Il colle del Castello a Cavalcaselle, rimasto intatto come in questa vecchia foto fino agli anni Settanta

Il panorama che incantò anche Dante Alighieri

24/10/2006 in Attualità
Di Luca Delpozzo
(g.b.)

L’immagine di Cav­al­caselle risale all’inizio del Nove­cen­to. Dall’altura si riconosce il tet­to dell’albergo Italia: nell’epoca in cui Cav­al­caselle è sta­to Comune autonomo insieme a Pacen­go, questo edi­fi­cio era la sede del munici­pio. Poco più in là, sul­la sin­is­tra, la par­roc­chiale: dis­eg­na­ta da Adri­ano Gristo­foli, è sta­ta costru­i­ta a par­tire dal 1755 e con­sacra­ta il 31 otto­bre 1770 ai san­ti apos­toli Fil­ip­po e Gia­co­mo. Lo sce­nario del colle qui immor­ta­la­to è rimas­to così sino a qualche decen­nio fa. È l’area denom­i­na­ta Castel­lo, per­ché è qui che sorge­va il maniero scaligero di cui restano trac­ce delle mura. Dante Alighieri, ospite degli Scaligeri durante l’esilio da Firen­ze, ammirò questo panora­ma? C’è chi lo sostiene, osser­van­do che nel­la Div­ina Com­me­dia il poeta scrive: «Siede Peschiera bel­lo e forte arnese…». Se dice «siede» per indi­care la posizione di Peschiera, vuol dire che Dante la vide dall’alto del colle su cui si trova­va il castel­lo di Cav­al­caselle. Anche i cog­no­mi di alcune famiglie del luo­go — Castel­let­ti, Castel­lani — ricor­dano il maniero scaligero, così come il nome di Castel­n­uo­vo: era il «cas­tel nuo­vo», appun­to, rispet­to al «vec­chio», quel­lo di Cav­al­caselle. Solo negli anni Set­tan­ta iniz­iò lo scon­vol­gi­men­to urban­is­ti­co per quest’area. Il pri­mo prog­et­to edilizio riguar­da­va la real­iz­zazione di alcune vil­lette. Il prog­et­to sfumò, non così l’idea di uti­liz­zare comunque la zona e nel 1992 venne rilas­ci­a­ta la con­ces­sione alla lot­tiz­zazione Castel­lo: otto palazzi per oltre 100 appar­ta­men­ti. Anche ques­ta avven­tu­ra, però, non è rius­ci­ta a con­clud­ere il suo cor­so, per­ché una serie di fal­li­men­ti ha fer­ma­to i lavori del cantiere: e le sagome degli edi­fi­ci, al grez­zo, sono anco­ra là, a dis­tan­za di oltre dieci anni, abban­do­nate a dis­eg­nare l’orizzonte del pun­to più panoram­i­co del paese.