Ristrutturato il servizio del locale sullo Spino, tra i più amati dai gardesani. Piacciono le visite guidate, il ristorante curato e anche il sito internet

Il rifugio «Pirlo» è rifiorito

22/08/2006 in Attualità
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Di Luca Delpozzo
Sergio Zanca

di Dopo un peri­o­do di appan­na­men­to, il rifu­gio «Pri­lo» sul monte Spino, tra i più amati dai garde­sani appas­sion­ati di mon­tagna, è tor­na­to a rifiorire.Il rifu­gio, di pro­pri­età del Club alpino ital­iano di Salò, pre­siedu­to attual­mente da Mau­r­izio Lute­ri­ani, si tro­va nel comune di Toscolano Mader­no, a 1.165 metri di altez­za, sui crinali che divi­dono il dal­la Valle Sabbia.Il cam­bio di ges­tione (adesso lo con­duce una sig­no­ra trenti­na, Ren­za Cal­liari) ha favorito la ripresa. E’ l’u­ni­ca strut­tura del­la zona aper­ta tut­ti i giorni, fino al 30 set­tem­bre. In autun­no, inver­no e pri­mav­era lo sarà solo negli week end. Può ospitare (a pran­zo) un centi­naio di per­sone, ed accoglierne (di notte, nelle camere) una cinquan­ti­na. Moltissi­mi quel­li che, da giug­no, sono sal­i­ti in quo­ta, effet­tuan­do una scarpina­ta sui sen­tieri del­l’en­troter­ra, per ammi­rare uno splen­di­do panora­ma. Numerosi gli stranieri, a pie­di o in moun­tain bike, muni­ti di car­tine dettagliatissime.Un rilan­cio mis­ura­bile anche dal­la creazione di un sito Inter­net (www.rifiugiopirlo.com), che for­nisce alcune indi­cazioni di mas­si­ma; dal­la stesura di una carti­na stiliz­za­ta, in dis­tribuzione nei prin­ci­pali uffi­ci tur­is­ti­ci, con l’indi­cazione dei per­cor­si di acces­so (da S. Michele di Gar­done Riv­iera, via Pirello oppure lun­go le Verghere, oppure da Gaino di Toscolano Mader­no) e i tem­pi di per­cor­ren­za; dal­l’alles­ti­men­to di occa­sioni di svago.A tale propos­i­to si sta già rac­coglien­do le preno­tazioni per il cenone di S. Sil­ve­stro del prossi­mo 31 dicem­bre. La vig­ilia di sarà ripetu­ta la fiac­co­la­ta in not­tur­na sul Pizzocolo.L’edificio è sta­to un capos­al­do del­la sec­on­da lin­ea del fronte ital­iano con l’Aus­tria, durante il con­flit­to 1915–18. Nel­la pri­mav­era ’65 il Cai di Salò ha inizia­to a risis­temar­lo. I soci han­no sgob­ba­to dura­mente, trasportan­do i mate­ri­ali negli zai­ni, a spal­la. E lavo­ran­do in pro­prio, per risparmi­are sui costi. Poichè le lim­i­tate pos­si­bil­ità di bilan­cio del­la sezione non per­me­t­te­vano molte spese, si è fat­to ricor­so ai con­tribu­ti di pri­vati, enti pub­bli­ci e ammin­is­trazioni comu­nali, che han­no dato una rispos­ta concreta.Il rifu­gio è sta­to inau­gu­ra­to nel giug­no ’67, e ded­i­ca­to alla memo­ria del concit­tadi­no Gior­gio Pir­lo, tenente medico, cadu­to in guer­ra dopo essere sta­to in Alba­nia, fratel­lo di Vit­to­rio, il far­ma­cista che ha occu­pa­to posti di rilie­vo (sin­da­co, pres­i­dente del­la Can­ot­tieri, del Panathlon di Bres­cia, del­l’azien­da autono­ma di sog­giorno, del­l’Ate­neo, eccetera).Periodicamente ven­gono effet­tuati lavori di adat­ta­men­to. Gli ulti­mi han­no riguarda­to l’in­stal­lazione dei pan­nel­li solari. Giuseppe Car­olfi, uno dei diri­gen­ti del Cai, ricor­da che la zona è fre­quen­ta­ta da appas­sion­ati di vario genere: gli aman­ti del para­pen­dio si but­tano dalle Prae; gli arrampi­ca­tori fre­quen­tano la via di roc­cia; chi va a cav­al­lo si ded­i­ca al trekking, con soste in luoghi dif­fer­en­ti; gli spele­olo­gi pen­e­tra­no nel­la grot­ta denom­i­na­ta «abis­so Spino», lun­ga una cinquan­ti­na di metri; i botani­ci stu­di­ano le specie più dis­parate di fiori. Gli alberi (fag­gi, carpi­ni, betulle) sono davvero maestosi, e alcu­ni han­no la for­ma di artis­ti­ci candelabri.Il vici­no osser­va­to­rio orni­to­logi­co regionale con­trol­la invece le migrazioni degli uccel­li, che tran­si­tano pro­prio qui: dal ’99 è ripresa l’at­tiv­ità di inanel­la­men­to, coor­di­na­ta a liv­el­lo europeo dall’Euring.Dopo una pausa ris­tora­trice (il menu ris­er­va caned­er­li, stran­go­lapreti, pen­nette con speck e noci, tagli­atelle ai veri funghi porci­ni, crauti e cotechi­no, polen­ta e for­mag­gio fuso, goulash, scalop­pine al bian­co, strudel, tor­ta di mele, pan­na cot­ta, grap­pa al cir­mo­lo), è con­sigli­a­bile un’es­cur­sione lun­go la mulat­tiera che por­ta al monte Piz­zo­co­lo. In questo trat­to sono vis­i­bili i resti delle for­ti­fi­cazioni erette dagli nel ’15–18 . Nelle gior­nate limpi­de dal­la vet­ta si vede persi­no il monte Rosa, l’ap­pen­ni­no tosco-emil­iano e il mare Adriatico.

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