La specie ittica è tipica dei fiumi dell’Est europeo e qui è passata dai laghetti sportivi alle acque dei fiumi

Il siluro sta diventandoil padrone del Mincio

Di Luca Delpozzo
Alessandro Foroni

È sem­pre più pre­sente nel Min­cio il sil­uro (nome sci­en­tifi­co “sil­u­rus gla­nis”), questo pesce di grosse dimen­sioni orig­i­nario dell’Est europeo e nei decen­ni scor­si pas­sato prob­a­bil­mente dai laghet­ti di pesca sporti­va alle acque libere. La sua dif­fu­sione è con­fer­ma­ta da cat­ture come quel­la effet­tua­ta, nel breve vol­gere di due ore da Zoran Jasari, operaio ser­bo che risiede in Valpo­li­cel­la e lavo­ra nel set­tore dei mar­mi, il quale ha pesca­to dal Min­cio quat­tro sil­uri, del peso com­p­lessi­vo di cir­ca 80 chilogrammi.«Non cre­de­vo ai miei occhi», rac­con­ta Jasari, conosci­u­to tra i pesca­tori che usano la tec­ni­ca del­lo spin­ning (con la quale s’adottano esche arti­fi­ciali) con il nome d’arte “Fenix”, «per­ché è bas­ta­to che mi posizionas­si una domeni­ca mat­ti­na presto e la cat­tura è sta­ta imme­di­a­ta. Conosco ques­ta specie, molto pre­sente anche in Ser­bia, e so che il tem­po migliore per cat­turar­la è all’inizio del­la pri­mav­era e sem­pre di mat­ti­na presto o alla sera per­ché il sil­uro è un preda­tore not­turno. Anche per­ché se uno volesse man­gia­r­li, come suc­cede da noi, è meglio far­lo con esem­plari gio­vani (di 15–20 chili), per­ché poi aumen­ta il gras­so, a par­tire dal­la spina dor­sale, e cam­bia il gusto».Jasari va tal­vol­ta anche sul Po. «Man­gia­r­li dopo aver­li pescati lì vuol dire andare incon­tro a brutte sor­p­rese (diossi­na com­pre­sa), men­tre il Min­cio, dal pun­to di vista del­la qual­ità delle acque, è in buone con­dizioni». Il sil­uro, le cui prime cat­ture nel Veronese risal­go­no agli inizi degli anni Ottan­ta nel Canal Bian­co, s’è poi espan­so fino al Gar­da e, gra­zie anche alle sue dimen­sioni (può super­are il quin­tale ed i due metri di lunghez­za). Oggi rap­p­re­sen­ta prob­a­bil­mente il 50 per cen­to del­la bio­mas­sa pre­sente nel Mincio.«Continuando la sua accli­matazione», spie­ga l’ittiologo del­la Provin­cia, Ivano Con­for­ti­ni, «il sil­uro, che non ha un com­peti­tore, aumenterà anco­ra di dimen­sioni (nel Danu­bio arri­va a pesare 2–300 chilo­gram­mi) e quin­di si noter­an­no anco­ra di più nel Min­cio i decre­men­ti del­la popo­lazione di bar­bo, carpa e di cavedano, specie par­ti­co­lar­mente abbon­dan­ti sino a qualche anno fa».«Per questo», aggiunge Con­for­ti­ni, «in atte­sa di sten­dere la car­ta itti­ca provin­ciale, pro­ce­du­ra assai com­p­lessa per un reti­co­lo (di tor­ren­ti, fiu­mi, etc.) di oltre 4000 chilometri, la Provin­cia, a par­tire dal 2002, ha autor­iz­za­to la cat­tura del sil­uro, sen­za rilas­cio, nel fiume Min­cio a valle del­la diga di Salionze da parte di una asso­ci­azione locale di pesca­tori sub­ac­quei affil­i­a­ta alla fed­er­azione ital­iana pesca sporti­va e attiv­ità sub­ac­quea (Fip­sas). Gli inter­ven­ti sono svolti in inver­no-fine pri­mav­era al fine di lim­itare l’impatto sulle altre specie ittiche. Altre province venete, come Rovi­go e Pado­va, han­no pre­vis­to l’elargizione di un pic­co­lo pre­mio ai pesca­tori autor­iz­za­ti che cat­tura­no sil­uri. Oltre ai pesci, il sil­uro divo­ra anche le nutrie, e tut­to ciò che si muove a pelo d’acqua (ana­tre, rane, e così via)».