Grazie ad una convenzione firmata fra Istituto tecnico ed amministrazione comunale di Nago-Torbole. Nel 2003-04 verranno censite le testimonianze della guerra

Il parco del Baldo nasce al Floriani

17/06/2003 in Attualità
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Di Luca Delpozzo

Un altro bel­l’e­sem­pio di sin­er­gia fra scuo­la (che riesce a met­tere a frut­to la con­quis­ta­ta autono­mia) ed enti ter­ri­to­ri­ali viene anco­ra dal Flo­ri­ani. Gli alun­ni del­la IV A geometri (11 da Michele Arrigh­i­ni e Tobia Tav­erni­ni nel cor­so sper­i­men­tale, 15 da Ste­fano Bertolot­ti e Mat­teo Tam­buri­ni in quel­lo ordi­nario) han­no lavo­ra­to per un anno al sec­on­do atto del­la con­ven­zione col comune di Nago-Tor­bole rel­a­ti­va alla pro­duzione di mate­ri­ale in vista del­la pos­si­bile isti­tuzione di un par­co del .Il comune ha fir­ma­to con Bren­ton­i­co, Ala ed Avio un «pat­to ter­ri­to­ri­ale» rel­a­ti­vo ad un uti­liz­zo coor­di­na­to e sosteni­bile delle poten­zial­ità tur­is­tiche inespresse del ter­ri­to­rio del­l’Altissi­mo trenti­no: il pat­to potrebbe anche tradur­si nel­la cos­ti­tuzione di un par­co «alla francese», in cui cioè siano i sogget­ti eco­nom­i­co sociali tito­lari del­l’area inter­es­sati a dettare le regole del­lo svilup­po in un con­testo gen­erale di sal­va­guardia ambi­en­tale. In questo sce­nario, illus­tra­to dal­l’asses­sore Pom­per­maier, si inserisce l’ac­cor­do con la scuo­la, fir­ma­to dal diri­gente De Pas­calis ed attua­to gra­zie al coin­vol­gi­men­to dei pro­fes­sori Rigat­ti, Tonel­li, Bor­romeo e Dongilli. Nel pri­mo anno i ragazzi si sono acco­sta­ti alle prob­lem­atiche gen­er­ali del­la sal­va­guardia del ter­ri­to­rio (uti­liz­zan­do da subito canali priv­i­le­giati di rap­por­to con gli uffi­ci tec­ni­co ed urban­is­ti­co). Nel sec­on­do (appe­na ulti­ma­to) han­no effet­tua­to, attra­ver­so una serie di uscite sul ter­ri­to­rio, un cen­si­men­to com­ple­to con rel­a­ti­va map­patu­ra di tut­ti gli edi­fi­ci pri­vati esisten­ti nel ter­ri­to­rio (com­p­rese le molte splen­dide case da monte dei nagh­e­si sui prati intorno e sopra Doss Casi­na). L’an­no prossi­mo, per la terza fase, ragazzi e pro­fes­sori saran­no impeg­nati su due fron­ti: cen­si­men­to e cat­a­logazione degli edi­fi­ci pub­bli­ci, ossia essen­zial­mente di tut­to quel ric­chissi­mo pat­ri­mo­nio di tes­ti­mo­ni­anze del­la Grande guer­ra dis­sem­i­na­to fra Doss del Mosca, Varagna, Dos­so Alto e Casi­na (dove sono pre­sen­ti, a dis­tanze molto rel­a­tive, esem­pi di ingeg­ne­r­ia bel­li­ca ital­iana ed aus­tro-ungar­i­ca) ed elab­o­razione e pro­pos­ta di un mod­el­lo che con­sen­ta ai pri­vati di recu­per­are strut­ture edilizie esisten­ti attra­ver­so tipolo­gia e nor­ma­ti­va adeguate e tali da rispettare preesisten­ze storiche ed ambi­en­tali. A questo propos­i­to è sta­ta indi­vid­u­a­ta sul bor­do del­la Busa del Parol, la bai­ta Gras­so in local­ità Mal­ga Campiglio che pre­sen­ta par­ti­co­lar­ità architet­toniche di tut­to rilie­vo: oltre alla cop­er­tu­ra in las­tre di pietra rossa locale, il locale cos­ti­tu­ito da un uni­co grande avvolto.

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