Puntano al trofeo in centinaia. Diverse le scuole di pensiero: Libera università Fenomeni e Brigate trisalcol. Renzo Parolari alla finalissima di Riva tenta di bissare lo storico successo di nove anni fa

Il Trisàc si gioca nei bar tra sfottò, bluff, segni e strategie

25/11/2001 in Manifestazioni
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Di Luca Delpozzo
Stefano Ischia

Ren­zo Paro­lari, com­mer­ciante, 66 anni, pres­i­dente del cir­co­lo comu­nale Enal, è pron­to a tentare il bis. Uno stori­co bis. Dopo aver già vin­to nel 1992 il tro­feo «Ami­ci del trisac — cit­tà di Riva» ed esser­si clas­si­fi­ca­to al quar­to pos­to l’anno dopo (un colpo da mae­stro, fino­ra mai eguaglia­to) parteciperà alla finalis­si­ma pre­vista per ven­erdì 16 dicem­bre al palaz­zo dei con­gres­si di Riva. Chiam­a­to il «pok­er dei poveri», il gio­co con carte da brisco­la è tipi­co del­la zona dell’Alto Gar­da e uni­co nel suo genere a liv­el­lo ital­iano. Di anti­ca orig­ine bena­cense, raduna oltre un migli­aio di appas­sion­ati spar­si sulle tre sponde del lago, veronese, trenti­na e bres­ciana. Sul­la riv­iera scalig­era è conosci­u­to e gio­ca­to a Mal­ce­sine e a Bren­zone, ma già Tor­ri ne rimane esclusa. Migli­a­ia sono gli appas­sion­ati da Bren­zone alla val di Ledro, da Dro a Toscolano, da Riva a Mal­ce­sine. Le qual­i­fi­cazioni sono agguer­ri­tis­sime: ogni bar, su 32 sfi­dan­ti, sfor­na quat­tro final­isti. In 128 si ritro­ver­an­no così a sfi­dar­si in una gara all’ul­ti­mo bluff a Riva. C’è sta­to un anno soltan­to in cui furono abil­i­tati alle qual­i­fi­cazioni i bar di Mal­ce­sine e Bren­zone. Ora la cinquan­ti­na di con­cor­ren­ti verone­si si recano nel­l’Al­to Gar­da trenti­no per parte­ci­pare alle qual­i­fi­cazioni ed è sta­to pro­prio al bar Gia­rdi­no di Nago che Paro­lari si è qual­i­fi­ca­to per la finalis­si­ma. Goliar­dia e sfot­tò, oltre all’a­bil­ità tat­ti­ca e psi­co­log­i­ca, sono gli ingre­di­en­ti del suc­ces­so del gio­co e del­la man­i­fes­tazione giun­ta alla sua quindices­i­ma edi­zione e l’al­bo d’oro è dom­i­na­to dai gio­ca­tori di scuo­la altog­a­rde­sana. Come ogni dis­ci­plina che si rispet­ti anche il trisàc ha le sue scuole di pen­siero e di strate­gia da quel­la ledrense delle Brigate trisal­col di Pieve di Ledro alla Lib­era del trisac del bar Liv­io di Riva, ora chiu­so, ai Fenomeni di Ville del Monte. Tut­to il barac­cone con i suoi alle­gati e corol­lari, con la sua alle­gria e i suoi riti, sus­citò la curiosità del set­ti­manale satiri­co nazionale Cuore , che alcu­ni anni fa vi dedicò un servizio. E, come ogni cam­pi­ona­to che si rispet­ti, non man­cano nem­meno le cam­pagne acquisti tra bar per acca­parrar­si i fuori­classe che porti­no pres­ti­gio alla com­pagine di turno. A seder­si attorno a un tavo­lo da trisàc si res­pi­ra un’at­mos­fera par­ti­co­lare del tut­to sim­i­le a quel­la del pok­er con i bluff, i «seg­ni», i «conzi­ni» e i rit­u­ali che ai neo­fi­ti pos­sono apparire esagerati. Centi­na­ia di insospet­ta­bili si affan­nano e sudano sangue per acca­parrar­si un pos­to nel­la finalis­si­ma. Sin­daci, asses­sori e con­siglieri comu­nali, impren­di­tori, pro­fes­sion­isti, operai, mura­tori, faleg­na­mi, assi­cu­ra­tori, anche dis­oc­cu­pati e qualche rara don­na. Tra i sin­daci spic­cano Giuseppe Lom­bar­di, pri­mo cit­tadi­no di Mal­ce­sine, che mal­gra­do abbia «mol­la­to» un tan­ti­no da quan­do riveste la car­i­ca si dilet­ta nelle sfide pae­sane; Bernar­do Bernie Pen­ner, già sin­da­co di Pieve di Ledro e pres­i­dente del com­pren­so­rio Alto Gar­da e Ledro e ora con­sigliere d’op­po­sizione sem­pre a Pieve; Ste­fano Bres­ciani, pure lui meno impeg­na­to da quan­do è asses­sore di Arco, e Agosti­no Zac­chel­lo, ex asses­sore di Mal­ce­sine. Nel­la vas­ta schiera di aspi­ran­ti final­isti ci sono i vet­erani e i piv­el­li­ni e non c’è nul­la di peg­gio che finire nel­la lista dei trom­bati ossia dei «tac­chi­ni», di quel­li esclusi dal­la finalis­si­ma. Par­ti­to tra i bar di Riva su idea di Gian­ni Pipo Gal­vagni, elet­tricista, il «Cit­tà di Riva» è, dunque, diven­ta­to un ambì­to tor­neo inter­re­gionale. Chissà se a nove anni di dis­tan­za dal pri­mo suc­ces­so di Ren­zo Paro­lari il tro­feo pos­sa tornare in mano melsinea ! I giochi sono aper­ti e i bar asse­diati dai gio­ca­tori. A Mal­ce­sine pro­ce­dono gli «allena­men­ti» in vista delle qual­i­fi­cazioni: bas­ta pas­sare all’E­nal, al Rosa, al Video, all’An­co­ra o nei bar di Cas­sone o di Castel­let­to per trovare appas­sion­ati in azione. Ren­zo Paro­lari stes­so nutre fidu­cia nei verone­si: «Sare­mo almeno una venti­na alla finalis­si­ma e abbi­amo degli otti­mi ele­men­ti. E’ un gio­co d’as­tuzia oltre che di for­tu­na. E’ questo il bel­lo, ci vuole per­son­al­ità e come al pok­er saper bluf­fare è fon­da­men­tale. Ci sono cal­coli com­p­lessi da fare. Insom­ma è molto diver­tente anche per­ché è il gio­co del­l’as­tuzia e degli sfot­tò». Paro­lari stes­so ammette di essere cadu­to in qualche occa­sione nel­la schiera dei «tac­chi­ni», di chi non riesce a qual­i­fi­car­si: «E chi non è sta­to un tacchi­no», ammette il cam­pi­one. «Lo scor­so anno sono sta­to elim­i­na­to mala­mente. Ogni vol­ta che ti fregano diven­ti un tacchi­no anche se i gior­nali usano anche il ter­mine trom­bato . Ma per chi non è nel ramo, chi non conosce il gio­co non capisce». Sulle prob­a­bil­ità che a nove anni di dis­tan­za pos­sa tornare sul podio un veronese, Paro­lari è pru­dente anche se fiducioso: «Siamo com­bat­tivi noi di Mal­ce­sine, un grup­po di gio­ca­tori molto vali­di con una media alta in fat­to di qual­ità. In 20 o 30 passer­e­mo il turno e ci bat­ter­e­mo a tes­ta alta».

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