Sentenza del tribunale che ha accolto il ricorso di un’azienda agricola. Bocciato il Comune che aveva proibito la costruzione delle stalle

Il Tar: «Allevare cavalli, si può»

Di Luca Delpozzo
Castiglione delle Stiviere

Un’azien­da agri­co­la di Cas­tiglione ha vis­to accolto dal Tar di Bres­cia un ricor­so con­tro il diniego espres­so dal Comune di pot­er costru­ire un fab­bri­ca­to ad uso abitazione ed una strut­tura di ricovero per i cav­al­li e per depos­i­to di attrezzi. E’ una causa che si trasci­na­va da ben sei anni e mez­zo, ma che alla fine ha vis­to accolte le ragioni del­l’a­gri­coltore dife­so dal­l’avvo­ca­to Alber­to Lup­pi (il Comune di Cas­tiglione era, invece, assis­ti­to dal­l’avvo­ca­to Cesare Nicol­i­ni). Il Comune è sta­to ora con­dan­na­to alla rifu­sione delle spese di giudizio in favore del­l’azien­da ricor­rente (1.300 euro, poco più di 2 mil­ioni e mez­zo di lire). Breve­mente, ecco i fat­ti. Nel­l’es­tate del 1995 l’azien­da agri­co­la San­ti­na Saraceni, con sede a Cam­po Barche, pre­sen­ta all’uf­fi­cio tec­ni­co comu­nale una doman­da per costru­ire una strut­tura per accogliere dod­i­ci cav­al­li ed attrezzi agri­coli, oltre ad uno sta­bile per uso abi­ta­ti­vo (per il guardiano). Il 3 luglio del­lo stes­so anno, però, il Comune esprime parere neg­a­ti­vo e, in sostan­za, resp­inge la richi­es­ta di con­ces­sione edilizia. Il suc­ces­si­vo 13 otto­bre l’azien­da impugna il provved­i­men­to. Nei giorni scor­si, come si dice­va, è sta­ta deposi­ta­ta la sen­ten­za. I giu­di­ci, dopo aver esam­i­na­to atten­ta­mente tut­ti gli atti e gli elab­o­rati grafi­ci, han­no ritenu­to che fos­sero per­fet­ta­mente in rego­la e che il Comune abbia, quin­di, ille­git­ti­ma­mente preclu­so un ampli­a­men­to tra l’al­tro vitale per lo svilup­po del­la Saraceni. Tra l’al­tro, i giu­di­ci citano la legge regionale 93 del 1980 con la quale ven­gono ammesse «esclu­si­va­mente le opere real­iz­zate in fun­zione del­la con­duzione del fon­do e des­ti­nate alle res­i­den­ze del­l’im­pren­di­tore agri­co­lo e dei dipen­den­ti del­l’azien­da, nonchè alle attrez­za­ture e infra­strut­ture pro­dut­tive quali stalle, silos, serre per la con­ser­vazione e ven­di­ta dei prodot­ti agri­coli». Inoltre, la stes­sa legge dispone gli indi­ci di den­sità fon­di­aria per le abitazioni del­l’im­pren­di­tore agri­co­lo: non pos­sono super­are gli 0,03 metri cubi per i ter­reni agri­coli. Ebbene, facen­do un’at­ten­ta ver­i­fi­ca dei cal­coli del prog­et­to del­la Saraceni, i giu­di­ci del Tar han­no rag­giun­to la con­vinzione che anche questi ele­men­ti fos­sero del tut­to com­pat­i­bili, anzi con una den­sità infe­ri­ore a quel­la pre­vista dal­la legge. Infine, anche la Regione da parte sua ave­va espres­so parere favorevole.