Nel libro “Wojtyla e il Generale”, il prefetto di Polizia Enrico Marinelli racconta di quando scortava il Pontefice polacco nelle sue uscite segrete dal Vaticano per andare a sciare o a passeggiare sulle vette.

In montagna con Giovanni Paolo II

18/11/2008 in Attualità
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Di Luca Delpozzo
Renzo Allegri

Nell’ottobre di trent’anni fa, veni­va elet­to Papa il car­di­nale polac­co Karol Wojty­la che prese il nome di Gio­van­ni Pao­lo II. Era­no 450 anni che sul trono di Pietro non sali­va uno straniero. Per questo, l’annuncio dell’elezione fu accolto con stu­pore e fred­dez­za dal­la fol­la rac­col­ta in Piaz­za San Pietro e dai mil­ioni di cre­den­ti che seguiv­ano la cer­i­mo­nia alla tele­vi­sione. Ma bas­tarono poche parole di salu­to del neo elet­to a dis­si­pare i dub­bi e a scatenare una incred­i­bile cor­rente di sim­pa­tia e di entu­si­as­mo, che andò col tem­po via via aumen­tan­do fino a fare di Gio­van­ni Pao­lo II il Papa più popo­lare e più ama­to di tut­ta la sto­ria del Cris­tianes­i­mo. Per ricor­dare i trent’anni di quell’elezione, nel cor­so di quest’anno sono state real­iz­zate inizia­tive di ogni genere, che con­tin­u­ano anco­ra. Sono sta­ti tenu­ti con­veg­ni di stu­di, con­feren­ze, sono sta­ti pub­bli­cati innu­merevoli arti­coli e lib­ri. Tra questi, uno in par­ti­co­lare mi ha col­pi­to. Un libro che si inti­to­la “Wojty­la e il Gen­erale” ed è sta­to pub­bli­ca­to dal­la casa editrice “Nuo­va Itin­era”. Non ha una buona dis­tribuzione e per questo non è conosci­u­to come meriterebbe. Ma è un libro stra­or­di­nario. Conosco abbas­tan­za bene l’argomento per aver segui­to, come gior­nal­ista, le vicende di Papa Wojty­la fin dal­la sua elezione, e per aver scrit­to anche un libro molto for­tu­na­to “Il Papa di Fati­ma”. Ma devo dire che questo libro mi ha col­pi­to molto. Lo tro­vo bel­lis­si­mo. Pieno di det­tagli asso­lu­ta­mente sconosciu­ti e uman­is­si­mi. Un libro vivo, vero, che affasci­na e com­muove. Ho volu­to conoscere l’autore. Si trat­ta di un per­son­ag­gio sin­go­lare e stra­or­di­nario. Si chia­ma Enri­co Marinel­li, è un prefet­to di Polizia, oggi in pen­sione, che per le vicende del­la vita ha avu­to modo di conoscere Gio­van­ni Pao­lo II in cir­costanze del tut­to spe­ciali, addirit­tura uniche, e di avere quin­di molti episo­di eccezion­ali da riferire. Nato ad Agnone, nel Molise, nel 1932, Enri­co Marinel­li si lau­reò in legge e nel 1956 entrò nel­la dove svolse una bril­lante car­ri­era, impeg­na­to sem­pre in com­pi­ti par­ti­co­lar­mente del­i­cati: le emer­gen­ze sociali, la ques­tione agraria nel Mez­zo­giorno, la con­tes­tazione gio­vanile del ’68, il ter­ror­is­mo e l’eversione delle Brigate rosse, il caso Moro, la sicurez­za negli sta­di. Divenne famoso per l’equilibrio, la pre­ci­sione e il suc­ces­so con cui risolve­va i prob­le­mi, e per questo, nel 1985, gli fu affida­to un incar­i­co spe­ciale: la direzione dell’ Ispet­tora­to Gen­erale di Pub­bli­ca Sicurez­za pres­so il Vat­i­cano, strut­tura del­la Polizia di Sta­to che si occu­pa del­la pro­tezione del Som­mo Pon­tefice durante i suoi sposta­men­ti in ter­ri­to­rio ital­iano. Per 14 anni, Marinel­li è sta­to il respon­s­abile del­la sicurez­za del Papa. Com­pi­to par­ti­co­lar­mente del­i­ca­to, ma divenu­to del­i­catis­si­mo dopo l’attentato che Papa Wojty­la ave­va subito nel mag­gio 1981. Marinel­li affron­tò il suo nuo­vo incar­i­co con il piglio e la dili­gen­za di sem­pre, ma uni­ti anche a una grande devozione per il San­to Padre. E subito con­quistò la piena fidu­cia di Papa Wojty­la. Anzi, ottenne la sua ami­cizia. >, mi ha det­to Enri­co Marinel­li con gli occhi luci­di di com­mozione. >. Marinel­li ha rac­colto nel suo libro alcu­ni dei ricor­di di quel peri­o­do. >, pre­cisa. >. Quel­lo che ha scrit­to è di un val­ore umano eccezionale. Anche per­ché, gius­ta­mente, Marinel­li si è dilun­ga­to, con mol­ta atten­zione, rispet­to e ris­er­vatez­za, a rac­con­tare ciò che nes­suno sa, che nes­sun gior­nale ha mai scrit­to. E cioè le “uscite seg­rete” del papa dal Vat­i­cano. Di quelle uffi­ciali, abbi­amo sem­pre saputo tut­to dai gior­nali. Ma di quelle “seg­rete” nes­suno ha mai par­la­to. Ne era­no al cor­rente il seg­re­tario del Papa e qualche altro eccle­si­as­ti­co che lo accom­pa­g­na­vano e, sem­pre, Enri­co Marinel­li con i suoi fidatis­si­mi uomi­ni del­la scor­ta, il cui com­pi­to diven­ta­va, in quelle situ­azioni, ancor più del­i­ca­to, in quan­to dove­vano agire in gran seg­re­to, sen­za che nep­pure le altre forze di polizia sapessero niente. Allo­ra, Marinel­li e i suoi uomi­ni ave­vano tra le mani la vita del Papa. Di qualunque cosa avesse avu­to bisog­no, il Pon­tefice dove­va chiedere a loro. >, dice Marinel­li. >. Ma quante furono le “uscite seg­rete” di Papa Wojty­la dal Vat­i­cano nei 14 anni in cui Marinel­li fu respon­s­abile del­la sua sicurez­za? Nes­suno lo ha mai saputo. Alcune volte i media han­no scop­er­to che Papa Wojty­la, in borgh­ese, era anda­to a scia­re sul Ter­minil­lo o a passeg­gia­re sul Gran Sas­so. Ma nel suo libro, Enri­co Marinel­li par­la di “parec­chie uscite”. Quelle due parole, trat­tan­dosi di un Papa, incu­rio­sis­cono molto. “Quante uscite?”, abbi­amo chiesto a Marinel­li. Da per­sona seria qual è, non ha volu­to pre­cis­are. Abbi­amo insis­ti­to e alla fine ci ha det­to: “Diverse decine nel cor­so di 14 anni”. Frase incred­i­bile! Sig­nifi­ca che Papa Wojty­la andò molto spes­so sia a scia­re che a passeg­gia­re sulle mon­tagne. Nel libro di Marinel­li tro­vi­amo la cronaca di alcune di quelle uscite. La descrizione min­u­ta di com’erano le sci­ate del Papa, le lunghe passeg­giate, come cam­mi­na­va in mon­tagna, quan­to cam­mi­na­va, cosa man­gia­va, per­ché affronta­va quelle passeg­giate. Det­tagli che stuzzi­cano la curiosità di tut­ti col­oro che han­no ammi­ra­to e con­tin­u­ano ad ammi­rare il grande Papa polac­co. >, mi ha det­to Marinel­li. Era nato e cresci­u­to con questo amore. Per lui, la mon­tagna non era un diver­si­vo, un’occasione per diver­tir­si. La mon­tagna era l’ambiente che gli per­me­t­te­va di sen­tir­si più vici­no a Dio, che lo aiu­ta­va a con­cen­trar­si nel­la preghiera. Men­tre passeg­gia­va in mon­tagna, ave­va sem­pre il rosario tra le mani e pre­ga­va. Si fer­ma­va ad ammi­rare il pae­sag­gio e pre­ga­va. La natu­ra lo aiu­ta­va a par­lare con Dio. Andare in mon­tagna era per lui come fare un giorno di immer­sione nel­la spir­i­tu­al­ità più pro­fon­da. Un giorno in Cadore, uscim­mo con meta il rifu­gio Calvi, nel­la zona di Sap­pa­da, a 2164 metri di altez­za. Un per­cor­so in forte sali­ta, per sen­tieri piet­rosi. Quat­tro ore di cam­mi­no. Arrivati, il Papa alzò gli occhi e vide una croce che si stagli­a­va nell’azzurro: era la croce del monte Per­al­ba, quo­ta 2694 metri. Decise di andare lassù. Ma bisog­na­va super­are una peri­colosa “via fer­ra­ta” con uno stra­pi­om­bo di alcune centi­na­ia di metri. Il seg­re­tario, pre­oc­cu­pa­to, cer­ca­va di dis­suader­lo, ma non ci rius­ci­va. Mi chiese aiu­to. Ten­tai, insis­ten­te­mente anch’io, ma ricevet­ti una rispos­ta sec­ca: “Il Gen­erale rimane qui a osser­vare il Papa che rag­giunge la croce di Cristo per pre­gare per l’umanità”. Capii che per lui quel­la sali­ta ave­va un sig­ni­fi­ca­to pro­fon­da­mente spir­i­tuale, inutile con­trad­dir­lo. Dovet­ti atten­dere paziente, e soprat­tut­to trep­i­dante per il peri­co­lo che dove­va affrontare. Sep­pi poi che, lun­go la via fer­ra­ta, ad un cer­to pun­to il Papa mise un piede in fal­lo e rischiò di cadere nel pre­cip­izio. Alla sera, tor­nan­do, ammise: “Il Gen­erale ave­va ragione, il per­cor­so era peri­coloso”». Marinel­li mi rac­con­ta che Wojty­la in mon­tagna era un cam­mi­na­tore instan­ca­bile. Che a seguir­lo si fat­i­ca­va molto. Perfi­no i suoi uomi­ni, gio­vani e aitan­ti, fat­i­ca­vano a tenere il suo pas­so. E sul­la neve era uno sci­a­tore speri­co­la­to. >. Ogni pag­i­na del libro è una sor­pre­sa, che riv­ela qualche aspet­to sconosci­u­to di Wojty­la. Ama­va la mon­tagna al pun­to da uscire seg­re­ta­mente dal Vat­i­cano per andare a scia­re, ma si sen­ti­va in col­pa. >, mi ha det­to Marinel­li. >. In mon­tagna, il con­tat­to di Marinel­li con il Papa era con­tin­uo e diret­to. >, rac­con­ta il Prefet­to Marinel­li. >.Ren­zo Alle­gri­Di­das­calie per le foto­Fo­to 1 Enri­co Marinel­li, nel­la sua casa romana, rac­con­ta i suoi incon­tri con Gio­van­ni Pao­lo II, che ha rac­colto nel libro “Wojty­la e il Gen­erale”. Prefet­to di Polizia, oggi in pen­sione, è sta­to, dal 1985 al 1999, diret­tore dell’ Ispet­tora­to Gen­erale di Pub­bli­ca Sicurez­za pres­so il Vat­i­cano, respon­s­abile quin­di del­la pro­tezione del Som­mo Pon­tefice durante i suoi sposta­men­ti in ter­ri­to­rio italiano.Foto 2. Enri­co Marinel­li mostra il suo libro “Wojty­la e il Gen­erale” nel­la edi­zione ital­iana e in quel­la polac­ca. In Polo­nia, patria di Wojty­la, il libro ha avu­to un suc­ces­so strepi­toso, venden­do 100 mila copia in poche set­ti­mane. Foto 3. Un incon­tro tra Enri­co Marinel­li e Gio­van­ni Pao­lo II in Vat­i­cano. Dal sor­riso che si vede sul volto del Pon­tefice, si com­prende quan­to il Papa gli volesse bene. >, ricor­da Marinel­li. Foto 4. Una foto stor­i­ca, trat­ta dall’album pri­va­to del prefet­to Marinel­li. >, dice Marinel­li. >.

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