Sindaci e amministratori di tre province a confronto sul grande progetto Gelmini: «Tutelare il paesaggio senza bloccare lo sviluppo»

Il Parco? Sulla carta si può fare

Di Luca Delpozzo
Valentino Rodolfi

«Vor­rei, ma non pos­so», si è det­to per tan­ti anni. E invece adesso si sco­pre che è pos­si­bile trasfor­mare tut­to il lago di Gar­da e il suo entroter­ra in un grande par­co sovra­co­mu­nale, con vin­coli che pongano un freno alla cemen­tifi­cazione fino al divi­eto asso­lu­to di costru­ire sulle aree di par­ti­co­lare val­ore ambi­en­tale e pae­sag­gis­ti­co. Le leg­gi ci sono, i sol­di anche, dunque bas­ta vol­er­lo e la doman­da diven­ta un’altra: lo vogliamo vera­mente? Ora sarà mate­ria di conc­re­ta rif­les­sione per i sin­daci e gli asses­sori di 41 comu­ni, e anche per gli ammin­is­tra­tori e i fun­zionari di tre province (Bres­cia, Man­to­va e Verona) e di due regioni (Vene­to e Lom­bar­dia), che nel pomerig­gio si sono dati con­veg­no a Desen­zano per dis­cutere la pro­pos­ta di creare un Par­co delle su 140 mila ettari, nei 41 Comu­ni da Salò ad Affi pas­san­do per l’alto man­to­vano. Tut­ti d’accordo sui prin­cipi, ma avran­no la forza di pas­sare all’azione? L’iniziativa, pro­mossa da un grup­po di asso­ci­azioni di volon­tari­a­to a par­tire dal 16 set­tem­bre e sfo­ci­a­ta in breve nel­la cos­ti­tuzione di un grande comi­ta­to inter­provin­ciale, seg­na intan­to un risul­ta­to a suo favore: al con­veg­no di ieri c’erano tut­ti gli invi­tati. Fos­sero comu­ni, provin­cie o regioni, tut­ti si sono pre­sen­tati a dire la pro­pria opin­ione. L’idea in sé inter­es­sa, insom­ma, e non è un’utopia. «Sul­la car­ta non è dif­fi­cile isti­tuire un par­co di questo tipo ­ spie­ga l’assessore al Ter­ri­to­rio del­la Provin­cia di Bres­cia, Maria Stel­la Gelmi­ni -. Bisogna che ogni Comune indi­vidui le aree più pre­giate del pro­prio ter­ri­to­rio, e le clas­si­fichi nel Piano rego­la­tore con una des­ti­nazione a Par­co locale di inter­esse sovra­co­mu­nale. Fat­to questo, le Provin­cie pos­sono riconoscere la des­ti­nazione con una pro­pria delib­era, ed erog­a­re i fon­di mes­si a dis­po­sizione dal­la Regione per la sis­temazione e la ges­tione. Da quel momen­to sulle aree com­p­rese nel par­co scat­ta un vin­co­lo di ined­i­fi­ca­bil­ità, ma solo su quelle aree ben pre­cise, non cer­to su tut­to il ter­ri­to­rio comu­nale». Ci sono dei prob­le­mi, però: innanz­i­tut­to non è facile met­tere d’accordo 41 Comu­ni, come in questo caso. Inoltre, molte aree pre­giate sono di pro­pri­età pri­va­ta, e i pro­pri­etari potreb­bero ribel­lar­si al vin­co­lo con ricor­si al Tar e altri osta­coli. Ecco per­ché, per i sin­daci, non sarà facile assumer­si la respon­s­abil­ità di vin­co­lare i ter­reni, espo­nen­dosi a proteste e cause in tri­bunale. «Per evitare questo ­ dice Gelmi­ni — bisogna trovare una for­mu­la che tuteli il pae­sag­gio sen­za bloc­care lo svilup­po». La par­ti­ta è tut­ta qui, e il Comi­ta­to per il par­co ne è con­sapev­ole: «Non pre­tendi­amo un vin­co­lo inte­grale, come per il Par­co del­lo Stelvio ­ spie­ga Emilio Crosato, pres­i­dente del Comi­ta­to, che ha aper­to i lavori insieme al reg­ista Fran­co Piavoli, all’alpinista Faus­to De Ste­fani e al docente di sto­ria del pae­sag­gio Euge­nio Tur­ri -. Qui il ter­ri­to­rio è già alta­mente urban­iz­za­to: si trat­ta di sal­vare il salv­abile pri­ma che l’unicità del pae­sag­gio garde­sano sia per sem­pre rov­ina­ta». Anche il pres­i­dente del­la Provin­cia di Man­to­va, Mau­r­izio Fontanili, ha pred­i­ca­to con­cretez­za: «Bisogna capire quan­to cor­ag­gio avran­no i sin­daci, e che cosa voglia davvero la gente. Un ter­reno che oggi vale 4, domani può valere 10 o anche 11 se viene cemen­tifi­ca­to. E allo­ra non sono così sicuro che il par­co stia bene pro­prio a tut­ti». La paro­la alla Regione Vene­to, ieri rap­p­re­sen­ta­ta dal diri­gente del set­tore parchi, architet­to Tof­fano: «Noi abbi­amo già un piano di area da Mal­ce­sine a Valeg­gio che si col­legherebbe al Par­co del Min­cio, già esistente. Non ci cos­ta niente col­lab­o­rare per esten­der­lo a tut­to il Gar­da. Ma voi lom­bar­di siete davvero decisi?». E anco­ra la Lom­bar­dia, rap­p­re­sen­ta­ta dal pro­prio diri­gente dell’area Parchi, dot­tor Gras­si: «La stra­da di un par­co sovra­co­mu­nale è la più sem­plice da seguire, almeno sul­la car­ta. Ma per espe­rien­za pos­so dire che è dif­fi­cile met­ter d’accordo tan­ta gente, con­cil­iare tan­ti inter­es­si, con­vin­cere tan­ti sin­daci a decidere». E i sin­daci? Per due ore e mez­za han­no ascolta­to, poi han­no par­la­to con franchez­za. Uno su tut­ti: Foren­zo Pien­az­za, sin­da­co del Comune più grande fra quel­li iner­es­sati, cioè Desen­zano: «Vedremo se ci si potrà met­tere d’accordo. L’idea potrà cam­minare se i vin­coli non saran­no vin­coli pas­sivi, cioè solo dei divi­eti, ma vin­coli parte­ci­pati, espres­sione di un prog­et­to. Bisogna por­si l’obbiettivo di sal­va­guardare il ter­ri­to­rio sen­za inges­sar­lo, sen­za bloc­care le attiv­ità eco­nomiche, che andran­no invece ind­i­riz­zate ver­so un mod­el­lo qual­i­ta­ti­vo. Su questo, un’azione comune è pos­si­bile».