L'assemblea dei 500 ragazzi del Floriani termometro della «sensibilità» giovanile

Immigrazione e tolleranza: parlano gli studenti

01/02/2001 in Avvenimenti
Di Luca Delpozzo
Gianluca Marcolini

Inte­grazione, toller­an­za razz­iale, xeno­fo­bia. Ques­tioni di strin­gente attual­ità, come dimostra­no le cronache di queste ultime set­ti­mane, prob­lem­atiche che sem­pre più stan­no carat­ter­iz­zan­do la nos­tra soci­età e che si prestano ad essere svis­cer­ate in dibat­ti­ti e con­feren­ze. Sul­l’ar­go­men­to ha lavo­ra­to ieri mat­ti­na, in sala 1000 del Pala­con­gres­si di Riva, un’af­fol­la­ta assem­blea di studenti.Quelli dell’ isti­tu­to rivano “Gia­co­mo Flo­ri­ani”, che per trattare delle moltepli­ci prob­lem­atiche legate all’im­mi­grazione, han­no volu­to con­frontar­si con «gli addet­ti ai lavori». Un momen­to di sen­si­bi­liz­zazione ma anche di dial­o­go aper­to al quale abbi­amo deciso di pren­dere parte per tastare il pol­so alla situ­azione, per capire, soprat­tut­to, come la pen­sano le gen­er­azioni più giovani.Entriamo nel­la sala “1000” poco pri­ma del­l’inizio del dibat­ti­to, quan­do i ragazzi, all’in­cir­ca 500, han­no appe­na fini­to di assis­tere alla visione di “Est è est”, un film sug­ges­ti­vo, e per cer­ti ver­si anche diver­tente, che trat­ta dei prob­le­mi d’or­di­nar­ia quo­tid­i­an­ità di una famiglia pak­istana nel gri­giore del­la com­pas­sa­ta Inghilter­ra. Al tavo­lo degli esper­ti sono sedu­ti i due pro­fes­sori Ser­gio Rag­no­li­ni e Romano Tur­ri­ni, in mez­zo a loro il diret­tore del­l’Atas Mas­si­mo Gior­dani e imme­di­ata­mente dopo le autorità del­la Polizia, ossia l’is­pet­tore supe­ri­ore Wal­ter Chemol­li e l’is­pet­trice Daniela Bar­toli del com­mis­sari­a­to di Riva. Al pro­fes­sore Tur­ri­ni il com­pi­to di rompere il ghi­ac­cio, con la cro­nis­to­ria del­l’em­i­grazione trenti­na dal dopoguer­ra ad oggi. La platea però si scal­da quan­do dal­la sua boc­ca esce il moni­to: «dob­bi­amo scon­fig­gere il pregiudizio, ossia smet­tere di giu­di­care sen­za conoscere». Dopo di lui inter­viene Mas­si­mo Gior­dani, il diret­tore del­l’as­so­ci­azione di pri­ma accoglien­za degli extra­co­mu­ni­tari, che spie­ga come l’im­mi­grazione sia un fat­to ora­mai inelut­ta­bile per­ché «la popo­lazione trenti­na è parag­o­nabile ad un albero che ha le gen­er­azioni più gio­vani come fus­to assai stret­to e quelle più vec­chie come fol­ta chioma». Alla fine delle espo­sizioni la paro­la pas­sa ai ragazzi, chia­mati ad ad esprimere le pro­prie opin­ioni, e curiosità, attra­ver­so domande e com­men­ti scrit­ti su fogli di car­ta e diret­ta­mente let­ti dagli esper­ti. Il quadro che ne emerge, ascoltan­do gli svariati inter­rog­a­tivi degli stu­den­ti, è di una pre­sa di coscien­za gen­erale del prob­le­ma, in tutte le sue sfac­cettature, dal­la crim­i­nal­ità alla ques­tione reli­giosa («è gius­to che l’I­talia paghi la real­iz­zazione delle loro moschee?»), a quel­la del­l’oc­cu­pazione e del­la clan­des­tinità. L’im­pres­sione però è che vi sia anco­ra molto da lavo­rare, anche sui gio­vani, affinché parole come inte­grazione e toller­an­za non cos­ti­tu­is­cano più un’e­mer­gen­za. Alla fine uno stu­dente esor­ta tut­ti a fare mag­giore sen­si­bi­liz­zazione in modo da com­bat­tere «il razz­is­mo, brut­ta moda tra i gio­vani». Come non dar­gli tor­to sen­ten­do l’ul­ti­ma doman­da: «invece di dare i sol­di agli stranieri li si deve dare ai ter­re­mo­tati dell’Umbria?».