Un itinerario suggestivo che parte da Gaino e conduce a Persegno, Archesane e Campei. La valle delle Cartiere era stata interrotta nel 2003 da una frana

Il ponte riapre le Camerate

09/11/2004 in Attualità
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Di Luca Delpozzo
Sergio Zanca

Saba­to scor­so sono sta­ti com­ple­tati i lavori per la posa di un ponte nel­la valle delle Cam­er­ate. «E’ costa­to cir­ca 80mila euro ‑spie­ga il sin­da­co di Toscolano Mader­no, Pao­lo Ele­na-. Metà per costru­ire la strut­tura in cemen­to arma­to, metà per l’ac­quis­to del ponte in fer­ro. In un pri­mo tem­po pen­sava­mo di col­lo­care un Bai­ley, ma i mil­i­tari, impeg­nati in numerose mis­sioni, non ci davano certezze sui tem­pi, e con­tin­u­a­vano a rin­viare i tem­pi del­l’­op­er­azione. Inoltre chiede­vano il paga­men­to di una cifra iniziale e di un affit­to annuale. Così noi ci siamo affi­dati alla Jen­son Bridge, un’im­pre­sa inglese che ha un pro­prio rap­p­re­sen­tante a Bres­cia. E abbi­amo deciso di acquistare la strut­tura». Nel gen­naio 2003 (qua­si due anni fa, quin­di) una frana in local­ità Sab­bionere, sul­la stra­da mon­tana del­la valle delle Cam­er­ate, ave­va bloc­ca­to ogni pos­si­bil­ità di tran­si­to, sia dei veicoli che dei pedoni. Le reti di pro­tezione non era­no rius­cite a con­tenere l’ero­sione, dovu­ta alla piog­gia e alla scarsa con­sis­ten­za del­la roc­cia, assai fri­abile. Il geol­o­go di un’im­pre­sa spe­cial­iz­za­ta spiegò che una mina non avrebbe risolto il prob­le­ma: trop­po insta­bile la parete per avere garanzie di sicurez­za. Così i 300 metri cubi di mate­ri­ale sono rimasti lì. Gesti­ta da un con­sorzio mis­to, com­pos­to da pri­vati (i pro­pri­etari dei ter­reni) e da enti pub­bli­ci (come il munici­pio), la stra­da parte da Gaino e con­duce a Perseg­no, Arch­esane e Campei, dove gli han­no ristrut­tura­to una mal­ga, di pro­pri­età del­l’Azien­da regionale delle foreste. Nel­la zona ci sono casette e fie­nili, uti­liz­za­ti nel peri­o­do esti­vo. D’in­ver­no ven­gono tenu­ti solo pochi ani­mali: un alber­ga­tore ha dei cav­al­li e un pen­sion­a­to degli asi­ni. Vieta­to con un’or­di­nan­za il tran­si­to, i pas­san­ti han­no potu­to uti­liz­zare provvi­so­ri­a­mente un altro trat­to, real­iz­za­to in tem­pi rapi­di. Adesso, con il ponte in fer­ro, la soluzione defin­i­ti­va. L’op­er­azione rap­p­re­sen­ta un ulte­ri­ore tas­sel­lo del­la mes­sa in sicurez­za e del recu­pero del­la valle cantiere e di quel­la delle Cam­er­ate. A fine mag­gio, ad esem­pio, era sta­ta inau­gu­ra­ta la passerel­la dei Covoli, chiusa da decen­ni. Qua­si com­ple­ta­mente rifat­ta, con­sente di per­cor­rere a pie­di o in moun­tain bike tut­ta la valle, arrivan­do fino a Gaino, a Navaz­zo di Gargnano o a Campei. Ha amplia­to, insom­ma, la rete minore. Un cor­ri­mano rende pos­si­bile il tran­si­to di chi­unque, inclusi bam­bi­ni. Sulle pareti, per pro­teggere dal­la cadu­ta di sas­si, la Edil­Son­i­co ha sis­tem­ato una rete a doppia maglia. Il luo­go è molto pit­toresco: assomiglia a un canyon. Non è esclu­so che d’in­ver­no, quan­do si for­mano sta­lat­ti­ti, la zona ven­ga illu­mi­na­ta. Rip­uli­to pure il sen­tiero che costeggia la cen­trale. Un’al­tra impre­sa, la Alpi srl di Tri­este, ha ingab­bi­a­to le pareti nel trat­to iniziale del­la valle, in local­ità Garde. Ricor­diamo infine che un Comi­ta­to tec­ni­co com­pos­to dal­la Soprint­en­den­za ai beni architet­toni­ci e alle belle arti, dal munici­pio, dal­la Asso­ci­azione lavo­ra­tori anziani del­la cartiera e dai rap­p­re­sen­tan­ti del­la fab­bri­ca, apparte­nente al grup­po vicenti­no Marchi, ha esam­i­na­to un paio di prog­et­ti di recu­pero di alcu­ni vec­chi edi­fi­ci, allo scopo di dotare la valle di quelle infra­strut­ture nec­es­sarie ad inserir­la nei per­cor­si tur­is­ti­ci. Il pri­mo riguar­da la ristrut­turazione del palaz­zo Maf­fiz­zoli, di Maina supe­ri­ore, diroc­ca­to da molto tem­po. L’in­ten­zione sarebbe di real­iz­zare alber­go, bar e ris­torante con la for­mu­la del pro­mot­er, vale a dire attra­ver­so un accor­do con i pri­vati che, investen­do i quat­tri­ni nec­es­sari, con­servereb­bero la pro­pri­età per 25–30 anni. Il sec­on­do prog­et­to mira all’am­pli­a­men­to del di Maina infe­ri­ore, real­iz­za­to nel­la portine­r­ia del­l’u­ni­ca fab­bri­ca che con­ser­va anco­ra la ciminiera. Si vor­rebbe real­iz­zare una pic­co­la lin­ea pro­dut­ti­va e un lab­o­ra­to­rio di restau­ro del libro anti­co, in modo da tenere viva (nei ricor­di) un’at­tiv­ità impren­di­to­ri­ale sor­ta nel Quattrocento.

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