La gara, nata per convincere il parrocchiano non-praticante ad andare in chiesa, ha tenuto banco a Lugana. Don Sergio Formigari sconfitto da Mario Mason ha dovuto offrire da bere a tutti

Il parroco perde a bocce, niente messa per un anno

14/05/2002 in Curiosità
Di Luca Delpozzo
Sirmione

Par­ti­ta per­sa. E pecorel­la, povero don , smar­ri­ta per davvero. La sfi­da a boc­ce tra Ser­gio Formi­gari par­ro­co di Lugana (nato a San­guinet­to e cresci­u­to a Casa­le­one) e il concit­tadi­no Mario Mason, «brav’uomo ma aller­gi­co alla mes­sa», ha vis­to il rap­p­re­sen­tante del sacro scon­fit­to, anche se con dig­nità, dal cam­pi­one del pro­fano: due par­tite sudate fino all’ultimo boc­ci­no ma dall’inizio con­trad­dis­tinte dal­la supe­ri­or­ità del gio­ca­tore-non-prat­i­cante sul prela­to già bat­tez­za­to, per l’originale trova­ta, il “Don Camil­lo” del Gar­da. L’idea, sedu­to a un tavo­lo a man­gia­re con gli attivisti pas­torali del paese, è nata pro­prio dal prete veronese: «è sta­to un lam­po di genio» spie­ga, «per con­vin­cere Mario, assente cron­i­co alla mes­sa del­la domeni­ca, a parte­ci­pare con la moglie all’eucarestia. Mi son det­to: lo sfi­do a boc­ce, se vin­co io viene in chiesa per un anno intero, se vince lui offro da bere a tut­to il paese. Mi ha stret­to la mano, ha accolto la sfi­da promet­ten­do, in caso di scon­fit­ta, di ono­rare l’impegno… Pec­ca­to, se fos­se anda­ta bene avrei guadag­na­to un par­roc­chi­ano, invece così mi sa che l’ho per­so del tut­to. Era l’unica maniera per con­vin­cere Mario a vin­cere la pro­pria pigrizia e a rispon­dere al richi­amo delle cam­pane». La for­tu­na, vista anche la buona causa, non è sta­ta dal­la parte del reli­gioso e il verdet­to finale ha dato il via all’aperitivo-libero mes­so in palio da don Ser­gio, bat­tuto 12 a 7 nel pri­mo match e 12 a 5 nel sec­on­do. La lun­ga atte­sa di Lugana e dei suoi abi­tan­ti ha trova­to così sfo­go, domeni­ca pomerig­gio, ai bor­di del nuo­vo boc­cio­dro­mo dove un pub­bli­co agguer­ri­to ha tifa­to parte per l’uno e parte per l’altro degli sfi­dan­ti tra urla, can­ti, bat­ti­mano, fis­chi «sen­za che volasse una paro­lac­cia» giu­ra­no i pre­sen­ti, «quel­la no, altri­men­ti poi il Ser­gio ci costringe­va tut­ti ad andar­ci a con­fes­sare». Fin dall’inizio il con­fron­to s’è svolto sot­to l’aura sacra che l’ha carat­ter­iz­za­to sia nel­la moti­vazione (riportare all’ovile l’anima smar­ri­ta di Mario) che nel­la real­iz­zazione: in seg­no di ami­cizia e con la sper­an­za di avviar­lo almeno a leg­ger­si il cat­e­chis­mo, pri­ma del fis­chio d’inizio don Ser­gio ha dona­to all’avversario un Van­ge­lo con tan­to di ded­i­ca: «Al mio sfi­dante a boc­ce, con affet­to». Poche parole, di per sè innocue, ma chiaro l’obiettivo: “cir­cuire” il più pos­si­bile il fedele dis­ub­bi­di­ente e con­vin­cer­lo un poco alla vol­ta alla pro­fes­sione di fede, con le buone o le cat­tive non impor­ta, ma sem­pre a fin di bene. «A me non impor­ta vin­cere, sono un prete io mica uno sporti­vo del­la boc­cia» ave­va con­fes­sato il par­ro­co qualche giorno pri­ma del­la com­pe­tizione, «tut­to questo lo fac­cio nell’interesse del­la Chiesa, anzi, servisse così poco per con­vin­cere la gente ad essere cris­tiana in tut­to per tut­to non avrei prob­le­mi a sfi­dare sul cam­po tut­ti i ret­i­cen­ti di Lugana. Anzi, sono pron­to per altre sfide. Sono con­vin­to che il Padreter­no capirà…». Sì, deve aver capi­to, per­chè alla fine il cuore ten­ero di Mario Mason — s’è allena­to tut­ti i pomerig­gi per un mese intero, la pos­ta in gio­co era alta — s’è las­ci­a­to con­vin­cere e intener­ire dall’impegno mostra­to dal per­dente. «E vab­bè» s’è las­ci­a­to scap­pare dopo la vit­to­ria, «la prossi­ma domeni­ca andrò in chiesa. Sia chiaro, per ora ho det­to solo domeni­ca… per il resto dell’anno ci penserò».