L’orso sull’alto Garda: una «visita» a sorpresa e ne arriveranno altri

Il piano di reintroduzione in Trentino sta dando frutti

26/02/2003 in Attualità
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Di Luca Delpozzo
b.f.

Ieri ave­va­mo rifer­i­to dell’avvistamento di un orso sull’alto Gar­da: una notizia impor­tante, ma non una novità per il Bres­ciano. Negli anni scor­si, infat­ti, altri esem­plari era­no sta­ti seg­nalati a Capo­valle e nelle vic­i­nanze dei laghi di Idro e Iseo. I «movi­men­ti» di ques­ta specie non sono eccezion­ali; a stupire sono piut­tosto gli avvis­ta­men­ti, per­chè non è davvero facile incro­cia­re uno di questi ani­mali prove­ni­en­ti dal Trenti­no, regione nel­la quale si con­tano purtrop­po solo due esem­plari «autoc­toni» (un ter­zo orso è mor­to lo scor­so autun­no). Ma negli ulti­mi anni, ai pochi orsi «tren­ti­ni» se ne sono uni­ti altri nove, cat­turati in Slove­nia e rilas­ciati nel Par­co Adamel­lo-Brenta nell’ambito di un prog­et­to di ripopo­la­men­to dell’arco alpino. E poi ci sono i due cuc­ci­oli nati pochi mesi fa pro­prio dai sogget­ti «impor­tati», che por­tano a 13 il totale dei planti­gra­di viven­ti nel­la vic­i­na regione. Gli ani­mali introdot­ti in Trenti­no sono sta­ti dotati di un radio­col­lare capace di fun­zionare per cir­ca tre anni. Ma a oggi sono solo due i capi anco­ra «attrez­za­ti» con questo con­geg­no e quin­di local­iz­z­abili; gli altri, evi­den­te­mente, sono rius­ci­ti a lib­er­arsene. Il radio­col­lare serve appun­to per indi­vid­uarne la posizione attra­ver­so la fre­quen­za radio emes­sa. A spostar­si dal Trenti­no al Bres­ciano potreb­bero essere, con mag­giore prob­a­bil­ità, pro­prio i planti­gra­di liberati di recente, mossi dal fat­to di non possedere anco­ra un ter­ri­to­rio pro­prio e anche dalle con­dizioni meteo meno rigide. In pre­sen­za di neve alta, infat­ti, gli orsi ten­dono a non spostar­si, anche se fino­ra non sem­bra­no dare vita a un letar­go com­ple­to. E inoltre si spostereb­bero soprat­tut­to i maschi: le fem­mine, soprat­tut­to se han­no figlia­to, ten­dono a restare nei din­torni del­la tana con i pic­coli. Comunque, i movi­men­ti pos­sono essere davvero ampi: nell’arco di una not­ta­ta un esem­plare può trasferir­si dal Gar­da al lago di Ledro. Poi le con­dizioni non proib­i­tive del cli­ma con­sentono di ali­men­ta­r­si anche in inver­no: l’orso è onniv­o­ro, e riesce a trovare qual­cosa da met­tere sot­to i den­ti anche nel­la brut­ta sta­gione. Insom­ma, in sin­te­si lo sposta­men­to dal Trenti­no al ter­ri­to­rio bres­ciano era sta­to ampia­mente pre­vis­to, anche in con­sid­er­azione del­la con­ti­gu­i­tà delle due aree geogra­fiche e del­la facil­ità di movi­men­to degli ani­mali. Pro­prio per questo sul Gar­da bres­ciano era sta­to pro­pos­to il prog­et­to «Life Ursus», che prevede­va la col­lab­o­razione del­la Provin­cia di Bres­cia e del bres­ciano con il Par­co Adamel­lo-Brenta: quel­lo che ha gesti­to l’introduzione degli orsi sloveni.

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