazione si è man­gia­ta qua­si tut­to. Il futuro? Io cre­do che l’ur­ban­iz­zazione delle aree tra Bres­cia e Verona con­tin­uerà, fino a occu­pare l’in­tera Valte­n­e­si. Il prez­zo delle aree a Cal­vagese-Mus­co­l­ine, zona rag­giun­gi­bile dal­la cit­tà in ven­ti minu­ti, è schiz­za­to dalle vec­chie 80 mila lire al metro quadro a 400 mila. E quelle in col­li­na ora si ven­dono a 700–800 mila lire». «A sud cor­re­va la stra­da romana — aggiunge -. L’al­tro asse era rap­p­re­sen­ta­to dal­la Bres­cia-Salò-Gargnano. Poi si dipana­va un reti­co­lo minore. All’e­poca romana le famiglie più ric­che costru­iv­ano ville: a Sirmione, Toscolano Mader­no, ecc. Sui campi attorno, i con­ta­di­ni colti­va­vano in modo inten­si­vo la vite. Il reti­co veni­va con­suma­to anche dal­l’im­per­a­tore Augus­to. L’a­gri­coltura era un inves­ti­men­to per sol­di fat­ti altrove, traf­fi­can­do ad esem­pio con l’Ori­ente. Esiste­va un sis­tema di pro­pri­età arti­co­la­to. All’Arza­ga Clau­dia Cor­nelian, orig­i­nar­ia di Toscolano, regalò ai coloni una valle, con il laghet­to del monte, ora cin­ta­to per il golf, affinchè la ricor­dassero con le preghiere tre volte all’an­no: in pri­mav­era, durante la fes­ta del­la rose; in autun­no, al momen­to del­la vendem­mia; e d’in­ver­no, nei giorni del ricor­do per gli ante­nati. Rif­les­sioni finali. «In Alto Adi­ge e nel­la parte merid­ionale del­la Toscana han­no cer­ca­to di con­ser­vare il pae­sag­gio. Noi, invece, lo sti­amo demolen­do sen­za nem­meno aver­lo stu­di­a­to. Sui lib­ri si par­la di castel­li, ville e chiese, ma niente del­la sto­ria del ter­ri­to­rio. Col risul­ta­to di con­tin­uare a favorire un’edilizia cor­sara, di rap­ina. Purtrop­po l’u­ni­ca indus­tria rimas­ta viva è quel­la del mattone».

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