Intitolato a Maria, la moglie del senatore è fra gli angoli meno noti della casa-museo

Il Salottino Glisenti un piccolo gioiello che sarà restaurato

08/02/2001 in Cultura
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Di Luca Delpozzo
Nicola Alberti

Nel­la Sala bres­ciana del­la a Lona­to si è riu­ni­ta un équipe di stori­ci del­l’arte, restau­ra­tori ed architet­ti, rap­p­re­sen­tan­ti delle Soprint­en­den­ze, per pre­sentare e dis­cutere il prossi­mo inter­ven­to di ripristi­no museografi­co che avrà per ogget­to un intero ambi­ente del­la casa-: il Salot­ti­no Glisen­ti. «La dimo­ra dei coni­u­gi Da Como — spie­ga Ste­fano Lusar­di, con­ser­va­tore delle rac­colte del­la Fon­dazione — è un doc­u­men­to assai sig­ni­fica­ti­vo ed elo­quente di quel par­ti­co­laris­si­mo gus­to del­l’abitare del pri­mo Nove­cen­to, comune ad una pre­cisa classe sociale. Gli arre­di del­la cosid­det­ta Casa del Podestà han­no man­tenu­to la loro pre­cisa con­sis­ten­za pat­ri­mo­ni­ale, così come furono las­ciati dal sen­a­tore Ugo Da Como (1864–1941) pri­ma e dal­la moglie Maria Glisen­ti poi». Pro­prio il Salot­ti­no pri­va­to di Maria Glisen­ti sarà ogget­to del­l’ac­cu­ra­to inter­ven­to di restau­ro che mira essen­zial­mente a due obbi­et­tivi: da un lato la ver­i­fi­ca del­lo sta­to di con­ser­vazione degli ogget­ti con­tenu­ti, dal­l’al­tro la ricol­lo­cazione del­l’in­tero arredo sec­on­do le tes­ti­mo­ni­anze inven­tar­i­ali cus­todite nel­l’archiv­io del­la Fon­dazione. Ogni ogget­to tornerà esat­ta­mente dove fu col­lo­ca­to e volu­to dagli ulti­mi pro­pri­etari del­la casa. Il prog­et­to (diret­to e segui­to da Ste­fano Lusar­di), pun­to di parten­za di un più este­so ed arti­co­la­to inter­ven­to glob­ale che vedrà inter­es­sati tut­ti gli ambi­en­ti del­la casa-museo, è sta­to forte­mente volu­to dal vicepres­i­dente dot­tor Luciano Faverzani, nel­la con­vinzione che il ripristi­no tipo­logi­co delle dis­po­sizioni d’arredo sia la gius­ta via da seguire per ren­dere mag­gior­mente com­pren­si­bili (non solo agli stu­diosi, ma a tut­ti i vis­i­ta­tori) le ragioni che videro la creazione di quel­l’in­tero com­p­lesso mon­u­men­tale che è oggi la Fon­dazione Ugo Da Como. Il cosid­det­to «Salot­ti­no Glisen­ti» veni­va così descrit­to nel 1910: «Una stan­za dal sof­fit­to a ricurve tav­o­lette dip­inte ove i mobili han­no rif­lessi di vec­chio oro e di azzur­ro e dov’è uno stu­pen­do S. Pietro del Rib­era, un Luca Mombel­lo, un Sal­va­tor Rosa, una stat­uet­ta del Chel­li, un dis­eg­no del­l’Ap­pi­ani, un pic­co­lo pesca­tore del Gemi­to. La stan­za prende luce da una fines­tra archi­a­cu­ta dal tim­pano trilo­ba­to e da una logget­ta in pietra — una ele­gan­tis­si­ma logget­ta delle gri­da politiche, mi dice sor­ri­den­do il dep­u­ta­to di Lona­to affac­cian­dosi al para­pet­to molto lato e mostran­do­mi lì sot­to il vec­chio cam­panile del­la chiesa di S. Anto­nio reso leg­giadro da una bifore­t­ta e dal col­ore dei muschi com­par­si qua e là sulle pietre del suo ste­lo». Il «Salot­ti­no Glisen­ti» è lega­to al nome di Maria Glisen­ti, figlia del dep­u­ta­to Francesco, sposa­ta ad Ugo Da Como nel 1894 e apparte­nente a una delle mag­giori famiglie bres­ciane attive nel­l’arte del fer­ro, molto lega­ta a Giuseppe Zanardel­li, che fu l’uomo politi­co bres­ciano più in vista del peri­o­do a cav­al­lo fra i due sec­oli. Questo ambi­ente è l’u­ni­co di tut­ta la casa del Podestà che ricor­da una figu­ra del­la quale si è per­sa qua­si com­ple­ta­mente memo­ria, ma che cer­ta­mente ebbe un ruo­lo pre­ciso nel­la creazione e nel­l’arredo del­la casa del sen­a­tore bres­ciano. L’el­e­gante salet­ta, molto rac­col­ta, segue la Sala Rossa nel per­cor­so di visi­ta e offre alcu­ni spun­ti inter­es­san­ti per la com­pren­sione gen­erale del­la casa-museo. Il salot­ti­no fu con grande prob­a­bil­ità arreda­to pro­prio da Maria Glisen­ti. L’in­ter­ven­to di ripristi­no, sui cui det­tagli avre­mo modo di ritornare, mira essen­zial­mente a due obi­et­tivi: «Da un lato mira al recu­pero del­l’idea gen­erale perse­gui­ta dal Da Como e dal­la moglie per la loro casa, rin­trac­cia­bile e ver­i­fi­ca­bile gra­zie alla pre­cisa doc­u­men­tazione d’archiv­io e dal­l’al­tro alla ver­i­fi­ca con­ser­v­a­ti­va di tut­ti gli ogget­ti e degli ele­men­ti pre­sen­ti nel salottino».

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