Luoghi & Memorie. Studio, progetto e quindi cantieri finanziati dalla Comunità montana in cinque diversi paesi Interventi in otto borghi storici per strapparli allo spopolamento

Il restauro della montagna

08/07/2003 in Attualità
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Di Luca Delpozzo
Eugenio Cipriani

Si corre davvero il ris­chio di dover cam­biare definizione, pri­ma o poi, per il Monte . Da sem­pre sopran­nom­i­na­to Hor­tus Europae per la sua stra­or­di­nar­ia ric­chez­za di specie floris­tiche e veg­e­tazion­ali adesso, gra­zie ai con­tinui e mas­s­ic­ci inter­ven­ti operati dal­la Comu­nità mon­tana, potrebbe benis­si­mo diventare Hor­tus memo­ri­ae. Infat­ti, dopo la riqual­i­fi­cazione sia sul ter­reno che sul piano edi­to­ri­ale di alcu­ni impor­tan­ti per­cor­si di acces­so ed attra­ver­sa­men­to del­la cate­na baldense ulti­ma­ta lo scor­so autun­no, è in fase di attuazione una nuo­va inizia­ti­va del­la Comu­nità mon­tana del Bal­do, avente ad ogget­to pro­prio i luoghi del­la memo­ria stor­i­ca. Medi­ante la prog­et­tazione di inter­ven­ti di con­ser­vazione e di pro­mozione con final­ità abi­ta­tive e tur­is­tiche, con modal­ità costrut­tive inno­v­a­tive e con il miglio­ra­men­to e stan­dard­iz­zazione degli ele­men­ti di arredo (bioedilizia, servizi ener­geti­ci e di a mag­gior sosteni­bil­ità ambi­en­tale ecc.), ques­ta inizia­ti­va mira alla riscop­er­ta e alla val­oriz­zazione di alcu­ni luoghi del­la sto­ria e del­la memo­ria col­let­ti­va che, a causa del tem­po e delle mutate situ­azioni eco­nomiche e sociali, stan­no poco a poco per­den­do per­son­al­ità ed impor­tan­za. Si trat­ta, in realtà, di un prog­et­to a più ampio respiro geografi­co, in quan­to des­ti­na­to alla val­oriz­zazione di ambi­en­ti che inter­es­sano l’intera mon­tagna veronese e che quin­di spaziano dal­la spon­da del ai pas­coli ed ai boschi del­la Lessinia. «Obi­et­ti­vo gen­erale del­la Comu­nità mon­tana», spie­ga il pres­i­dente dell’ente, Lui­gi Castel­let­ti, «è di redi­gere un’articolata opera di riconosci­men­to dei beni e delle risorse, qua­si una map­pa per la pre­ven­zione del loro degra­do, pun­tan­do su nuovi e più cor­ret­ti com­por­ta­men­ti dei sogget­ti pub­bli­ci e pri­vati nelle loro ordi­nar­ie attiv­ità, oltre che sull’attuazione di politiche di set­tore». E sono politiche, quelle perse­gui­te dal­la Comu­nità mon­tana, che van­no dal­la dife­sa del suo­lo alle reti e impianti di cap­tazione e depu­razione degli efflu­en­ti, e da inter­ven­ti di restau­ro dei cen­tri stori­ci e dei beni cul­tur­ali all’apposizione di vin­coli a dife­sa dei sis­te­mi nat­u­rali. «Per quan­to con­cerne il nos­tro ter­ri­to­rio», riferisce Castel­let­ti, «la scelta è cadu­ta anz­i­tut­to su otto luoghi che, anche in base a stu­di affi­dati ad esper­ti, ci sono sem­brati par­ti­co­lar­mente indi­cati a rien­trare in questo prog­et­to: Pre­aboc­co, Cam­po, Bra­ga, Pradonego, Vilmez­zano, Paz­zon, Con­tra­da Trat­to Spino e la Polver­iera di Riv­o­li». Cinque sono dunque i Comu­ni inter­es­sati da questo prog­et­to e, più pre­cisa­mente, Brenti­no Bel­luno, Bren­zone, Capri­no, Mal­ce­sine e Riv­o­li. L’individuazione delle sin­gole realtà su cui inter­venire è avvenu­ta muoven­do da un’analisi dei nove Comu­ni del­la Comu­nità mon­tana all’interno dei quali sono state indi­vid­u­ate tre fasce di ter­ri­to­rio: la fas­cia lacus­tre (Mal­ce­sine, Bren­zone e Tor­ri del Bena­co), la fas­cia cerniera (San Zeno, Capri­no, Coster­mano e Riv­o­li) e la fas­cia inter­na (Fer­rara di Monte Bal­do, Brenti­no Bel­luno). All’interno di cias­cu­na fas­cia si notano poli di attrazione (ric­chi di servizi e di attiv­ità eco­nomiche) ver­so i quali si river­sa la popo­lazione delle con­trade e aree deboli soggette a spopo­la­men­to. «Attual­mente», riferisce Castel­let­ti, «siamo alla pri­ma fase dell’iniziativa, che con­siste nell’esecuzione di uno stu­dio appro­fon­di­to del­la situ­azione esistente con rifer­i­men­to all’elemento stori­co, alla col­lo­cazione ambi­en­tale, agli stru­men­ti urban­is­ti­ci in atto e agli inter­ven­ti già effet­tuati, quin­di si passerà alla prog­et­tazione». Seguirà a breve la sec­on­da fase, con­sis­tente nel­la for­mu­lazione di metodolo­gie di inter­ven­to final­iz­zate al restau­ro dei cen­tri stori­ci di pre­gio. In ques­ta fase si pren­der­an­no per­tan­to in con­sid­er­azione i seguen­ti aspet­ti: la strut­tura del bor­go, il tipo di pavi­men­tazione, le mura­ture, gli intonaci, il piano del col­ore, le forme, le modal­ità di inter­ven­to e le pecu­liar­ità di cias­cun caso. I risul­tati si tradur­ran­no nel recu­pero dei borghi e nel­la real­iz­zazione del­la rel­a­ti­va car­tografia di sup­por­to. «Nel­la terza ed ulti­ma fase», con­clude il pres­i­dente del­la Comu­nità mon­tana del Bal­do, «ver­ran­no orga­niz­za­ti incon­tri per la divul­gazione del prog­et­to e la sua pre­sen­tazione ai rap­p­re­sen­tan­ti delle isti­tuzioni locali poten­zial­mente inter­es­sate al suo impiego per il recu­pero dei borghi. Al ter­mine dei lavori il ter­ri­to­rio baldense si tro­verà quin­di arric­chi­to sia sul piano stori­co-architet­ton­i­co che su quel­lo tur­is­ti­co attra­ver­so otto siti mod­el­lo che rap­p­re­sen­ter­an­no un val­ore aggiun­to al già ele­va­to pat­ri­mo­nio pae­sis­ti­co del­la nos­tra più bel­la montagna».

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