Dal 983 fino all’attuale don Achille Bocci. Il primo prete fu il presbitero Gisemperto

Il paese ha visto ben 51 parroci

01/02/2003 in Attualità
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Di Luca Delpozzo
Sergio Bazerla

Siamo arrivati a quo­ta 51. Dal 983 ad oggi, meglio anno 2002, sono ben 51 i par­ro­ci che si sono suc­ce­du­ti fino ad oggi; con don Achille Boc­ci siamo appun­to a quo­ta 51. Sono comunque poche le notizie storiche reg­is­trate e rin­venute pres­so gli archivi par­roc­chiali, ma le poche rac­colte trac­ciano un pro­fi­lo stori­co impor­tante e riflet­tono la sto­ria gen­erale del­la dis­ci­plina eccle­si­as­ti­ca: decadu­ta, con il decli­no delle pievi, durante la cat­tiv­ità avi­gnonese (1308 — 1377) e lo scis­ma d’Occidente (1378–1417); rista­bili­ta in segui­to alle pre­scrizioni del Con­cilio di Tren­to. Lo evi­den­zia chiara­mente don Gio­van­ni Agos­ti­ni quan­do par­la di pievani e chieri­ci nel suo «cime­lio» stori­co let­ter­ario «Lazise nel­la sto­ria e nell’arte» dove a pag­i­na 176 ripor­ta, appun­to dal 983, ovvero dall’inizio del diplo­ma otto­ni­ano con il pres­bitero Gisem­per­to, la nom­i­na dei par­ro­ci e dei canon­i­ci in ter­ri­to­rio lacisiense. Il capos­tip­ite del clero lacisiense fu pro­prio Gisem­per­to, uno dei diciot­to capi del paese, ai quali l’imperatore Ottone II con­cesse i noti ed impor­tan­ti priv­i­le­gi. Da Gisem­per­to ad oggi se ne sono suc­ce­du­ti ben 50, ognuno con i pro­pri tal­en­ti, le pro­prie virtù, le pro­prie debolezze e lim­i­ti «degli umani». La pieve di San Mar­ti­no di Lazise, nel 1543, era gui­da­ta dall’arciprete Andrea Cal­is­tano, suc­ces­sore di Laz­zaro Cal­is­tano, ed a lui suc­cesse, fino al 1559 Gilio Cal­is­tano. In questi tem­pi la pieve offrì «ben­efi­cio», ovvero ren­dite, a Gia­co­mo Coc­co, arcivesco­vo di Cor­fù, e a mon­sign­or Gio­van­ni Del­la Casa, che passò molti anni alla corte del vesco­vo Gib­er­ti, il quale fu seg­re­tario di Sta­to di papa Pao­lo IV e che scrisse il famoso «Gala­teo». Bar­tolomeo Flac­co nel 1559 fu elet­to arciprete di Lazise il 30 agos­to e il 12 set­tem­bre, ma non si sa per quale moti­vazione, improvvisa­mente rin­un­ciò all’incarico. Gli suc­cedette Francesco Varu­go­la, uno dei com­po­nen­ti del­la nobile ed illus­tre famiglia veronese, la quale, poi, diede a Lazise altri due pievani, Alessan­dro e anco­ra Francesco (1561 — 1566). Francesco Bar­bi­eri (1571 — 1584) il 3 mag­gio 1580 riceve dal Comune otto lib­bre di buon pesce per la con­ge­ga e diviene ese­cu­tore, sot­to il con­trol­lo dell’amministrazione comu­nale, di un lega­to di pane, e mines­tra di fave, da eseguir­si ogni anno nel­la fes­ta di San Mar­ti­no, patrono del­la cit­tad­i­na, l’11 novem­bre di ogni anno. Tobia Tobi­oli (1628–1630) morì il 3 giug­no 1630 a causa del «grande con­ta­gio», ovvero a causa del­la peste. Soli­ta­mente i pievani era­no legati alla loro gente e alla loro chiesa. Si adop­er­a­vano per entrambe affinché fos­sero «vivi­bili». Era­no legati alla loro mis­sione pas­torale ed era­no miti e sot­tomes­si alla curia vescov­ile. Il 32° par­ro­co di Lazise però non cor­rispose min­i­ma­mente ai det­ta­mi ed alle regole del tem­po e dei supe­ri­ori. Domeni­co Palmieri fu elet­to nel 1651 e rimase a Lazise come arciprete fino al 1666. Era di carat­tere impetu­oso, lit­igò con gli uomi­ni ed il cap­pel­lano del Comune, per causa delle ele­mo­sine delle ani­me. Si las­ci­a­va tal­mente dom­inare dall’ira, fino ad inti­mare al padre pred­i­ca­tore di scen­dere dal pul­pi­to; e fino ad estrarre il pug­nale, che allo­ra era­no costret­ti a portare anche i gen­tilu­o­mi­ni, in pub­bli­co alter­co, avu­to con uno dei suoi preti. Anto­nio Broglia, di Peschiera, fu il 42° arciprete di Lazise. Fu elet­to nel 1832 il 20 set­tem­bre. Lavorò molto per l’edificazione spir­i­tuale del­la par­roc­chia, par­ti­co­lar­mente per la gioven­tù. Ebbe doti non comu­ni di orga­niz­za­tore e di ammin­is­tra­tore. Com­pletò in tre anni la fab­bri­ca del­la chiesa, arredan­dola, poi, di panche e di organo. Nel 1848 si tro­vò in mez­zo al para­piglia provo­ca­to dai legionari di Luciano Man­ara. Res­ta anco­ra nel­la memo­ria di alcu­ni anziani fedeli, per il suo impeg­no nel com­ple­ta­men­to dei lavori del­la chiesa par­roc­chiale, don Bar­tolomeo Tomez­zoli. Era di Lazise e gestì la par­roc­chia dal 1868 fino al 1904. Fu sac­er­dote esem­plare, e per l’austerità del­la vita, e per la gen­erosità usa­ta ver­so i poveri. Si ricor­dano anco­ra Alessan­dro Maz­zoni (1906 — 1932) per aver fat­to trasfor­mare l’antica torre di San Mar­ti­no, al cimitero, in sepol­cro con cap­pel­la, tom­ba e loculi, recen­te­mente restau­ra­ta e mon­sign­or Giuseppe Man­to­vani, seg­re­tario par­ti­co­lare di mon­sign­or Ors­eni­go, nun­zio apos­toli­co in Olan­da, cameriere seg­re­to di Sua San­tità, che fu arciprete di Lazise dal 1933 al 1953. Il resto è sto­ria recente: don Sis­to Valle dal 1953 al 1963, mon­sign­or Zef­firi­no Fur­ri, mon­sign­or Giuseppe Boaret­to, ora par­ro­co di Lona­to, don Edoar­do Sac­chel­la, par­ro­co di San­ta Anas­ta­sia, infine don Alessan­dro Pasqui­ni, rimas­to a Lazise sola­mente tredi­ci mesi, e da soli 40 giorni don Achille Boc­ci, ex mis­sion­ario in Ciad.

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