ALL'INVIOLATA

In funzione da un secolo

09/02/2003 in Attualità
Di Luca Delpozzo

L’ospedale di largo Invi­o­la­ta venne inau­gu­ra­to nel giug­no 1902 su di un lot­to di 14.413 metri quadri; prog­et­to del­l’ingeg­n­er Tosana, impre­sa Francesco Tomasi di Tren­to, 105 let­ti (com­pre­si 6 per malat­tie infet­tive e 3 per maniaci) per un cos­to di 294 mila coro­ne. L’ave­va avvi­a­to il podestà Giuseppe Canel­la, pre­sente alla col­lo­cazione del­la pri­ma pietra l’1 luglio del ‘900, e mor­to pri­ma che il suc­ces­sore Gedeone Bernar­dinel­li rius­cisse ad inau­gu­rar­lo, nem­memo due anni dopo. La direzione san­i­taria era affi­da­ta al dot­tor Vit­to­rio Fio­rio, affi­an­ca­to dal dot­tor Lui­gi Segal­la, impe­r­i­al regio medico dis­tret­tuale. «Del sac­ri­fi­cio finanziario non lieve sostenu­to per con­durre a ter­mine una sì nobile impre­sa, la cit­tà può non essere dolente, ma anzi orgogliosa, pen­san­do d’aver così seg­na­to un nuo­vo e vali­do pas­so ver­so il pro­gres­so a sol­lie­vo degli afflit­ti e dei mis­eri»: lo si legge nel­la pre­sen­tazione di un fas­ci­co­lo, edi­to dal­la tipografia Miori, in cui il nuo­vo ospedale veni­va pre­sen­ta­to alla cit­tà. I muri sono in pietra di Corno di Bò del­la dit­ta Giro­lamo Turaz­za di Tor­bole, la calce idrauli­ca per gli impasti veni­va da Palaz­zo­lo, le pietre vive dalle cave di san­t’Am­bro­gio, can­cel­late e ringhiere in fer­ro lam­i­na­to delle officine Lui­gi Mar­ti­ni di Varone, pavi­men­ti di pias­trelle esag­o­nali di Cre­mona.