Incontro con Cesare Maestri, leggenda dell’alpinismo, in vacanza alle Terme. Al suo attivo 3mila scalate e spedizioni in ogni parte del mondo

Il «ragno» dei monti arriva sul lago

01/07/2004 in Attualità
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Di Luca Delpozzo
Maurizio Toscano

Si autodefinisce un tran­viere, per­ché di gente, in giro per le «sue» Dolomi­ti, con le rac­chette da neve, ne por­ta ormai da decen­ni. Cesare Maestri, 75 anni il prossi­mo 2 otto­bre, più noto come «Il rag­no delle Dolomi­ti», grande sca­la­tore, è in questi giorni a Sirmione per un breve peri­o­do di relax. «Sirmione è bel­la, ha un entroter­ra splen­di­do, — ha dichiara­to il per­son­ag­gio — però, vor­rei dare un con­siglio ai Comu­ni del­la zona: miglio­rate la seg­nalet­i­ca stradale per i per­cor­si cicla­bili per­ché non si capisce un granché». Ai let­tori che han­no già i capel­li gri­gi, il nome di Cesare Maestri non las­cia cer­to indif­fer­en­ti. E anche a quel­li più gio­vani, soprat­tut­to se amano la mon­tagna. Per­ché le leggende — e il «rag­no delle Dolomi­ti» lo è da ses­san­t’an­ni — restano scritte sui lib­ri per sem­pre. Lo dimostra­no le 3 mila salite e discese che ha com­pi­u­to, delle quali un ter­zo in soli­taria e com­ple­ta­mente in lib­era. Maestri ha, inoltre, pre­so parte alla pri­ma spedi­zione trenti­na in Patag­o­nia nel 1957, quin­di, ha orga­niz­za­to spedi­zioni alpin­is­tiche in Africa e in Argenti­na, dove ha con­quis­ta­to due anni dopo il temi­bile Cer­ro Torre, assieme a Toni Egger. Pri­mo alpin­ista al mon­do a scen­dere in arrampi­ca­ta lib­era soli­taria pareti di VI gra­do, ha sca­la­to tutte le mon­tagne delle Dolomi­ti più volte e da 40 anni svolge la pro­fes­sione di gui­da alpina a Madon­na di Campiglio. Gli chiedi­amo se le Dolomi­ti devono guardar­si dal­l’as­salto dei «roc­cia­tori» del­la domeni­ca. «I peri­coli derivano, più che altro — ha rispos­to l’alpinista — da certe tec­niche che usano gli arrampi­ca­tori sportivi, che pos­sono rov­inare le pareti». E i ghi­ac­ciai stan­no davvero sof­fren­do? «No, si stan­no man­te­nen­do bene — ha det­to anco­ra — almeno sul Brenta». Infine, una bat­tuta sul per­chè non abbia sca­la­to gli ottomi­la. «Ho capi­to che avrei cor­so grossi rischi e allo­ra una nipote mi disse — con­clude Maestri — che la mon­tagna è per vivere non per morire».

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