Adesioni ma anche molte assenze locali al convegno voluto dall’assessore regionale Valdegamberi. Giorgetti critico: «Lontani dalla condivisione»

Il parco del Baldo non convince

14/02/2006 in Attualità
Di Luca Delpozzo
Barbara Bertasi

Tra pos­si­bil­is­mo, con­sen­si e un fronte del no, il del sarà tema di un tavo­lo di con­fron­to al quale ver­ran­no invi­tati i cit­ta­di­ni e le asso­ci­azioni locali di cat­e­go­ria inter­es­sate. Questo pro­pon­gono il pres­i­dente del­la Comu­nità mon­tana del Bal­do e gli ammin­is­tra­tori di Capri­no, Coster­mano, Fer­rara di Monte Bal­do, Riv­o­li, che ven­erdì scor­so han­no parte­ci­pa­to al forum «I parchi del Vene­to» orga­niz­za­to a Verona dal­la . Il con­veg­no era sta­to volu­to dall’assessore regionale Ste­fano Valdegam­beri ma, men­tre quest’ultimo si dichiara pron­to a lavo­rare per un par­co del Bal­do se la richi­es­ta giungerà dal­la base, un sec­co altolà arri­va dall’assessore regionale Mas­si­mo Gior­get­ti. «Il con­veg­no è sta­ta un’iniziativa inter­es­sante», esor­disce il vicesin­da­co di Capri­no, Moreno Dal Bor­go, «ma se si dovesse creare un par­co del Bal­do, dovrebbe essere vivi­bile per tutte le realtà sociali ed eco­nomiche coin­volte, come agri­coltura e all­e­va­men­to e garan­tire la per­ma­nen­za in mon­tagna dell’uomo con tutte le sue esi­gen­ze. Andreb­bero cioè man­tenute, se nec­es­sario incre­men­tate, le infra­strut­ture indis­pens­abili come strade, acque­dot­ti, fog­na­ture, sevizi tele­foni­ci ed elet­tri­ci. Altri­men­ti un par­co rischia di iso­lare ulte­ri­or­mente il ter­ri­to­rio mon­tano. Si dovrà inoltre con­sen­tire l’attività vena­to­ria». Arman­do Loren­zi­ni, con­sigliere a Coster­mano e asses­sore in Comu­nità mon­tana del Bal­do, dice: «Il con­veg­no ha evi­den­zi­a­to che l’idea di un par­co va affronta­ta. Orga­nizzer­e­mo un tavo­lo di lavoro per met­tere a con­fron­to le istanze del ter­ri­to­rio: agri­coltori, arti­giani, tur­is­mo e asso­ci­azioni vena­to­rie. Siamo d’accordo su un par­co che si riv­eli eco­nomi­ca­mente utile, che non inges­si il ter­ri­to­rio». «Affron­ter­e­mo la ques­tione vis­to che la richi­es­ta di par­larne c’è», com­men­ta Cipri­ano Castel­lani, pres­i­dente del­la Comu­nità, «ma solo dopo le elezioni per evitare che il tema del par­co del Bal­do ven­ga stru­men­tal­iz­za­to. Val­uter­e­mo le oppor­tu­nità che potrebbe offrire e cosa potrebbe sig­nifi­care in ter­mi­ni di divi­eti. Il Bal­do è già un par­co nat­u­rale per­ché fino­ra le ammin­is­trazioni lo han­no tute­la­to, per cui dovre­mo capire, dis­cu­ten­done, cosa una nuo­va infra­strut­tura potrebbe offrire in più in ter­mi­ni di qual­ità del­la vita a chi risiede in mon­tagna. Dal par­co dovreb­bero derivare risorse aggiun­tive vis­to che, anche da recen­ti stu­di, risul­ta che pro­prio i nos­tri pae­si mon­tani han­no il minor red­di­to famil­iare, per cui i nos­tri con­ta­di­ni e i nos­tri all­e­va­tori van­no tute­lati. Sarebbe inter­es­sante che il par­co garan­tisse con­tribu­ti a chi vi opera, provve­den­do a un’opportuna manuten­zione del ter­ri­to­rio e delle mal­ghe. La cac­cia, poi, non andrebbe vieta­ta per­ché è parte del­la tradizione locale». Pao­lo Rossi, sin­da­co di Fer­rara: «Siamo inter­es­sati a dis­cutere di un even­tuale par­co del Bal­do per capire i van­tag­gi che porterebbe, se potrà cioè garan­tire alla mon­tagna un’opportunità in più per vivervi dig­ni­tosa­mente. Se par­co sarà, dovrà essere a misura d’uomo, coin­vol­gere la popo­lazione e le asso­ci­azioni vena­to­rie, che del par­co epr ora han­no pau­ra. Per un ter­ri­to­rio come il nos­tro, dove è dif­fi­cile chi­ud­ere i bilan­ci, il par­co dovrebbe essere un’opportunità in più per far soprav­vi­vere le economie locali sen­za inter­venire con lot­tiz­zazioni e ven­dite del ter­ri­to­rio». Il con­sigliere Giuseppe Scala: «Un par­co non deve essere una ris­er­va indi­ana, ma un’opportunità in più per tut­ti. Il Bal­do poi è anche in Trenti­no, per cui un par­co del Bal­do avrebbe sen­so se isti­tu­ito in questo con­testo». «Dico un no sec­co al par­co del Bal­do», inter­viene l’assessore regionale Gior­get­ti, «non tan­to per­ché siamo con­trari alla tutela del ter­ri­to­rio, quan­to per­ché la legge quadro nazionale sui parchi è uno stru­men­to inadegua­to, che cala sul par­co vin­coli di ogni genere e la Regione non può inter­venire. Già ci siamo opposti a questo ipoteti­co par­co qualche anno fa per­ché si cor­re­va il ris­chio di inges­sare il ter­ri­to­rio, ora non vedo i ben­efi­ci del par­co in Lessinia e inoltre gli stru­men­ti per sal­va­guardare il ter­ri­to­rio ci sono già a liv­el­lo locale». Poi con­clude: «La pro­pos­ta di un par­co del Bal­do non è mai sta­ta dis­cus­sa, né in giun­ta né in con­siglio regionale. Siamo ben dis­tan­ti dal­la con­di­vi­sione». Ma l’assessore regionale Valdegam­beri insiste: «Non si trat­ta di inges­sare il ter­ri­to­rio e va super­a­to il con­cet­to di un par­co come recin­to chiu­so. I parchi han­no un grande val­ore eti­co, ma anche eco­nom­i­co dato che oggi un par­co può met­tere in rete i nos­tri prodot­ti e rilan­cia­re il tur­is­mo. Nel par­co le regole ci sono, ma anche per vendere il ter­ri­to­rio a una doman­da cres­cente di qual­ità del­la vita. La nor­ma­ti­va, poi, può essere inter­pretabile, ma il par­co deve pri­ma entrare nel­la coscien­za del­la gente: lavor­erò per un par­co del Bal­do solo se mi sarà chiesto dal­la popo­lazione e dagli ammin­is­tra­tori che la rappresentano».