Sarà messo a dimora domani il «figlio» dell’albero che nascose cento bersaglieri tra le fronde. Progetto unico al mondo avviato sei anni fa

Il platano secolare è papà

24/03/2006 in Attualità
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Di Luca Delpozzo
Barbara Bertasi

Il clone del Pla­tano dei cen­to bersaglieri sarà pianta­to accan­to al veneran­do padre, che, con i suoi 400 anni, è il più vec­chio in Italia. Domani alle 10,30, la nuo­va pianta, che è l’autentica copia del gen­i­tore e ha sei anni, sarà trapi­anta­ta a Vil­la Nich­eso­la, sede del­la Comu­nità mon­tana del , a due pas­si del veneran­do avo che si erge sulle rive del Tas­so, nel­la local­ità a cui ha dato il nome. Per fes­teggia­re il nuo­vo cit­tadi­no capri­nese domani, giorno del­la Fes­ta degli alberi, ci sarà una vera e pro­pria cer­i­mo­nia alla quale parteciper­an­no la Comu­nità mon­tana, il Comune, la scuo­la pri­maria di Paz­zon con i suoi 81 alun­ni e, soprat­tut­to, chi è rius­ci­to a far nascere questo figlio-gemel­lo attra­ver­so un ined­i­to esper­i­men­to di propagazione veg­e­ta­ti­va. Si trat­ta del pro­fes­sor Gian­fran­co Cao­duro, dot­tore in Scien­ze fore­stali, pres­i­dente dell’associazione per la bio­di­ver­sità Worl bio­di­ver­si­ty asso­ci­a­tion (Wba), oggi docente di Scien­ze nat­u­rali al Liceo Mon­ta­nari di Verona. È sta­to lui, infat­ti, a ren­dere l’operazione pos­si­bile attuan­do il Prog­et­to genotipo por­ta­to avan­ti nel 2000 quan­do inseg­na­va ecolo­gia agraria nel­la sede cen­trale di Iso­la del­la Scala dell’Istituto di Sta­to per l’agricoltura e l’ambiente Ste­fani. Con quel­la sua classe di allo­ra Cao­duro pre­sen­terà il prog­et­to mes­so a pun­to sec­on­do l’ordinamento degli isti­tu­ti pro­fes­sion­ali e che «ha lo scopo di preser­vare, attra­ver­so la ripro­duzione del genotipo, cioè del pat­ri­mo­nio geneti­co, le piante del­la nos­tra provin­cia che han­no il mag­gior peso ambi­en­tale e pae­sag­gis­ti­co». Sono veri e pro­pri mon­u­men­ti nazion­ali e tale è con­sid­er­a­to il Pla­tano dei cen­to bersaglieri per le sue mis­ure eccezion­ali e anche per la sua sto­ria: «È alto oltre 18 metri, il tron­co e la chioma mis­ura­no rispet­ti­va­mente 11 e 15 metri di cir­con­feren­za e diametro, per questo lo si è ritenu­to un esem­plare uni­co di cui deve restare memo­ria». Ha anche un pas­sato impor­tante: «È chiam­a­to così per­ché nel 1937, durante una eserci­tazione dell’esercito ital­iano, si nascosero tra i suoi rami un centi­naio di bersaglieri», assi­cu­ra Cao­duro. Così è sta­to coin­volto nel prog­et­to Genotipo con alcune altre piante mon­u­men­tali del­la provin­cia e suo figlio, nato appun­to in questo con­testo, si è riv­e­la­to un unicum asso­lu­to. Come spie­ga il pro­fes­sor Cao­duro «è il solo esem­plare che siamo rius­ci­ti a propa­gare in maniera veg­e­ta­ti­va, per talea, con­ser­van­do cioè al cen­to per cen­to il genotipo del gen­i­tore, il Pla­tanus ori­en­tal­is dei cen­to bersaglieri di Capri­no». Cao­duro rac­con­ta come si è pro­ce­du­to: «Nel­la pri­mav­era del 2000 cir­ca 200 talee sono state prel­e­vate a più riprese dal­la base del gigante di Vil­la Nich­eso­la. Le abbi­amo por­tate in ser­ra, trat­tate con ormoni rad­i­can­ti (sostanze che per­me­t­tono la ripro­duzioni di tes­su­ti rad­i­cali, cioè radi­ci) e, l’anno suc­ces­si­vo, si sono svilup­pate due piantine, figlie del pla­tano orig­i­nario, asso­lu­ta­mente iden­tiche a lui. Purtrop­po una è mor­ta l’estate scor­sa, per cui c’è solo l’esemplare che pianter­e­mo domani e che, dopo essere resta­to sei anni in mano agli stu­den­ti del­la scuo­la, coor­di­nati dal pro­fes­sor Gian­car­lo Mara­ia, è sta­to ospi­ta­to dal­la fine di feb­braio al vivaio Ban­ter­la di Affi». Cao­duro pros­egue: «Come gli esseri umani, ogni pianta è diver­sa dall’altra dato che cias­cu­na ha un pro­prio e uni­co pat­ri­mo­nio geneti­co. Per questo, che è iden­ti­co al gen­i­tore, si può davvero par­lare di clon­azione. Per noi umani ripro­dur­si per clon­azione è una sor­ta di tabù. Per le piante è invece un proces­so nat­u­rale imp­ie­ga­to anche per scopi com­mer­ciali, che però, per gli alberi mon­u­men­tali, non è mai sta­to uti­liz­za­to e che si è riv­e­la­to non facile, prob­a­bil­mente pro­prio a causa dell’età molto avan­za­ta di questi sogget­ti». «È dif­fi­cile sapere se l’albero sarà longe­vo come il gen­i­tore: il mate­ri­ale di cui è com­pos­to infat­ti non è gio­vane, per cui potrebbe non avere la stes­sa vigo­ria veg­e­ta­ti­va del suo pre­de­ces­sore. In ogni caso ora ha sei anni, è sano e, curiosa­mente, ha la stes­sa con­for­mazione aper­ta del gen­i­tore. Ma il val­ore di questo clone non sta solo nell’essere un esper­i­men­to ben rius­ci­to: «Ques­ta tec­ni­ca par­ti­co­lare, che nes­suno mai ha sper­i­men­ta­to sug­li alberi mon­u­men­tali, ha un pro­fon­do sig­ni­fi­ca­to sim­bol­i­co, dato che ci dà modo di sal­va­guardare seg­ni del­la nos­tra sto­ria e del nos­tro ambi­ente che sono un bene comune, come un mon­u­men­to. A dif­feren­za però dei mon­u­men­ti gli alberi sono esseri viven­ti che ora sap­pi­amo pos­sono vivere oltre se stessi»

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