Gelmini: "dopo circa un mese la figlia ci ha detto che la madfre è praticamente rinata"

Impianatato a Signora 103enne un pacemaker ad Hoc

01/06/2007 in Sanità
Di Luca Delpozzo

Ogni tan­to avven­gono dei pic­coli mira­coli che, oltre a seg­nalare nuovi lim­i­ti ad alcune tec­niche, com­pro­vano anco­ra una vol­ta quan­to può essere forte l’organismo umano che abbia oltrepas­sato i cent’anni di vita. Dopo la prote­si al femore che s’era procu­ra­ta una sig­no­ra di 105 anni nel gen­naio scor­so, un’altra cen­te­nar­ia, la sig.ra Metilde Grazi­oli, di Poz­zolen­go, nata il 23 otto­bre 1904, ha sor­pre­so un po’ tut­ti dopo l’impianto pace­mak­er impianta­tole all’Ospedale di Desen­zano alcune set­ti­mane fa. Dopo una com­pren­si­bile cautela, il Dr. Gian Pao­lo Gelmi­ni ci rac­con­ta la vicenda.“La sig­no­ra è giun­ta il 21 aprile alla nos­tra osser­vazione per com­parsa di impor­tante riduzione del­la fre­quen­za car­dia­ca, defini­ta tec­ni­ca­mente bradi­car­dia asso­lu­ta (con fre­quen­ze car­diache che rag­giun­gono anche i 20 bat­ti­ti al min­u­to), asso­ci­a­ta a sin­to­mi carat­ter­is­ti­ci del col­las­so car­dio-cir­co­la­to­rio. Una con­dizione che può portare sen­so di man­ca­men­to, un’importante dif­fi­coltà res­pi­ra­to­ria, perdi­ta del­la conoscen­za asso­ci­a­ta a con­vul­sioni e perdi­ta del tono mus­co­lare con con­seguente alto ris­chio di mortalità”.Una situ­azione serie che si pote­va risol­vere solo con l’impianto di un pace­mak­er, esatto?“Proprio così. L’unica pos­si­bil­ità di risoluzione del prob­le­ma è, infat­ti, l’impianto di un pace-mak­er definitivo”.Può som­mari­a­mente ricor­dar­ci come fun­ziona un pacemaker?“Il pace­mak­er è un dis­pos­i­ti­vo che invia, attra­ver­so un elet­tro­catetere, cor­rente elet­tri­ca al cuore deter­mi­nan­do una con­trazione car­dia­ca (ovvero un bat­ti­to car­dia­co); il pace­mak­er, gra­zie ad un pic­co­lo com­put­er che por­ta all’interno, sti­mo­la arti­fi­cial­mente il cuore quan­do questi non è capace da solo di man­tenere una adegua­ta fre­quen­za car­dia­ca; è pro­gram­ma­bile dal­l’­op­er­a­tore e fa in modo che il bat­ti­to car­dia­co non scen­da mai sot­to un val­ore min­i­mo che di soli­to è di 50–60 bat­ti­ti al min­u­to. Il pace­mak­er trae l’energia suf­fi­ciente a svol­gere quest’attività da una bat­te­ria pos­ta al suo inter­no e che ha la dura­ta di 5–10 anni. La cor­rente prodot­ta dal dis­pos­i­ti­vo è tal­mente debole che il paziente non la avverte min­i­ma­mente. Inoltre, cosa non di poco con­to, rispet­to a 20 anni fa, quan­do un pace­mak­er pesa­va cir­ca 100 gram­mi ed ave­va una super­fi­cie di cir­ca 60 cen­timetri qua­drati, oggi, gra­zie all’evoluzione tec­no­log­i­ca, abbi­amo a dis­po­sizione pace­mak­ers che pesano al mas­si­mo 10–12 gram­mi, con un ingom­bro min­i­mo ”.Il pace­mak­er è ormai un rime­dio con­sol­ida­to per tutte l’età. Quant’è impor­tante per un paziente anziano?”Negli anziani l’in­ci­den­za di bradi­car­dia sev­era, tale da richiedere l’impianto di un pace-mak­er, cresce con l’età. Cir­ca il 17% dei sogget­ti ultra ottan­ten­ni va incon­tro ad impianto di pace-mak­er. Nei sogget­ti ultra-cente-nari la com­parsa di bradi­cardie severe non solo deter­mi­na un’al­tra mor­tal­ità ma provo­ca anche alta mor­bil­ità. Questi pazi­en­ti con fre­quen­za car­diache molto basse, van­no in con­tro a rapi­do dete­ri­o­ra­men­to delle con­dizioni psi­co-fisiche e, in par­ti­co­lare, con la ten­den­za all’im­mo­bil­ità asso­lu­ta, la perdi­ta delle comu­ni abi­tu­di­ni di vita, ali­men­tazione com­pre­sa, fino al ris­chio ele­va­to di trau­mi orto­pe­di­ci da cadute acci­den­tali legate alla perdi­ta di conoscen­za. La nos­tra paziente pre­sen­ta­va, infat­ti, da qualche set­ti­mana svogli­atez­za perdi­ta dell’appetito,e ten­den­za a rimanere per tut­to il giorno a let­to in quan­to non rius­ci­va più a com­piere le nor­mali attività”.Quindi c’erano tutte le indi­cazioni per impiantare un pace­mak­er a ques­ta sig­no­ra di 103 anni. Ma non è un inter­ven­to un po’ pericoloso?“Pericoloso non direi, com­p­lesso e che neces­si­ta di una cer­ta cautela sicu­ra­mente sì. Infat­ti, nei sogget­ti ultra­cen­te­nari l’impianto di un pace­mak­er, che di soli­to è un inter­ven­to di pic­co­la chirur­gia ese­gui­to in aneste­sia locale, richiede par­ti­co­lari atten­zioni e per diver­si motivi. Il pri­mo per­ché l’anato­mia vas­co­lare del paziente può cam­biare a segui­to di for­ti cifosi con dis­lo­cazione dei comu­ni pun­ti di reper­i­men­to del­la vena da incan­u­lare; nel caso speci­fi­co la paziente pre­sen­ta­va una cifosi pro­nun­ci­a­ta e ciò ave­va dis­lo­ca­to il pun­to di ingres­so nel­la vena suc­clavia con con­seguente dif­fi­coltà all’in­tro­duzione del­l’elet­tro­catetere. Inoltre abbi­amo accor­ci­a­to i tem­pi di inter­ven­to ed abbi­amo ottimiz­za­to sia le dosi di anesteti­ci locali che di seda­tivi (infe­ri­ori rispet­to alla nor­ma) per evitare il ris­chio che la pro­l­un­ga­ta sedazione potesse causare depres­sione re-spi­ra­to­ria. Una vol­ta posizion­a­to il filo all’in­ter­no del cuore va “con­fezion­a­ta” a liv­el­lo del mus­co­lo pet­torale una tas­ca sot­to­cu­tanea che deve accogliere il pace­mak­er; in questo caso speci­fi­co è sta­to nec­es­sar­i­o­con­fezionare una tas­ca ad hoc, di dimen­sioni tali cioè da evitare che il pace mak­er “scivolasse” più in bas­so (i pazi­en­ti ultra­cen­te­nari han­no un tes­su­ti poco rap­p­re­sen­tati ed estrema­mente frag­ili) e deter­mi­nasse uno“stiramento o peg­gio una pos­si­bile dis­lo­cazione del filo dal cuore con ris­chio di perdi­ta totale di fun­zion­a­men­to del pacemaker”.Com’è anda­to l’intervento del­la signora?“La paziente ha super­a­to bril­lante­mente l’in­ter­ven­to e, già dopo un giorno di degen­za, ha ripreso una nor­male vita di relazione, una nor­male ali­men­tazione, ed ha com­in­ci­a­to subito a scen­dere dal let­to, tor­nan­do di fat­to ad una vita pres­soché nor­male. Inoltre, a qua­si un paio di mesi dall’intervento, abbi­amo saputo tramite la figlia, che la sig­no­ra è prati­ca­mente “rina­ta” e che ringrazia tut­ti per la ” nuo­va vita” che le abbi­amo ridato.Certo è ovvio che, quan­do si decide di eseguire un inter­ven­to di questo genere, bisogna sem­pre val­utare le con­dizioni gen­er­ali del pazi­en­ti, l’as­so­ci­azione con malat­tie debil­i­tan­ti irre­versibili o minac­ciose per la vita; ma nel caso di pazi­en­ti sani e rel­a­ti­va­mente attivi, come è sta­to per la sig­no­ra, non vi pos­sono essere con-troindi­cazioni all’impianto di un pacemaker”.“Ecco un’altra notizia di buona san­ità per la nos­tra azien­da – aggiunge il Diret­tore Gen­erale Mau­ro Borel­li -. Dopo i ringrazi­a­men­ti del­la sig­no­ra toscana aller­gi­ca al lat­ice per la buona rius­ci­ta del par­to cesareo, ecco l’im-pianto di un pace­mak­er ad un’arzilla sig­no­ra di “soli” 103 anni alla quale, gra­zie al con­tin­uo pro­gres­so del­la med­i­c­i­na ed all’ottimo lavoro del nos­tro per­son­ale san­i­tario, gli è sta­ta dona­ta una nuo­va vita. Due notizie riguardan­ti un neona­to ed un’ultra cen­te­nar­ia che, oltre a donare un po’ di buon umore, fan­no bene non solo all’AOD, ma anche alla san­ità pub­bli­ca”,