Incontro stasera con monsignor Zenti alla Scuola di Polizia su iniziativa delle tre parrocchie cittadine. Il parroco del Beato Andrea: «Ha accolto la sollecitazione dei genitori, spesso soli con un compito difficile»

Il vescovo accetta la sfidadell’emergenza educativa

Di Luca Delpozzo
Giuditta Bolognesi

Il vesco­vo di Verona Mon­sign­or Giuseppe Zen­ti tor­na a Peschiera per incon­trare ques­ta sera, con inizio alle 20.30 nell’aula magna del­la Scuo­la di Polizia, gen­i­tori ed edu­ca­tori sul tema, quan­tomai di attual­ità, «Emer­gen­za educa­ti­va oggi: ruo­lo e attese dei genitori».L’incontro è sta­to orga­niz­za­to in col­lab­o­razione tra le tre par­roc­chie aril­i­cen­si (San Mar­ti­no, Beato Andrea e San Benedet­to) ed è anche la pri­ma visi­ta, sep­pure non uffi­ciale, di mon­sign­or Zen­ti all’is­ti­tu­to per allievi agen­ti, diret­to da Giuseppe Reccia.«Abbiamo chiesto ospi­tal­ità al diret­tore Rec­cia vista la capien­za del­l’aula magna», spie­ga don Tar­ci­sio Sol­dà, del Beato Andrea. «L’idea è nata nelle due vis­ite del vesco­vo alla nos­tra par­roc­chia: la pri­ma il 5 giug­no, per i 20 anni del­la chiesa, e la sec­on­da il 19 otto­bre per le cres­ime. In entrambe il Vesco­vo ha par­la­to, tra le altre cose, di ques­ta emer­gen­za educa­ti­va che sta a cuore alla Chiesa, alla scuo­la e soprat­tut­to alle famiglie». «È un argo­men­to di cui si dibat­te tan­to», pros­egue, «anche su mezzi di comu­ni­cazione di mas­sa che ci pro­pon­gono, purtrop­po così spes­so, gli ecces­si di ques­ta emer­gen­za, come il triste fenom­e­no del bullismo».«Si trat­ta di situ­azioni», con­tin­ua don Sol­dà, «che si tra­ducono in fenomeni altret­tan­to impor­tan­ti di dis­a­gio e insof­feren­za degli adul­ti che non san­no come edu­care i figli, come rius­cire a trasmet­tere loro i val­ori. Una delle nos­tre cat­e­chiste ha chiesto al vesco­vo se sarebbe venu­to a par­lare ai gen­i­tori di questi prob­le­mi e mon­sign­or Zen­ti ha dato la pro­pria piena disponi­bil­ità, sug­geren­do di coin­vol­gere le tre par­roc­chie del territorio».Dopo aver scel­to la data, si è guarda­to al tito­lo del­la ser­a­ta. «Ovvi­a­mente si è pen­sato al ruo­lo dei gen­i­tori; ma abbi­amo anche con­sid­er­a­to», sot­to­lin­ea il par­ro­co del Beato Andrea, «che i gen­i­tori non sono gli uni­ci sogget­ti toc­cati dal fenom­e­no per­ché anche loro devono farei con­ti con l’am­bi­ente e il tes­su­to sociale. I ragazzi, infat­ti, non han­no a che fare solo con la famiglia: ci sono anche la scuo­la, lo sport, le com­pag­nie. Per­ché par­liamo di ragazzi in età anche da scuole supe­ri­ori e non solo di bam­bi­ni del­l’asi­lo. Ecco per­ché», dice anco­ra don Tar­ci­sio, «abbi­amo ritenu­to gius­to indi­care nel tito­lo il ruo­lo e le attese dei gen­i­tori. Anche per­ché par­lare del­l’e­mer­gen­za educa­ti­va pone il prob­le­ma di come noi adul­ti abbi­amo tralas­ci­a­to la for­mazione umana, spir­i­tuale e cul­tur­ale per­ma­nente. Ci pre­oc­cu­pi­amo sem­pre e sem­pre di più del­la for­mazione pro­fes­sion­ale, per­ché è chiaro che nel lavoro devi essere sem­pre aggior­na­to e via dicen­do. Ma tut­to il resto l’ab­bi­amo las­ci­a­to da parte e così siamo arrivati a questo pun­to. E a questo pun­to abbi­amo vis­to che da sola, spon­tanea, nasce solo la gramigna».«Dunque questo incon­tro può essere un’oc­ca­sione per ripren­dere anche come adul­ti i dis­cor­si tra di noi. I ragazzi vivono in rete tut­to il giorno e i gen­i­tori pen­sano invece che basti un coman­do, un ordine come con il tele­co­man­do per sis­temare ogni cosa. Invece», con­clude il par­ro­co, «bisogna impara­re a fare rete anche tra noi adul­ti per tentare di capire quali sono i no e i si da dire e ripren­dere in mano un per­cor­so educa­ti­vo che è l’u­ni­ca stra­da che abbi­amo per super­are ques­ta emer­gen­za».