Tra gli obiettivi del Gruppo equitazione di Caprino la volontà di tenere puliti i sentieri. Sono i cowboys del Baldo

Il trekking equestre dopo un periodo di stasi è in ripresa

28/06/2002 in Attualità
Parole chiave:
Di Luca Delpozzo
Monte Baldo

«Negli anni Ottan­ta il tur­is­mo equestre sul ha avu­to un boom, poi è segui­to un peri­o­do di stasi e ora sti­amo assis­ten­do ad una lenta riprese di inter­esse». Ivano Marogna è il neo­pres­i­dente del Gec, Grup­po equi­tazione Capri­no, che pro­prio in questi giorni ha rin­no­va­to il pro­prio diret­ti­vo. I nuovi mem­bri rimar­ran­no in car­i­ca per due anni e l’associazione ha già provve­du­to ad orga­niz­zare una serie di escur­sioni che si svol­ger­an­no durante tut­to l’arco dell’estate. «Il Bal­do», sot­to­lin­ea Marogna, «è una mon­tagna appeti­ta da chi­unque ami il trekking equestre e sim­pa­tiz­zan­ti o ami­ci ven­gono anche da pae­si non mon­tani. Vil­lafran­ca, Valeg­gio, le aree lim­itrofe al Man­to­vano sono le prin­ci­pali zone di prove­nien­za dei transfughi dal­la pia­nu­ra e aman­ti del­la mon­tagna.» Tut­ti sono pro­pri­etari dell’animale che mon­tano, l’andatura è rig­orosa­mente all’americana, quel­la cioè tipi­ca dei cow boy, con selle basse, larghe, che sor­reg­gono la schiena e per­me­t­tono di restare a cav­al­lo anche per intere gior­nate. «Esat­ta­mente come fan­no a tutt’oggi i man­dri­ani amer­i­cani». Quan­to al cav­al­lo, per chi prat­i­ca trekking equestre, è come un mem­bro del­la famiglia. «Richiede, cure e atten­zioni quo­tid­i­ane non puoi met­ter­lo da parte e scor­dartene fino alla prossi­ma passeg­gia­ta. E con l’animale poi si deve avere un rap­por­to di fidu­cia che si crea come min­i­mo in un anno». Sul Bal­do gli ani­mali più adat­ti sono frut­to dell’incrocio fra cav­al­lo inglese, arabo e sar­do. «Riu­nis­cono le carat­ter­is­tiche migliori di tutte e tre le razze cioè una strut­tura ossea potente, un buon fisi­co e insieme un carat­tere cal­mo e tran­quil­lo. Fra gli obi­et­tivi del Gec anche quel­lo di tenere aper­ti e puli­ti i sen­tieri che attra­ver­sano i due ver­san­ti del Bal­do. «Sis­temi­amo le pietre, sfal­ci­amo le erbac­ce e poti­amo le piante che devono per­me­t­tere il pas­sag­gio di un cav­a­liere a cav­al­lo e quin­di avere le fronde a un min­i­mo di tre metri d’altezza. Un lavoro che soci e sim­pa­tiz­zan­ti svol­go­no gra­tuita­mente a tito­lo di volon­tari­a­to e che rende per­cor­ri­bili anche ad escur­sion­isti appiedati o ciclisti vaste aree del Bal­do. Eppure qualche prob­le­ma c’è. «I pro­pri­etari dei fon­di attra­ver­sa­ti dai sen­tieri spes­so met­tono fili spinati o sbarre per impedire il pas­sag­gio a chi­unque, se almeno si lim­i­tassero a un can­cel­let­to apri­bile, come fan­no in altri pae­si, non ci sareb­bero prob­le­mi invece bloc­cano qualunque acces­so», sbot­ta Marogna. «Una cosa che non potreb­bero fare per­ché il sen­tiero è pub­bli­co anche se il ter­reno è di pro­pri­età». Un atteggia­men­to che ave­va sen­so forse nel pas­sato quan­do sul Bal­do veni­va chi­unque, come spie­ga lo stes­so Marogna. «Negli anni in cui questo sport era in voga c’era trop­pa gente che non rispet­ta­va né gli ani­mali né l’ambiente. Trat­ta­va male i cav­al­li, pas­sa­va attra­ver­so pro­pri­età pri­vate o campi aper­ti, anche se non era con­sen­ti­to». Ma oggi la situ­azione è cam­bi­a­ta. «Quel­li che sono rimasti sono i clas­si­ci pochi ma buoni che han­no a cuore la sal­va­guardia e il rispet­to dell’ambiente e del­la mon­tagna». E le autorità non fan­no nul­la. «Tante parole ma fat­ti pochi. Ulti­ma­mente abbi­amo anche inten­ta­to un paio di cause con­tro questi abusi e le abbi­amo vinte. Ma è inutile lamen­tar­si dell’abbandono del­la mon­tagna se non si inter­viene per tenere puli­ti e aper­ti i sentieri».

Parole chiave: