Un manufatto, appartenente all’età del bronzo che ha sfidato i secoli, in mostra a Polpenazze dal 14 al 22 novembre con il seguente orario: feriali e festivi dalle 10 alle 12 e dalle 15 alle 17.30

Importante ritrovamento al Lago Lucone: la Vasca lignea

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Di Luca Delpozzo

 Sono ormai quat­tro le cam­pagne annu­ali di sca­vo arche­o­logi­co effet­tuate pres­so la con­ca dell’ ex lago Lucone di Polpe­nazze, la pri­ma del prog­et­to bien­nale di ricerche e val­oriz­zazione del­la zona palafit­ti­co­la con il deter­mi­nante patrocinio del­l’Asses­so­ra­to Regionale ai Beni Cul­tur­ali, uni­co nel suo genere in ambito provin­ciale. I risul­tati con­fer­mano per l’en­nes­i­ma vol­ta l’ec­cezionale inter­esse sci­en­tifi­co sca­tu­ri­ti dal­lo stu­dio in cor­so dopo che altri ben più bla­sonati e pro­pa­gan­dati siti garde­sani non han­no ottenu­to il pre­scrit­to ben­estare del Min­is­tero com­pe­tente. Si ram­men­ta, in sin­te­si, che il vil­lag­gio palafit­ti­co­lo in cor­so di sca­vo (uno dei 5 vil­lag­gi esisten­ti nel­la con­ca del Lucone) è sta­to impianta­to nel 2033 a. C., ristrut­tura­to dopo un incen­dio nel 1979 a. C. (date den­dro­crono­logiche) e poi dura­to per un peri­o­do di almeno ulte­ri­ori due sec­oli. La cam­pagna di sca­vo, dura­ta ben quat­tro mesi effet­tivi gra­zie alle ottime con­dizioni del tem­po, da giug­no ad otto­bre, come per il pas­sato è sta­ta effet­tua­ta sot­to la direzione sci­en­tifi­ca del­l’arche­ol­o­go pro­fes­sion­ista nonché diret­tore del Civi­co di Gavar­do dot­to Mar­co Baioni, coa­d­i­u­va­to dal grup­po oper­a­ti­vo dell’ Asso­ci­azione mus­sale e con la parte­ci­pazione di una deci­na di stu­den­ti e spe­cial­iz­zan­di uni­ver­si­tari delle più impor­tan­ti facoltà ital­iane. A sup­por­to di tali oper­azioni si è reg­is­tra­ta l’ap­prez­za­ta col­lab­o­razione di vari appas­sion­ati locali, soprat­tut­to di Polpe­nazze. L’am­min­is­trazione comu­nale di Polpe­nazze, oltre ad aver acquisi­to il map­pale sul quale insiste il cantiere tut­t’o­ra aper­to, ha mes­so a dis­po­sizione dei ricer­ca­tori una nuo­va e capi­ente strut­tura cop­er­ta che ha per­me­s­so di effet­tuare sul pos­to tutte le fasi di un mod­er­no e com­p­lesso sca­vo arche­o­logi­co: dal lavag­gio dei reper­ti alla loro reg­is­trazione e clas­si­fi­cazione pre­lim­inare, dal­la doc­u­men­tazione fotografi­ca zen­i­tale di ogni sin­go­lo set­tore alla acqui­sizione infor­mat­i­ca ed imme­di­a­ta resti­tuzione dei dati strati grafi­ci e di posizion­a­men­to di ogni sin­go­lo ogget­to deg­no di seg­nalazione. Tut­to questo ha con­sen­ti­to di ottenere una situ­azione di per­ma­nente “sca­vo aper­to” nel quale oper­are in ogni momen­to del­l’an­no. Lo sca­vo 2009 ha vis­to ampli­ar­si l’area di ric­og­nizione di ulte­ri­ori mq 100 cir­ca reg­is­tran­do sostanzial­mente la stes­sa sequen­za strati­grafi­ca già emer­sa l’an­no pri­ma, aggan­ci­a­ta alle evi­den­ze già note del sag­gio 1986. Le tes­ti­mo­ni­anze arche­o­logiche più ecla­tan­ti sono state seg­nalate ai mar­gi­ni di alcu­ni gran­di cumuli — le cui dinamiche di for­mazione sono anco­ra da meglio pre­cis­are — cos­ti­tu­iti essen­zial­mente da resti di fuochi scar­i­cati diret­ta­mente nel­la sot­to stante acqua stag­nante assieme ad abbon­dan­ti tes­ti­mo­ni­anze del­l’at­tiv­ità domes­ti­ca gior­naliera. In bron­zo sono sta­ti rin­venu­ti una ascia di mod­u­lo medio grande, alcu­ni pug­nalet­ti di bron­zo, uno dei quali con­ser­va anco­ra — eccezional­mente — l’im­man­i­catu­ra di leg­no, lesine, borchette da orna­men­to, diver­si ele­men­ti di col­lana infayence (vetro preis­tori­co), osso, mar­mo, cani­ni di volpe, lupo e orso bruno, in selce diverse punte di frec­cia per la cac­cia, lame e uten­sili diver­si per la rifini­tu­ra di ogget­ti. I con­teni­tori in ceram­i­ca ammon­tano a qualche quin­tale, tra i quali alcu­ni interi o ricostru­ibili: fra questi un mag­nifi­co vaso doppio (a due boc­che) con inter­es­sante dec­o­razione incisa a zig-zag, un “unicum” nel con­testo delle ricerche preis­toriche europee e questo ne accresce l’in­trin­se­ca estrema impor­tan­za sci­en­tifi­ca. Sono tut­ti risul­tati questi che, som­man­do si a quel­li già acquisi­ti nelle cam­pagne di sca­vo prece­den­ti, con­cor­rono a raf­forzare il riconosci­men­to di estremo inter­esse dell’ area dell’ ex lago Lucone, con­fer­ma­to dal­la pres­ti­giosa pro­pos­ta di can­di­datu­ra del sito come pat­ri­mo­nio mon­di­ale sot­to la tutela del­l’UNESCO da parte del­la apposi­ta com­mis­sione inter­nazionale di esper­ti. Pro­prio per questo l’Am­min­is­trazione Comu­nale di Polpe­nazze ha dato il via al “Prog­et­to di val­oriz­zazione area arche­o­log­i­ca Lucone D” che ha, come ambizioso obi­et­ti­vo finale, quel­lo del­la creazione di un par­co-museo aper­to, vis­itabile anche durante i lavori di ricer­ca, a dis­po­sizione di chi vuol inda­gare più a fon­do sulle nos­tre più antiche e pro­fonde radi­ci cul­tur­ali. 

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