Alla scoperta dei personaggi che hanno improntato di sé gli ultimi cent’anni della cittadina gardesana. Il Duomo di Lonato in una foto d’epoca fornitaci da Gualtiero Bersanini. In alto una cartolina storica della cittadina ed al centro della pagina l’auto

Il prete scienziato e l’asso dell’aviazione

20/04/2006 in Storia
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Di Luca Delpozzo
e. s.

Un mon­signore scien­zi­a­to e musicista, un sen­a­tore let­ter­a­to amante dell’arte, un mec­ca­ni­co pilota asso dell’aviazione, un musicista trop­po schi­vo che piace­va a Ver­di, un com­pos­i­tore di musi­ca lir­i­ca e sacra vis­su­to fin dal­la giovinez­za a Lona­to ed uno stori­co non vedente che ha com­pi­la­to una pon­derosa sto­ria del­la musi­ca. I per­son­ag­gi che nel Nove­cen­to han­no reso famoso il nome di Lona­to non sono pochi. Abbi­amo scel­to sei vicende, fra le tante che meritereb­bero citazione, per rac­con­tare come da una pic­co­la comu­nità pos­sano emerg­ere per­sone capaci di impor­si all’attenzione. È il caso di mons. Lui­gi Cere­b­otani, sac­er­dote apparte­nente ad una anti­ca famiglia bres­ciana, la cui vita ha attra­ver­sato larga parte dell’Ottocento ma anche qua­si un ter­zo del Nove­cen­to: è nato nel 1847 e mor­to nel 1928. La sua fama è lega­ta agli stu­di ed alle sue invenzioni.Docente al Politec­ni­co di Mona­co annovera fra i suoi dis­ce­poli la futu­ra regi­na madre del Bel­gio, prin­cipi e per­son­ag­gi illus­tri. Cameriere seg­re­to del San­to Padre, mem­bro dell’Accademia pon­ti­f­i­cia dei nuovi Lin­cei , canon­i­co del­la cat­te­drale di Mona­co si prodigò per evitare le stra­gi del­la Pri­ma guer­ra mondiale.Inventò il «tele­topometro» per la mis­urazione delle dis­tanze fra due pun­ti, stru­men­to così loda­to che perfi­no il Pon­tefice volle assis­tere agli esper­i­men­ti del mon­signore che mis­urò, con asso­lu­ta pre­ci­sione, la dis­tan­za fra le sale papali e la cupo­la di San Pietro. Lo stru­men­to servì per trac­cia­re le prime mappe topogra­fiche di molte nazioni, Cina compresa.I suoi lavori furono apprez­za­ti da Gugliel­mo Mar­coni che incon­trò a Lon­dra. Egli fu pio­niere del­la mod­er­na scien­za delle tele­co­mu­ni­cazioni ed il suo telegrafo stam­pante o teleti­pografo, cre­ato nel 1900, è in tut­to e per tut­to la mod­er­na tele­scrivente. Come spes­so accade, il suo genio venne apprez­za­to più all’estero che non in patria.Ha avu­to la sua razione di amarez­za anche il gen. Marziale Cerut­ti, asso dell’aviazione mil­itare. Appas­sion­a­to di moto fu ammes­so alla scuo­la di pilotag­gio di Pisa nel 1915 ed a soli 21 anni, con­se­gui­to il brevet­to, entra­va nel­la 79ma squadriglia cac­cia schier­a­ta a Istrana, equipag­gia­ta con aerei Mac­chi Nieu­port da 80 cav­al­li sopran­nom­i­nati «Bebè». Per fare pri­ma rin­un­ciò ad espletare le pratiche buro­cratiche che gli avreb­bero dato il gra­do di sot­tote­nente. In due anni di guer­ra col suo aereo con l’insegna «Marziale imper­a­tore romani» diven­ta asso dei com­bat­ti­men­ti. Fini­ta la guer­ra segue la car­ri­era mil­itare fino al gra­do di gen­erale di briga­ta aerea e capo di Sta­to mag­giore. Epu­ra­to e degrada­to dopo l’8 set­tem­bre, fu riabil­i­ta­to nel 1946, purtrop­po dopo la sua morte avvenu­ta a pochi pas­si da casa per una banale cadu­ta in moto. Bres­ciano di nasci­ta ma lonatese per scelta è il sen­a­tore Ugo da Como. Allie­vo e con­tin­u­a­tore di Giuseppe Zanardel­li, fu dep­u­ta­to per Lona­to, sot­toseg­re­tario al Tesoro e poi sen­a­tore nel 1920 e, infine, pres­i­dente del­la Cas­sa nazionale assi­cu­razioni sociali, l’Inps dell’epoca. Si trasferì nell’ultima parte del­la sua vita a Lona­to nel­la «Casa del podestà» (vene­to) dove si dedicò a stu­di e indagi­ni storiche ed al collezion­is­mo di lib­ri e opere d’arte.Alla sua morte, nel 1941, Da Como des­tinò i suoi beni alla creazione del­la Fon­dazione a lui inti­to­la­ta. Case, ter­reni, la Roc­ca vis­con­tea, la bib­liote­ca ric­ca di trentami­la volu­mi, mano­scrit­ti, incun­aboli, lib­ri antichi, collezioni di dip­in­ti, vasi di far­ma­cia, vetri, rami, arre­di preziosi sono il pat­ri­mo­nio dell’istituzione.Il padre di Lui­gi Menegaz­zoli era il più noto negoziante di stru­men­ti musi­cali di Verona, dov’è nato. Inter­ruppe gli stu­di clas­si­ci per fre­quentare il liceo musi­cale e, gio­vanis­si­mo, si trasferì a Lona­to dove fu organ­ista. Il suo tal­en­to per la com­po­sizione si riv­elò subito, già a 19 anni veni­vano ese­gui­ti «Poe­ma sin­fon­i­co», «Quar­tet­to». Fu attrat­to dall’opera lir­i­ca e dal­la musi­ca sacra tan­to che la sua pro­duzione risul­ta assai vas­ta. Una sua mes­sa venne ese­gui­ta a Mona­co; suoi pezzi furono elo­giati da Toscani­ni, ese­gui­ti dal­la Rai, ma anche all’estero.E sul ver­sante musi­cale altri due lonate­si si dis­tin­sero. Il mae­stro Pao­lo Chimeri, man­ca­to nel 1934, vive­va con il padre organ­ista a Lona­to dove era nato. A 7 anni tenne il suo pri­mo con­cer­to. Si trasferì poi con la famiglia a Bres­cia, dove fu com­pos­i­tore e diret­tore di grande tal­en­to, apprez­za­to da Ver­di ma anche alla Scala di che gli offrì la diri­gen­za dei cori, incar­i­co che rifi­utò per restare a Bres­cia. Fu il pri­mo inseg­nante del grande Arturo Benedet­ti Michelangeli.Infine in ques­ta breve car­rel­la­ta di per­son­ag­gi famosi, forzata­mente incom­ple­ta, ricor­diamo il mae­stro Anto­nio Capri, musi­col­o­go insigne. Milanese di nasci­ta, rimase cieco a soli due anni per col­pa di una menin­gite. Lo stu­dio del pianoforte, sot­to la gui­da del mae­stro Emilio Schiep­pati, lo impeg­nò negli anni dell’infanzia e del­la giovinez­za: si diplomò al di Par­ma a soli 17 anni.Scelse di vivere a Lona­to. Qui, nel­la vic­i­na cam­pagna — come ricordò Mario Con­ter subito dopo la sua morte nel 1979 — Capri stese l’opera più onerosa, pon­derosa e impor­tante del­la sua car­ri­era di musi­col­o­go: la «Sto­ria del­la musi­ca» in 7 volu­mi, edi­ta da Val­lar­di nel 1975. Quindi­ci anni di lavoro con l’aiuto con­tin­uo del­la moglie.«Un’edizione bel­lis­si­ma — scrisse fra l’altro il mae­stro Mario Con­ter ricor­dan­do­lo con un arti­co­lo di terza pag­i­na sul Gior­nale di Bres­cia — con preziose ripro­duzioni, doc­u­men­ta­ta scrupolosa­mente e puntigliosa­mente come poche altre. Capri, nelle tene­bre seppe trovare la felic­ità attra­ver­so l’amore, la musi­ca, il sapere, miran­do agli ide­ali per la pienez­za del­la vita»

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