La scomparsa di un subacqueo ha drammaticamente riaperto il capitolo sulla sicurezza in acqua

Immersioni, un tuffo nel caos

Parole chiave: -
Di Luca Delpozzo

Man­cano regole certe e un pro­to­col­lo di inseg­na­men­to per le scuole­Vi­ag­gio nel mon­do sub­ac­queo tra i con­sigli da osser­vare e i costi da sostenere per seguire cor­si di base in gra­do d’impartire le prime rudi­men­tali nozioni. In Italia esistono 15 fed­er­azioni ma non ci sono un albo e nem­meno una legge che dis­ci­pli­ni l’attività d’istruttore: in Par­la­men­to c’è solo un dis­eg­no di legge pre­sen­ta­to tre anni fa. Quali sono i peri­coli mag­giori di Ste­fano Jop­pi­En­nes­i­ma trage­dia nelle acque del . Dopo la morte a metà luglio di un tren­tunenne peru­viano appas­sion­a­to di snor­kel­ing (escur­sione sub­ac­quea con il boccaglio) annega­to al largo di Tor­ri del Bena­co forse per un mal­ore, un sec­on­do lut­to si è reg­is­tra­to domeni­ca sul­la spon­da bres­ciana. Ques­ta vol­ta a perdere la vita è sta­to un sub lom­bar­do, un esper­to, con centi­na­ia di immer­sioni al suo atti­vo. Fatale, a quan­to pare, l’imprudenza. Rober­to Miche­li­ni, 57 anni sposato e padre di due figli si è immer­so da solo nel lago, a pochi metri di dis­tan­za dall’abitato di Toscolano Mader­no, con una bom­bo­la da 18 litri sulle spalle. «Uno dei pri­mi accorg­i­men­ti da adottare quan­do si effet­tuano immer­sioni è quel­lo di uscire sem­pre in cop­pia, in modo d’intervenire subito in caso di bisog­no», affer­ma Gian­ni Calafà, istrut­tore sub­ac­queo con una preparazione anche per le immer­sioni sot­to i ghi­ac­ci. È buona abi­tu­dine, inoltre, piani­fi­care l’immersione: decidere cioè a quan­ti metri scen­dere, cal­co­lare il tem­po dell’escursione e il tem­po per la riemer­sione. «Tra le regole non scritte c’è quel­la di avere a por­ta­ta di mano una lista delle camere iper­bariche più vicine da rag­giun­gere se si dovesse reg­is­trare, una vol­ta usci­ti dall’acqua, prob­le­mi di decom­pres­sione», con­tin­ua Calafà, pron­to a seg­nalare quel­la di Vil­lafran­ca per col­oro che sono soli­ti fre­quentare la spon­da veronese del lago di Gar­da. Per la Lom­bar­dia il pun­to di rifer­i­men­to è invece a Zin­go­nia, in provin­cia di Berg­amo, men­tre nel trenti­no è oper­ante quel­la di Bolzano.Il Bena­co rimane di fat­to un baci­no nat­u­rale per le immer­sioni non solo in estate, ma anche in altri peri­o­di dell’anno. I sub fre­quen­tano soprat­tut­to l’alto Gar­da, dove le acque sono più limpi­de e vi è anche la pos­si­bil­ità d’imbattersi in qualche vec­chio relit­to. Atten­zione però. «Esistono delle zone, come ad esem­pio attorno all’isola Trimel­one di Assen­za, dove è vieta­to scan­dagliare i fon­dali», riprende Calafà, che ha al suo atti­vo decine e decine di immer­sioni ed è tra i pro­mo­tori, insieme al bres­ciano Ange­lo Mod­i­na, del recu­pero del­la Diana, vec­chio bar­cone affonda­to a fine anni Ven­ti davan­ti al por­tic­ci­o­lo di Castel­let­to. «Il con­siglioè quel­lo di fare una tele­fona­ta alla locale stazione dei per sapere in anticipo quali sono le zone inter­dette alle immer­sioni. Si evi­tano così even­tu­ali spi­acevoli prob­le­mi». Nel cam­po delle immer­sioni sono poche le regole fisse da seguire. Sen­za dub­bio basi­lare è, per il Gar­da, conoscere la nor­ma­ti­va in vig­ore dal gen­naio 1984. Si trat­ta di una legge d’intesa regionale che dis­ci­plina la a motore e gli altri usi tur­is­ti­ci delle acque: dal­lo sci nau­ti­co alla vela, dalle tav­ole a vela alle imer­sioni. Nel caso delle immer­sioni è sem­pre obbli­ga­to­rio seg­nalare la pro­pria pre­sen­za medi­ante una boa con bandiera rossa a striscia diag­o­nale bian­ca, e avere un natante di appog­gio. È inoltre vieta­to prati­care immer­sioni sul­la rot­ta dei servizi di lin­ea, in prossim­ità dei por­ti, delle zone ris­er­vate alla bal­neazione, dei can­neti e dei cor­ri­doi di lan­cio del­lo sci nau­ti­co. Questi divi­eti non si appli­cano invece durante l’esercizio di attiv­ità pro­fes­sion­ali deb­ita­mente autor­iz­zate. Oltre a conoscere le regole in vig­ore, è utile con­vin­cer­si che l’attività sub­ac­quea, sem­pre più dif­fusa, non è immune da peri­coli. Tra i rischi mag­giori c’è quel­lo di sen­tir­si ecces­si­va­mente sicuri, per­ché può cap­itare di pren­dere sot­togam­ba qual­cosa. «Il peri­co­lo mag­giore per i sub, ma anche per i bag­nan­ti, è quel­lo di abbas­sare il liv­el­lo di atten­zione una vol­ta sce­si in acqua», affer­ma Ser­gio Per­az­zoli, capo repar­to dei vig­ili del fuo­co di stan­za a . Il dis­tac­ca­men­to ha in dotazione Vik­tor Uno, imbar­cazione all’ avan­guardia nel soc­cor­so in acqua. «Uno dei pri­mi con­sigli da dare (leg­gi sche­da sopra) a chi si vuole avvic­inare al mon­do delle immer­sioni è quel­lo di iscriver­si a un cor­so di sub che non si esaurisca nel­lo spazio di tre-quat­tro giorni», illus­tra Luca Tur­ri­ni, che fa parte dei , con sede a Salò. «La valid­ità del cor­so fre­quen­ta­to», pros­egue, «è data appun­to dal­la sua dura­ta: occorre pri­ma fornire buone e diverse nozioni di teo­ria e poi pas­sare alla prat­i­ca, che non si può esaurire in poche ore d’immersione. Non bisogna mai dimen­ti­care che il Gar­da, per geolo­gia, tem­per­atu­ra e cor­ren­ti ha carat­ter­is­tiche molto diverse dal mare, tan­to da richiedere da parte dei suoi fruitori una mag­giore atten­zione». I costi per un cor­so di pri­mo gra­do di sub, che dà la pos­si­bil­ità una vol­ta con­se­gui­to il patenti­no di scen­dere fino a 18 metri, si aggi­ra soli­ta­mente tra i 400 e i 600 euro. Tut­ti pos­sono iscriver­si (sono quat­tro-cinque le scuole pre­sen­ti sul­la Riv­iera degli olivi) a pat­to che non si sof­fra di patolo­gie car­diache. «La dif­feren­za tra immer­sioni in acqua sala­ta e lacus­tre è sostanziale», riprende Tur­ri­ni. E pros­egue: «I fon­dali mari­ni sono lim­pi­di e offrono mag­giori pos­si­bil­ità di visione, men­tre nel Benà­co l’ambiente è tipi­ca­mente prim­i­ti­vo, cioè buio e scon­nes­so». «E pen­sare che molti una vol­ta indos­sa­ta la muta pen­sano già di essere a pos­to», sospi­ra Arman­do Boschet­ti, istrut­tore. «Il prob­le­ma vero è che a liv­el­lo di nor­ma­tive reg­na il caos totale», ammette Oliviero Olivieri, pres­i­dente del­la Lega navale di Gar­da, «esistono in giro molte scuole di sub, ma non tutte seguono le stesse regole: man­can­do una vera Fed­er­azione sub­ac­quea ognuno alla fine si auto­gestisce». La con­fer­ma arri­va da Roma. Ste­fano Sali­o­la, seg­re­tario dell’associazione nazionale istrut­tori sub­ac­quei nata nel 1975, affer­ma infat­ti: «sono 15 le fed­er­azioni in Italia, non esiste un uni­co albo, e non c’è una legge che regoli l’attività d’istruttore sub­ac­queo e delle scuole d’immersione. In Par­la­men­to langue, ormai dal 2002, solo un dis­eg­no di legge».

Parole chiave: -