Gli «Amici di San Bernardo» rinnovano l’impegno natalizio. Ingegnosi meccanismi artigianali animano l’opera

Il presepe delle meraviglie

14/12/2006 in Attualità
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Di Luca Delpozzo

Sarà la sug­ges­tione del luo­go — un’an­ti­ca chiesa che si incon­tra risal­en­do il vec­chio bor­go che abbrac­cia uno sper­one di col­li­na sul lago -. Sarà il rac­cogli­men­to sereno cui induce il pas­sag­gio dal­la luce radente del­l’in­ver­no alle luci sof­fuse del­l’in­ter­no, qua­si fiac­cole tremolan­ti ma tenaci nel­la penom­bra del­l’in­ter­no. O forse anco­ra, sarà il pul­sare del­la vita che sapi­en­ti mani arti­giane ma ispi­rate sono rius­cite a far bruli­care in ogni ango­lo di questo , sor­pren­den­do ogni vol­ta i vis­i­ta­tori. Oppure l’in­sieme di tut­to questo… Il fat­to è che ogni vol­ta in cui capi­ta di pen­sare al pre­sepe mec­ca­ni­co di Maner­ba del Gar­da, si rin­no­va il ricor­do di un’e­mozione bam­bi­na e di quel sen­so di gioia e di vita che spon­tanea­mente emana dal mis­tero del Natale.Anche quest’anno, pun­tuale, la spet­ta­co­lare real­iz­zazione cura­ta dagli instan­ca­bili “Ami­ci di San Bernar­do” sarà sot­to i riflet­tori dal­la Vig­ilia a gen­naio inoltra­to. L’opera è frut­to di un lavoro cer­tosi­no che i soci del sodal­izio guida­to da Vit­to­rio Turi­na con­ducono pre­stando la mas­si­ma atten­zione al par­ti­co­lare, rius­cen­do a esaltare al meglio ogget­ti e per­son­ag­gi che grav­i­tano attorno al tema ispi­ra­tore del­la Nativ­ità. «Ecco, incon­sapevol­mente, mi sono det­to più di una vol­ta — spie­ga Turi­na — chi ci ha dona­to con il suo lavoro questo spazio, ha davvero colto l’essen­ziale del­lo spir­i­to con cui Francesco nel lon­tano 1223 “inven­tò” il pre­sepe. Alles­ten­do il pri­mo e più famoso pre­se­pio del­la sto­ria, il san­to volle fare del paese di Grec­cio “una nuo­va Betlemme”, come scrive il suo biografo, Tom­ma­so da Celano, non tan­to per rie­vo­care teatral­mente la Nativ­ità nar­ra­ta dai Van­geli, quan­to piut­tosto per far riv­i­vere il mis­tero del Dio che si fa uomo, nel­la quo­tid­i­an­ità umile e sem­plice di quei con­ta­di­ni medievali del­l’Al­to Lazio. Una rap­p­re­sen­tazione, dunque, come cel­e­brazione di quel mis­tero salv­i­fi­co che per chi crede, è il più grande del­la sto­ria. E tut­to nel­la gioia. Uomi­ni e donne, rac­con­tano le cronache del tem­po, che con cuori in fes­ta face­vano a gara nel preparare ceri e fiac­cole per rischiarare quel­la notte fatidi­ca, in cui si accese la stel­la che illu­minò tut­ti i giorni e tut­ti gli anni, alcu­ni preparan­do la man­gia­toia, altri recan­do il fieno, altri anco­ra pen­san­do al bue e all’asinel­lo.… Un pre­sepe, dunque, che si fa vita reale per resti­tuire il sen­so orig­i­nario del­la fes­ta di Natale, la gioia che sca­tur­isce dal­la sor­pre­sa del­la “buona novel­la” di quel Dio bam­bi­no nel­la grep­pia, capace di richia­mare intorno a sé gli uomi­ni di buona volon­tà». «Anche quest’anno — pros­egue il pres­i­dente Turi­na — il nos­tro grup­po di volon­tari ha volu­to ono­rare il tra­guar­do del decen­nale non risparmian­dosi in fan­ta­sia ed orig­i­nal­ità nel­la costruzione delle scene del pre­sepe all’interno del quale si mescolano, con la nat­u­ralez­za del­la più aut­en­ti­ca tradizione popo­lare di ques­ta “inven­zione” del Poverel­lo, rac­con­to bib­li­co e vita quo­tid­i­ana… In questo caso delle sponde del Bena­co con i suoi mestieri tipi­ci». Molto si è det­to e scrit­to di questo pic­co­lo prodi­gio mec­ca­ni­co real­iz­za­to da un grup­po di per­sone, di buona volon­tà, per offrire agli ormai tan­tis­si­mi “Ami­ci” che dal­la provin­cia di Bres­cia e da fuori lo vis­i­tano, l’occasione di pot­er­si stupire anco­ra una vol­ta. Come bam­bi­ni sen­za età. Ad avvin­cere è la sug­ges­tione di una Betlemme domes­ti­ca che prende vita tra gli ulivi del Gar­da e che colpisce i vis­i­ta­tori, non solo per ciò che essa può rap­p­re­sentare alla luce del­la fede, ma anche per l’arte e l’ingegno che con­ver­gono nel­la sua costruzione. Dai giochi di luce che cre­ano una spe­ciale atmos­fera di calore e accoglien­za, alla dovizia di par­ti­co­lari accu­rata­mente inser­i­ti di anno in anno, fino alla pecu­liar­ità degli sce­nari e degli orig­i­nali mec­ca­n­is­mi arti­gianali — anche elet­tron­i­ci — costru­iti per i movi­men­ti delle stat­ue. «Si può dire — con­clude Turi­na — che ormai Maner­ba si è trasfor­ma­ta a pieno tito­lo in un apprez­za­to momen­to del­la tradizione natal­izia bena­cense, capace ogni vol­ta di sor­pren­dere. E lo è diven­ta­ta prob­a­bil­mente gra­zie anche al “cor­to cir­cuito” cre­ati­vo, che viene ali­men­ta­to dal piacere del­l’am­i­cizia e del dono che lega tra loro i real­iz­za­tori, come Rudy Van De Werff per la costruzione dei com­pli­cati mec­ca­n­is­mi che per­me­t­tono i movi­men­ti alle stat­ue, Aldo, Sil­vio e Ren­zo per la creazione dei borghi e delle case, insieme a Gian­ni, Pepino, Ange­lo, Fran­co e Anto­nio impeg­nati nell’allestimento del­la strut­tura che ospi­ta il pre­sepe; e anco­ra: Bruno per la real­iz­zazione del dip­in­to di sfon­do rap­p­re­sen­tante i mon­ti e il deser­to, Mari­no per il trasporto e tut­ti col­oro che, con Poli, sono ora impeg­nati nel con­fezion­a­men­to dei volan­ti­ni da distribuire».Il pre­sepe mec­ca­ni­co di Maner­ba sarà vis­itabile nei seguen­ti giorni e orari: il 24 dicem­bre dalle 22 all’1; il 25 dicem­bre dalle 9.30 alle 12 e dalle 15 alle 18.30; il 26 dicem­bre dalle 9.30 alle 12 e dalle 14 alle 18.30; il 30 dicem­bre dalle 14 alle 18.30; il 31 dicem­bre dalle 9.30 alle 12 e dalle 14 alle 18.30.L’1 gen­naio sarà aper­to dalle 14 alle 18.30; il 5 gen­naio dalle 14 alle 18.30; il 6 gen­naio dalle 9.30 alle 12 e dalle 14 alle 18.30; il 7 gen­naio dalle 9.30 alle 12 e dalle 14 alle 18.30; il 13 gen­naio dalle 14 alle 18.30; il 14 gen­naio dalle 9 alle 12 e dalle 14 alle 18.30. Il 21 gen­naio, infine, dalle 14 alle 18.30.

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