Il Po sfonda a San Benedetto, arriva l'esercito per sfollare 300 persone

In lotta contro il Grande Fiume

Parole chiave:
Di Luca Delpozzo

Dopo un ten­ta­ti­vo effet­tua­to alle 5 con le ruspe da parte del Mag­is­tra­to per il Po, il fiume ha rot­to da solo ieri mat­ti­na alle 11.35 l’argine di Po Mor­to invaden­do con vio­len­za la gole­na di San Benedet­to. La rot­ta ha per­me­s­so di con­tenere sino alla ser­a­ta la cresci­ta del liv­el­lo del fiume, che in molti pun­ti ha comunque super­a­to il record asso­lu­to del ’51 come a Viadana (+36 cm) e a Bor­go­forte (+12 cm). L’in­cubo non è fini­to e rimane la mas­si­ma aller­ta, ma si può ora guardare con cau­to ottimis­mo ai prossi­mi giorni per le tracimazioni. Rimane il dram­ma degli oltre 400 sfol­lati, ed il peri­co­lo costante dei fontanazzi, men­tre Ostiglia rimane sen­za acque­dot­to e la ria­per­tu­ra dei pon­ti è pre­vista dal­la prossi­ma settimana.Per San Benedet­to, dopo una not­ta­ta di con­fron­ti e di ten­sione, alle 5 il Prefet­to Gian­ni Iet­to ha dato l’or­dine di tagliare l’argine di Po Mor­to che difende la gole­na inten­sa­mente colti­va­ta di oltre 6mila ettari capace però di con­tenere 32milioni di metri cubi d’ac­qua e quin­di dare un con­trib­u­to deci­si­vo all’ab­bas­sa­men­to del liv­el­lo di piena.I cir­ca 300 res­i­den­ti sono sta­ti evac­uati nei giorni scor­si, ma sino alle prime luci del­l’al­ba le han­no per­lus­tra­to la zona per essere sicuri rimanesse deserta.Il taglio è sta­to effet­tua­to con una rus­pa, in un pun­to lon­tano dal­la cor­rente del fiume, a ridos­so del­la corte Monte Cuc­co. Ma la brec­cia è risul­ta­ta insuf­fi­ciente e così sono iniziate in diver­si pun­ti le tracimazioni con il crescere del liv­el­lo del Po nel cor­so del­la mattinata.Alle 11, la gole­na era anco­ra asciut­ta, men­tre anche dal cor­po del­l’argine fuo­rius­ci­va ormai acqua in più pun­ti, seg­no di fes­sur­azioni interne. Una situ­azione di peri­co­lo che non ha ret­to a lun­go. Alle 11.35, di fronte alla frazione di Gor­go, una parte di argine larga appe­na cinque metri è cedu­ta di schianto.Un ton­fo sor­do che ha pre­an­nun­ci­a­to l’im­mi­nente brec­cia. Cinque minu­ti dopo, sul pun­to dove si era for­ma­ta una pic­co­la cas­catel­la, con un boa­to ha cedu­to di schi­anto una deci­na di metri di terrapieno.Nella gole­na si è river­sa­ta una cas­ca­ta di acqua e fan­go che in pochi minu­ti ha spaz­za­to via tut­to quan­to si trova­va sul suo per­cor­so. Piante, tet­toie e pol­lai, silos, mezzi agri­coli. Ma anche auto e i peri­colosi bom­boloni di gas, strap­pati dal­la furia del­la corrente.Gli uomi­ni delle forze del­l’or­dine, han­no diram­a­to la dis­po­sizione d’e­vac­uazione del­l’argine mae­stro sul quale era­no assiepate centi­na­ia di per­sone che dalle prime ore del mat­ti­no e alcu­ni dal­la notte seguiv­ano con trep­i­dazione l’e­volver­si degli even­ti. In pochi minu­ti la furia del­l’ac­qua ha tra­volto ogni cosa invaden­do i piani bassi delle case, abbat­ten­do i pali del­la luce e las­cian­do sen­za cor­rente elet­tri­ca metà paese di San Benedet­to. La situ­azione, dopo l’iniziale ten­sione, si è sta­bi­liz­za­ta nel pomerig­gio quan­do le acque del Po e del­la gole­na si sono pareggiate.«Quando abbi­amo vis­to che il taglio fat­to con la rus­pa non si apri­va» spie­ga il diret­tore del Mag­is­tra­to del Po Sal­va­tore Riz­zo che è rimas­to inin­ter­rot­ta­mente a coor­dinare gli inter­ven­ti per 48 ore. «Per questo ave­va­mo già aller­ta­to l’e­serci­to. Sareb­bero inter­venu­ti con micro­cariche di esplo­si­vo per allargare la fal­la, ma il Po ha pen­sato da solo a risol­vere la situ­azione. Per quan­to riguar­da l’argine mae­stro ora rag­giun­to dal­l’ac­qua del Po, non ci sono peri­coli. E’ sta­to fat­to per con­tenere il fiume e assolve egre­gia­mente al suo com­pi­to». Da parte di molti cit­ta­di­ni e del­lo stes­so sin­da­co era­no invece state avan­za­ti dei dub­bi sul­la tenu­ta del ter­rapieno, che dal 51 non era mai sta­to rag­giun­to dal­l’ac­qua ed in più pun­ti risul­ta­va fri­abile e rimes­so in ses­to dopo frane. «Devo aggiun­gere» spie­ga anco­ra Riz­zo «che ques­ta sarà ricor­da­ta come la piena di San Benedet­to, come quel­la del ’51 è quel­la del Pole­sine. Il sac­ri­fi­cio del Man­to­vano ha sal­va­to tutte le zone a valle».Peraltro il taglio con la rus­pa sta­to ese­gui­to in un pun­to fuori dal­la cor­rente, in modo che l’in­gres­so del­l’ac­qua cre­asse meno dan­ni alle colti­vazioni. Invece il Po ha rot­to pro­prio nel pun­to di mag­gior pres­sione con l’ef­fet­to di creare una vera e pro­pria catarat­ta che in poco tem­po ha tra­volto tut­to rag­giun­gen­do velo­ce­mente il piede del­l’argine mae­stro. E cre­an­do un «bug­no», cioè una pro­fon­da fos­sa, come nel 51. «Quan­do» spie­gano i fratel­li Andrea e Ren­zo Minel­li «a fare il taglio sug­li argi­ni ci han­no pen­sato i res­i­den­ti con le vanghe: e dopo due ore la gole­na era già alla­ga­ta».

Parole chiave: