Immagini subacquee e testimonianze presentate a Toscolano. L’opera di Angelo Modina ripercorre la storia del «Diana»

Il veliero affondato ora rivive in un dvd

27/12/2005 in Attualità
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Di Luca Delpozzo
Bruno Festa

Ange­lo Mod­i­na ha pre­sen­ta­to a Toscolano Mader­no il Dvd che doc­u­men­ta le immag­i­ni di “Diana” il veliero affonda­to oltre 70 anni orsono al largo di Castel­let­to di Bren­zone, men­tre trasporta­va pietrame dal­la Val di Sog­no a Castel­let­to, da uti­liz­zare per la costruzione del por­to del paese vene­to. L’oc­ca­sione del­l’in­con­tro del­l’e­quipe che ha indi­vid­u­a­to il veliero, inabis­satosi negli anni ’30 del sec­o­lo scor­so in acque venete, è sta­ta utile anche per infor­mar­si su even­tu­ali altre novità che il Gar­da potrebbe nascon­dere. A quan­to pare ce ne sono, ma sia Mod­i­na che gli altri com­po­nen­ti del grup­po di sub­ac­quei, stori­ci e ricer­ca­tori a qual­si­asi tito­lo, riman­gono abbot­to­natis­si­mi: quan­do sarà il momen­to si potrà par­larne, dicono irre­movi­bili ma com­piaciu­ti. Al pub­bli­co non res­ta, quin­di, che goder­si le splen­dide immag­i­ni pre­sen­tate da Mod­i­na nel dvd, che ha una dura­ta di 30 minu­ti. Scor­rono i tes­ti­moni, soprat­tut­to veneti, che anco­ra ricor­dano la vicen­da del­l’af­fon­da­men­to del “Diana”, di due uomi­ni del­l’e­quipag­gio che atten­de­vano soc­cor­si. Ma tra le tes­ti­mo­ni­anze verone­si non man­ca una par­la­ta dal­l’an­ti­ca inf­les­sione bres­ciana sep­pure ormai sbia­di­ta: è quel­la di Sauro Fel­trinel­li, gargnanese, uno dei pochi maestri d’as­cia rimasti e che pos­sono rac­con­tare i momen­ti che han­no scrit­to la sto­ria del­la garde­sana di un tem­po, essendosi sem­pre ded­i­ca­to alla costruzione di barche da trasporto. «Diana» era un veliero di una venti­na di metri di lunghez­za e quat­tro di larghez­za, ave­va due alberi. Era per­fet­to per il trasporto, affer­ma Ettore Brighen­ti, bar­caio­lo del­la spon­da veronese che ricor­da come, «con un buon ven­to c’er­a­no bar­coni che in due ore e mez­za copri­vano il tragit­to da Riva a Peschiera e in un’o­ra da Castel­let­to a Peschiera». “Diana”, al pari di altri bar­coni come il “Gen­o­va” o la “Veron­i­ca”, por­ta­vano pietrame in grande quan­tità e viag­gia­vano a filo d’ac­qua. Pote­va suc­cedere, come alla “Diana” che lo sposta­men­to di qualche mas­so causasse incon­ve­ni­en­ti gravi, fino all’af­fon­da­men­to. Eppure, si deve pro­prio alla pre­sen­za di pietrame a un centi­naio di metri di pro­fon­dità davan­ti a Castel­let­to, la curiosità soll­e­va­ta in Gian­ni Calafà ed altri col­lab­o­ra­tori. Questi han­no volu­to appro­fondire le indagi­ni su una pre­sen­za di pietre così inusuale, men­tre su quel fon­dale del lago sta­vano effet­tuan­do ricerche bio­logiche. A quel pun­to, l’in­ter­ven­to di Mod­i­na, del figlio Daniel con la loro equipe ed attrez­zatu­ra si è dimostra­to vin­cente, anche se le dif­fi­coltà non sono cer­to man­cate. «Per miglio­rare la vis­i­bil­ità ci siamo riv­olti ad una dit­ta di Bres­cia, la Gio­Sub e abbi­amo appronta­to un sis­tema di illu­mi­nazione, com­pos­to da quat­tro lam­pade da 150 watt. Nel calare l’at­trez­zatu­ra, ques­ta si è però impigli­a­ta a 80 metri di pro­fon­dità. È sta­to mio figlio Daniel a sbrogliare la matas­sa, scen­den­do fin lag­giù. Anco­ra non mi ren­do con­to di come pos­sa avere fat­to», ricor­da Mod­i­na. L’impianto di illu­mi­nazione ha fun­zion­a­to al meglio e le immag­i­ni riportare nel dvd han­no così potu­to assumere un notev­ole gra­do di sug­ges­tione. In atte­sa di altre inter­es­san­ti scop­erte, frut­to non solo di indis­pens­abile di abil­ità tec­ni­ca, ma anche di cor­ag­gio e di grande pas­sione per la sto­ria del Gar­da, il grup­po di ricer­ca­tori ha incas­sato l’ap­prez­za­men­to del pub­bli­co pre­sente e del­l’am­min­is­trazione comu­nale di Toscolano Mader­no, con l’Asses­sore Fabio Cauzzi che ha sot­to­lin­eato l’im­por­tan­za che la cul­tura e la sto­ria rive­stono anche sot­to l’aspet­to turistico.

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