Venerdì cerimonia per il secolo di esercizio del battello a ruote dedicato allo statista Lo «Zanardelli» è in servizio dal 1903: un primato

Il piroscafo ha fatto cento

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Di Luca Delpozzo
Maurizio Toscano

Nato cen­t’an­ni fa, mitraglia­to nel novem­bre del ’44, durante la guer­ra, rimes­so in ses­to pochi mesi dopo, oggi è anco­ra in eccel­len­ti con­dizioni. Sti­amo par­lan­do del­lo «Zanardel­li», lo stori­co piroscafo a ruote sim­i­le al glo­rioso «Italia», anche questo in attiv­ità mal­gra­do la sua veneran­da età, che ven­erdì 25 set­tem­bre speg­n­erà cen­to can­de­line. Venne vara­to infat­ti il 25 set­tem­bre 1903, in pom­pa magna, nel cantiere di Peschiera, ded­i­ca­to allo sta­tista, che sarebbe poi mor­to tre mesi dopo a Mader­no. Si trat­ta di uno degli ulti­mi piroscafi a pale oggi esisten­ti al mon­do. Gli fan­no com­pag­nia forse i bat­tel­li che sol­cano il Mis­sis­sip­pi, immor­ta­lati in tan­ti film west­ern. E’ comunque il bat­tel­lo più anti­co del Gar­da. Costru­ito a tem­po di record, nel­lo stes­so 1903, nei Cantieri Esch­er Wiss di Zuri­go, questo ele­gante bat­tel­lo è lun­go cir­ca 50 metri, largo sei e mez­zo con un dis­lo­ca­men­to di 250 ton­nel­late. Può trasportare 500 passeg­geri, è dota­to di una sala da pran­zo molto vas­ta con 160 cop­er­ti. E’ spin­to da due motori diesel con una poten­za di 340 Kw che gli per­me­t­tono una buona veloc­ità di crociera. Ma quel che sor­prende di ques­ta nave cen­te­nar­ia è che si tro­va anco­ra in piena attiv­ità. Effet­tua gior­nal­mente i servizi di lin­ea nel bas­so Gar­da e anche le crociere par­ti­co­lari. Il suo por­to abit­uale di attrac­co, come si suol dire in ger­go mari­naro, è Desen­zano. La si può quin­di ammi­rare tutte le sere, a par­tire dalle ore 19 in avan­ti, quan­do viene ormeg­gia­ta dal per­son­ale di servizio. «Noi siamo orgogliosi di avere ques­ta nave — osser­va par­ti­co­lar­mente sod­dis­fat­to il diret­tore d’e­ser­cizio del­la , ingeg­n­er Mar­cel­lo Cop­po­la — per­ché oltret­tut­to è in ottime con­dizioni e lavo­ra a pieno regime: una lun­ga sto­ria con per­son­ag­gi e fat­ti ne han­no accom­pa­g­na­to fino­ra la sua incred­i­bile vita». Incred­i­bile, dice Cop­po­la, e c’è da cred­er­ci. Dutrante la sec­on­da guer­ra mon­di­ale, infat­ti, lo «Zanardel­li» venne sor­pre­so, nel momen­to del suo ingres­so nel por­tic­ci­o­lo di Limone, da un attac­co aereo degli alleati. Era il 6 novem­bre 1944. I cac­cia anglo-amer­i­cani colpirono la nave, car­i­ca di 200 per­sone oltre l’e­quipag­gio, pro­prio men­tre i mari­nai sta­vano lan­cian­do le gomene per ormeg­gia­r­la. Undi­ci passeg­geri e un mari­naio (Francesco Bert­era) rimasero uccisi, altri quar­an­ta fer­i­ti, oltre al coman­dante Bernar­do Mar­tinel­li che dopo qualche giorno morì nel­l’ospedale di Riva in segui­to alle gravi ferite ripor­tate. Nel frat­tem­po, per sal­vare dal defin­i­ti­vo affon­da­men­to la nave, il mari­naio Guer­ri­no Cec­con prese il tim­o­ne e pun­tò dirit­to ver­so il por­to di Limone sal­van­do lo «Zanardel­li» da una fine cer­ta. Per questo gesto eroico, Cec­con ottenne un solenne encomio dalle autorità. Ma non fece in tem­po a goder­si il pre­mio, per­ché il 18 gen­naio 1945, a Sirmione, venne fer­i­to mor­tal­mente men­tre si trova­va al pos­to di manovra del­l’al­tra nave a ruote, l’«Italia». Intan­to, lo «Zanardel­li», dopo essere sta­to amorevol­mente cura­to e rimes­so in dis­cre­to sta­to, veni­va trasfer­i­to al por­to di Riva e di lì qualche set­ti­mana dopo al cantiere di Peschiera. Analo­ga sorte toc­cò in segui­to anche all’«Italia», che venne affonda­to al largo di Sirmione il 18 gen­naio 1945. Ma il 24 set­tem­bre 1949 venne recu­per­a­to e ripor­ta­to a galla.

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