Buccia macchiata e polpa molliccia per il caldo d'agosto

Il sole cuoce le mele sugli alberi

12/09/2000 in Avvenimenti
Di Luca Delpozzo

Le mele cotte arrivano per­al­tro a fine pran­zo: sca­v­a­to il tor­so­lo e sos­ti­tu­ito da un occhio di bur­ro, un cuc­chi­aino di zuc­chero ed un pizzi­co di can­nel­la, rap­p­re­sen­tano il finale clas­si­co d’un pran­zo. Però se a cuo­cer­le è il sole quan­do anco­ra sono attac­cate all’al­bero, vuol dire che la tem­per­atu­ra è sta­ta trop­po alta per una sequen­za trop­po lun­ga di gior­nate: e la mela è da buttare.Che intorno a Fer­ragos­to per qualche gior­na­ta la tem­per­atu­ra si attesti sui 24–25 gra­di anche di notte rien­tra nel­la nor­ma. Quest’an­no, nei dieci giorni fino al 25 il gran cal­do è dura­to inin­ter­rot­to, con tem­per­a­ture di giorno sui 34 gra­di. Per di più i colti­va­tori, nel mese d’agos­to, effet­tuano una sec­on­da potatu­ra, per alleg­gerire di foglie la pianta e per­me­t­tere ai frut­ti di cari­car­si di col­ore e sapore. Quest’an­no, nel­la fac­cia del­la mela espos­ta diret­ta­mente ai rag­gi del sole, il gran cal­do provo­ca una mod­i­fi­cazione delle pareti cel­lu­lari subito sot­to la buc­cia: all’ester­no si vede una mac­chia più scu­ra, pro­prio come una scot­tatu­ra. Se il dan­no si limi­ta all’ester­no, il prodot­to è anco­ra com­mer­cial­iz­z­abile: invece che di pri­ma, pas­sa alla sec­on­da cat­e­go­ria, il prez­zo spun­ta­to è sen­si­bil­mente più bas­so ma qual­cosa il colti­va­tore riesce ad incas­sare. Quan­do invece oltre alla mac­chia viene intac­ca­ta la con­sis­ten­za del­la pas­ta del frut­to, che diven­ta mol­lic­cia e mac­chi­a­ta, allo­ra la mela è pro­prio imman­gia­bile e da buttare. Annual­mente nel Bas­so Sar­ca ven­gono rac­colti 250.000 quin­tali di mele. In questi giorni è in piena effet­tuazione la rac­col­ta delle stark deli­cious, di col­ore rosso. Appe­na fini­to con quelle, toc­cherà alle gold­en gialle: queste due sono le qual­ità più rap­p­re­sen­tate nel­la zona. Alla Coop­er­a­ti­va del­la valle dei Laghi viene sti­ma­ta nel­l’or­dine del 10% la quan­tità di frut­ta mac­chi­a­ta ma comunque com­mer­cial­iz­z­abile, men­tre è sul 2 mas­si­mo 3% la per­centuale di quelle da buttare. Alla Coop­er­a­ti­va con­ta­di­ni, il diret­tore è più cau­to: ritiene che il fenom­e­no non sia molto più svilup­pa­to che negli anni scor­si e rin­via a fine rac­col­ta per una val­u­tazione attendibile. «Sono troppe le vari­abili — affer­ma — la posizione del­l’al­bero, la posizione stes­sa del frut­to sul­l’al­bero, per azzardare dati». La tem­per­atu­ra alta del­la sec­on­da metà d’agos­to non ha avu­to rif­lessi solo sulle mele, ma anche sul­la clas­si­ca susi­na: molti frut­ti sono rimasti di dimen­sioni ridotte rispet­to agli stan­dard e si pre­sen­ta­vano con grinze intorno al picciolo.