La Megabyte in corsa per fornire 1500 computer. Riammessa dai giudici un’azienda di Desenzano ingiustamente esclusa dall’Enel

Il Tar dà ragione ai piccoli

Di Luca Delpozzo
Maurizio Toscano

Una azien­da di com­put­er di Desen­zano, rimas­ta esclusa da una gara d’ap­pal­to indet­ta dal­l’Enel per la for­ni­tu­ra di 1500 per­son­al com­put­er note­book, per un val­ore di almeno 6 mil­iar­di di lire, ha ottenu­to dal Tar di Bres­cia la pos­si­bil­ità di essere rein­te­gra­ta nel ban­do. La «Megabyte», nota soci­età per azioni con sede a Desen­zano dov’è nata una deci­na d’an­ni fa per poi svilup­par­si notevol­mente nel set­tore del­l’in­for­mat­i­ca, attra­ver­so il suo rap­p­re­sen­tante legale Piervit­to­rio Tre­buc­chi, ha inoltra­to doman­da di parte­ci­pazione alla gara d’ap­pal­to per la for­ni­tu­ra di 1500 per­son­al com­put­er note­book indet­ta dal­l’Enel lo scor­so 22 gen­naio: un affare di oltre 6 mil­iar­di, tenu­to con­to del prez­zo di mer­ca­to di un note­book. Suc­ces­si­va­mente, l’Enel comu­ni­ca­va l’esclu­sione, con grande sor­pre­sa degli ammin­is­tra­tori del­l’azien­da garde­sana. Da qui il ricor­so al Tar. Nel­la sua arti­co­la­ta memo­ria, l’avvo­ca­to Alber­ta Fioret­ti, che ha tute­la­to gli inter­es­si del­la «Megabyte», ha potu­to dimostrare come l’ente pub­bli­co avesse avvi­a­to una pro­ce­du­ra in palese vio­lazione del­la nor­ma­ti­va vigente in mate­ria di appalti di pub­bliche for­ni­ture, negan­do di fat­to alla «Megabyte» la pos­si­bil­ità di con­corere a una gara cui legit­ti­ma­mente pote­va parte­ci­pare. Una lesione di inter­es­si, tra l’al­tro allarga­ta anche ad altre aziende escluse dal­la gara dei com­put­er. Nel suo ban­do l’Enel, assis­ti­ta nel ricor­so dagli avvo­cati Ste­fano D’Er­cole, Lui­gi Medug­no ed Enri­co Codig­no­la, ave­va chiesto una serie di infor­mazioni, per avere pro­va del­la capac­ità eco­nom­i­co-finanziaria dei con­cor­ren­ti, bene al di là del­l’ogget­to del­la for­ni­tu­ra. Tra le con­dizioni min­ime richi­este dal­l’Enel, per esem­pio, una riguar­da­va in par­ti­co­lare la dichiarazione rilas­ci­a­ta dal­la con­cor­rente che attes­tasse attiv­ità di prog­et­tazione, assem­blag­gio, col­lau­do, ecc. e che negli ulti­mi tre anni avesse prodot­to almeno 500 mila per­son­al com­put­er note­book. «Tale richi­es­ta — ha sostenu­to l’avvo­ca­to Fioret­ti — rap­p­re­sen­ta una palese vio­lazione alla dis­ci­plina comu­ni­taria in mate­ria di gare d’ap­pal­to; infat­ti il cri­te­rio indi­vid­u­a­to dal­la giurispru­den­za ammin­is­tra­ti­va par­la di un val­ore del 50 per cen­to del­l’im­por­to di gara». E una con­trad­dizione affio­ra­ta dal ban­do Enel è, per l’ap­pun­to, quel­la riguardante la sua prete­sa di chiedere all’azien­da «una pro­duzione nel tri­en­nio antecedente di almeno 500 mila com­put­er», il cui cos­to si aggi­ra sui 4 mil­ioni per sin­go­lo pez­zo. Insom­ma, la «Megabyte» avrebbe dovu­to dimostrare un fat­tura­to, nei tre anni prece­den­ti, di almeno 2 mila mil­iar­di di lire, ovvero tre­cen­to volte l’im­por­to del­la gara (cir­ca 6 mil­iar­di). E anco­ra, la «Megabyte» ha ravvisato anche che «la dichiarazione del costrut­tore, la cui pro­duzione viene chi­es­ta già al momen­to del­l’is­crizione delle imp­rese con­cor­ren­ti, equiv­al­ga ad una vio­lazione del prin­ci­pio di seg­retez­za del­l’of­fer­ta e di vio­lazione del prin­ci­pio del­la par condi­cio». In altri ter­mi­ni, la conoscen­za pre­ven­ti­va del nome delle imp­rese pro­dut­tri­ci con i cui prodot­ti le aziende parte­ci­pan­ti pos­sono con­cor­rere alla gara, dà la pos­si­bil­ità di una pre­ven­ti­va conoscen­za del prodot­to che ver­rà offer­to dai con­cor­ren­ti e, con­seguente­mente, del­la pre­ven­ti­va sti­ma del prez­zo. Insom­ma, ver­rebbe elu­so il prin­ci­pio del­la seg­retez­za del­l’of­fer­ta con la pos­si­bil­ità di pot­er appli­care il mas­si­mo rib­as­so. Il Tar (pres­i­dente rela­tore Francesco Mar­i­uz­zo, con­siglieri Con­ti e Fari­na) ha accolto le tesi del­la «Megabyte» dispo­nen­do all’ente dell’energia elet­tri­ca la sua imme­di­a­ta riammis­sione. A dire il vero non sono poche le rimostranze che negli ulti­mi tem­pi ven­gono soll­e­vate da numerose aziende nei con­fron­ti di ammin­is­trazioni pub­bliche i cui ban­di di gara non sem­pre sono cristalli­ni. Tal­vol­ta, bas­ta un cav­il­lo a far saltare le aspet­ta­tive di una dit­ta. E, in tem­pi in cui si invo­ca la mas­si­ma trasparen­za, cer­ta­mente tut­to questo non fa che ali­menta­re polemiche tra cit­ta­di­ni e pub­bli­ca amministrazione.