Il capogruppo della minoranza di centrosinistra Cinzia Goffi ha risollevato l’annosa questione. Il sindaco ha affermato che la ristrutturazione «non rientra tra le priorità»

Il vecchio teatro resterà in coda

12/02/2006 in Attualità
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Di Luca Delpozzo
se.za.

La ristrut­turazione del vec­chio teatro di Salò? Riman­da­ta. Cinzia Gof­fi, capogrup­po del­la mino­ran­za che si riconosce nelle posizioni del cen­tro-sin­is­tra, ha soll­e­va­to l’argomento nell’ultima riu­nione del con­siglio comu­nale. «L’anno scor­so — ha det­to l’esponente dei Ds — sem­bra­va ci fos­se l’interessamento di un grup­po tedesco e l’operazione ormai in dirit­tura d’arrivo. Non ne abbi­amo più saputo niente. Adesso, scor­ren­do il bilan­cio, ci accor­giamo che non è sta­to stanzi­a­to un quat­tri­no, nè per il 2006 nè per il 2007. Forse si farà qual­cosa nel 2008». Il sin­da­co ha rispos­to che la sis­temazione dell’edificio, di fronte alla chiesa di San Bernardi­no e all’inizio del­la «tre­san­da stor­ta», «è una delle opere che rite­ni­amo non pri­or­i­tarie, anche se impor­tante, nel sen­so che potrebbe dare un rilan­cio cul­tur­ale. Così abbi­amo deciso di spostare l’intervento nel tem­po. A meno di trovare l’opportunità di un piano inte­gra­to di recu­pero con i pri­vati, sen­za che il Munici­pio deb­ba tirar fuori un euro». Soluzione rin­vi­a­ta, quin­di. Furono alcu­ni cit­ta­di­ni salo­di­ani, gui­dati dal­l’avvo­ca­to Lui­gi Pir­lo, a far costru­ire il teatro. Affi­darono l’in­car­i­co del­la prog­et­tazione all’ar­chitet­to Achille Sfon­dri­ni, lo stes­so del «Car­cano» di , del «Politea­ma» di Cre­mona e del «Costanzi» di Roma. Dep­u­ta­to e ami­co di Giuseppe Zanardel­li, l’avvo­ca­to tro­vò i finanzi­a­men­ti, uti­liz­zan­do pure i sol­di di famiglia. La strut­tura inter­na (platea cir­co­lare, due ordi­ni di palchi, log­gia, log­gione e cameri­ni, per una super­fi­cie di mille metri quadri e una vol­ume­tria di 11mila mc.) era tut­ta in leg­no, con 500 posti a sedere. Le dec­o­razioni di tre valen­ti arti­giani: Fran­chi­ni di Venezia, Zam­bi­ni e Galeazzi di Milano. L’in­au­gu­razione, nel­la ser­a­ta del 1 novem­bre 1873, con l’opera di Ver­di «Il Rigo­let­to». Nel 1905 Pir­lo lo cedette per poche migli­a­ia di lire alla Sbe (Soci­età elet­tri­ca bena­cense) che, a sua vol­ta, ne fece dono al Comune. Notev­ole il ruo­lo dei palchet­tisti, for­mati dal­la borgh­e­sia locale: a loro venne affi­da­ta la ges­tione. Ebbero spazio anche i veg­lioni e le proiezioni cin­e­matogra­fiche. Grup­pi politi­ci, asso­ci­azioni sin­da­cali e isti­tuzioni sco­las­tiche vi orga­niz­zarono con­veg­ni. Numerosi i rifaci­men­ti, l’ul­ti­mo nel 1952. Una sta­gione, quel­la, che portò sul lago Cesco Baseg­gio, Memo Benas­si, Rug­gero Rug­geri, Faus­to Tomei, Emma Gra­mat­i­ca. Nel ’65 fu respin­ta la doman­da di adibire il «Comu­nale» a sala da bal­lo e amer­i­can bar. Chiu­so da cir­ca quarant’anni, il teatro è diven­ta­to un mag­a­zz­i­no. Alcu­ni lavori recen­ti (gli ulti­mi, nel 2000-01) han­no cer­ca­to di con­sol­i­dare la strut­tura e lim­itare i dan­ni del grave degrado.

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