In Santa Maria della Neve sotto la diocesi di Verona, l’incontro di Flavio Carraro con gli operatori turistici. La richiesta al Papa: «Mi piacerebbe restare anche se ho compiuto 75 anni»

Il vescovo non lascia il suo gregge

21/03/2007 in Attualità
Di Luca Delpozzo
Maurizio Toscano

L’età del­la pen­sione l’ha rag­giun­ta. Ma lui con­tin­uerebbe volen­tieri la sua mis­sione… se il Papa vor­rà con­ced­er­gli l’opportunità. Flavio Rober­to Car­raro, vesco­vo di Verona che ha anche 24 par­roc­chie sul­la spon­da bres­ciana del lago, 75 anni com­piu­ti lo scor­so 3 feb­braio, ha rimes­so il manda­to nelle mani del Papa per aver rag­giun­to l’età pen­sion­abile. «Ma questo non vuol sig­nifi­care che auto­mati­ca­mente io deb­ba andare via, sarà il San­to Padre a comu­ni­car­mi la sua deci­sione – con­fi­da il Vesco­vo in quest’intervista rilas­ci­a­ta a Bres­ciaog­gi nel cor­so di un incon­tro a Sirmione, che appar­tiene alla dio­ce­si scalig­era — ed io fran­ca­mente sarei felice di pot­er restare anco­ra qui fra i miei fedeli, a lavo­rare per loro e per la Diocesi».E, in effet­ti, Flavio Rober­to Car­raro, dell’ordine dei frati Cap­puc­ci­ni, è anco­ra in buona for­ma e pieno di idee. Come quel­la di svilup­pare ulte­ri­or­mente l’impegno pas­torale. «Si trat­ta di un prob­le­ma ril­e­vante, oggi non più come ieri: una vol­ta il gio­vane attinge­va dal­la famiglia cer­ti val­ori, la stes­sa fede, oggi c’è la scuo­la e altri pun­ti di aggregazione. Bisogna creare quin­di nuovi ambi­en­ti dove la fede pos­sa esser­gli trasmes­sa. Ci sono da miglio­rare le modal­ità del­la cat­e­ch­esi. Tre domeniche al mese si incon­tr­eran­no i gen­i­tori per par­lare e preparare al bat­tes­i­mo, alla pri­ma comu­nione ed alla cres­i­ma i pro­pri figli: ma pri­ma dob­bi­amo par­larne con gli adul­ti per­ché ries­cano a loro vol­ta a dis­cuterne con i ragazzi».Quali sono i prob­le­mi mag­giori che incon­trate? «Il fat­to che non sem­pre i gen­i­tori si mostri­no disponi­bili a fare quan­to gli chiedi­amo: ci sono alcune incom­pren­sioni, per esem­pio se gli dici­amo che il loro figlio non può essere ammes­so al sacra­men­to, si scate­na la loro reazione. Ma la preparazione va con­di­visa da tut­ti, padri e figli». Come sta viven­do, lei e la sua dio­ce­si, l’acceso dibat­ti­to sul­la dis­eg­no di legge sulle cop­pie di fat­to, i Dico? «Sono prob­le­mi gran­di, il dibat­ti­to c’è, eccome! È sta­ta avvi­a­ta autono­ma­mente una bell’iniziativa, la Con­sul­ta di aggregazione cat­toli­ca, del­la quale fan­no parte giuristi ed esper­ti. Ebbene ques­ta con­sul­ta ha esam­i­na­to il dis­eg­no di legge dal pun­to di vista di un cit­tadi­no ital­iano, e ci è sta­to det­to che porterà ad un dis­as­tro, for­nen­do dati incon­testa­bili: non mi dilun­go oltre…». C’è un prog­et­to per razion­al­iz­zare la pre­sen­za delle par­roc­chie nel­la dio­ce­si? “Evi­den­te­mente sì. Non com­pren­do per­ché una per­sona accetti di per­cor­rere 30 km. per fare spe­sa in un cen­tro com­mer­ciale e non pos­sa sac­ri­fi­car­si, dici­amo, di farne due o tre per andare a mes­sa nel­la par­roc­chia più vic­i­na. Ci arrivano infat­ti – con­fer­ma il vesco­vo Car­raro – richi­este di isti­tuire nuove par­roc­chie quan­do a dis­tanze accetta­bili ce n’è gia una oper­a­ti­va: non pos­si­amo mica fare la chiesa sot­to casa.»Il prob­le­ma delle ordi­nazioni sac­er­do­tali: qual è la situ­azione nel­la sua dio­ce­si? «Direi buona. Ne con­ti­amo dalle otto alle dieci all’anno: non sono poche, per noi sono suf­fi­ci­en­ti. Anzi, vor­rei ricor­dare – con­clude padre Flavio Rober­to Car­raro – che ben 26 sac­er­doti del­la dio­ce­si veronese si trovano ad oper­are il loro min­is­tero in altre diocesi».Lunedì sera il vesco­vo di Verona ha pre­siedu­to una solenne cer­i­mo­nia nel­la chiesa di S. Maria del­la Neve in cen­tro stori­co, ded­i­ca­ta ad alcune cres­ime ma, soprat­tut­to, agli oper­a­tori tur­is­ti­ci del­la cit­tad­i­na garde­sana nel giorno del tradizionale inizio del­la sta­gione. Era­no pre­sen­ti il sin­da­co Mau­r­izio Fer­rari, i pres­i­den­ti del­la soci­età Terme, degli alber­ga­tori e dei com­mer­cianti e le autorità delle forze dell’ordine. Al ter­mine del­la cer­i­mo­nia reli­giosa è segui­to un incon­tro con­viviale nell’hotel Cat­ul­lo del­la famiglia Barelli.