Un cameraman bresciano ha individuato il «Diana» provando l’operazione fondali puliti. Il sommergibile da ripresa l’ha scovato a una profondità di 120 metri

Il robot scopre il barcone affondato

10/06/2003 in Attualità
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Di Luca Delpozzo
Angelo Peretti

Il lago i suoi seg­reti li svela un po’ per vol­ta, qua­si ne fos­se geloso. Sta­vol­ta ecco­lo resti­tuire una bar­ca. Anzi, un bar­cone, il Diana. Uno di quel­li che si usa­vano un tem­po sul Gar­da per il trasporto delle mer­canzie. Ci si por­ta­vano su soprat­tut­to bes­ti­ame, leg­na o pietre. Questo ha anco­ra tut­to il suo cari­co: enor­mi bloc­chi di cal­care. L’ha ritrova­to un cam­era­man bres­ciano, Ange­lo Mod­i­na. Sta­va per­lus­tran­do il fon­dale davan­ti a Bren­zone con un robot som­mergi­bile. Si è imbat­tuto nel relit­to di una bar­ca lun­ga cir­ca 18 metri, con due alberi. A 120 metri di pro­fon­dità. «Dal buio del fon­do del lago», rac­con­ta Mod­i­na, «ci è apparsa come una nave fan­tas­ma. È lì sot­to da più di 80 anni. È in per­fet­to asset­to di , con la prua riv­ol­ta a sud, l’ancora fis­sa­ta sul­la fian­ca­ta. Nel­la sti­va di cari­co ci sono delle pietre legate fra di loro. Le car­ru­cole, le cime anco­ra in ten­sione, la bar­ra del tim­o­ne e le scotte bloc­cate al piede dell’albero ci han­no dato qua­si l’impressione di un abban­dono recente». Mod­i­na vive sul­la riva lom­bar­da del lago, a Mader­no, ed è respon­s­abile del­la Vrm, un’azienda di pro­duzioni tele­vi­sive. Il suo pic­co­lo som­mergi­bile da ripresa, il Nico­lus, è dota­to di tre motori e due tele­camere. Può oper­are fino a 300 metri di pro­fon­dità. Nei giorni scor­si era in azione davan­ti a Bren­zone. Insieme al cam­era­men c’erano il figlio Daniel, pilota del Nico­lus, e i sub verone­si Gian­ni Calafà e Loren­zo Parisi. L’ispezione era una sor­ta di pro­l­o­go alla terza edi­zione di «Fon­dali puli­ti», un’iniziativa idea­ta da Calafà e in pro­gram­ma il prossi­mo 15 giug­no, col patrocinio del comune di Bren­zone: un folto grup­po di sub­ac­quei recu­per­erà rot­ta­mi non biodegrad­abili e poi si ter­rà un con­veg­no con biolo­gi ed esper­ti per par­lare di qual­ità dell’acqua e del del­i­ca­to equi­lib­rio del­la flo­ra e del­la fau­na del Bena­co. «Durante il giro di per­lus­trazione», dice Mod­i­na, «ave­va­mo già trova­to diver­si rot­ta­mi, inclusi una lava­trice e un frig­orif­ero, e una bar­ca a vela di sei-sette metri. Ad un cer­to pun­to, le luci del robot han­no illu­mi­na­to delle grosse pietre estra­nee al nat­u­rale fon­do del lago. Dopo poche decine di metri, improvvisa­mente ecco un’imponente sago­ma nera. Superati i pri­mi momen­ti di curiosità, abbi­amo real­iz­za­to che erava­mo incap­pati sot­to la pop­pa di una grande imbar­cazione. Siamo rimasti col­pi­ti dal­la bellez­za e dal buono sta­to del­lo scafo». La nave è in acciaio, ma ha il ponte, la cab­i­na e gli alberi di leg­no. Non è fac­cen­da di tut­ti i giorni ritrovare un relit­to del genere. Oltre­tut­to così ben con­ser­va­to. «A ter­ra», pros­egue Mod­i­na, «un anziano del pos­to ci ha det­to che suo padre era su quell’imbarcazione e che era affon­da­ta dopo la metà degli anni Ven­ti per una cat­ti­va manovra che ha causato lo sposta­men­to del cari­co. I mem­bri dell’equipaggio era­no sta­ti por­tati a ter­ra dai pesca­tori accor­si con le loro barche». Per l’epoca era una bar­ca mod­ernissi­ma. Era sta­ta vara­ta a Riva del Gar­da col nome di Diana. Pare che in Comune, a Bren­zone, si stia val­u­tan­do l’ipotesi di un suo clam­oroso, spet­ta­co­lare recu­pero.

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