Roma ha sbagliato i conti. Così sono ritornati in servizio

In pensione, solo per mezz’ora.

07/09/2000 in Avvenimenti
Di Luca Delpozzo
Sergio Zanca

«Io sono sta­to in pen­sione per mez­z’o­ra, dalle ore 11.23 alle 11.57, poi ho dovu­to ripren­dere servizio». L’al­tro ieri Mau­ro Losi, di Maner­ba, pro­fes­sore di Matem­at­i­ca all’Is­ti­tu­to tec­ni­co «Bat­tisti» di Salò, con due col­leghi del­la stes­sa scuo­la (Maria Rosaria Ste­fani di Vobamo e Giuseppe Avan­tag­giati di Roè Vol­ciano, docen­ti di Econo­mia azien­dale) e numerosi altri in provin­cia, ha vis­su­to una vicen­da kafkiana, in un cer­to sen­so emblem­at­i­ca del caos che reg­na nel­la nos­tra scuo­la a liv­el­lo burocratico.Prima col­lo­cati a riposo (con loro grande sod­dis­fazione), poi rimes­si in cat­te­dra (con un pizzi­co di delusione).Crediamo che Losi, rimas­to in pen­sione soltan­to per 34minuti, abbia bat­tuto tut­ti i record: gli altri, invece, han­no «resis­ti­to» due, se non addirit­tura tre ore.Una vicen­da para­dos­sale, che nasce da una delle tante cir­co­lari ministeriali.Fino al 5 di agos­to gli inseg­nan­ti delle materie in situ­azione di esubero, vale a dire quelle con più pro­fes­sori che cat­te­dre, pote­vano pre­sentare doman­da di prepen­sion­a­men­to. Req­ui­si­ti richi­esti: almeno 17 anni di servizio effet­ti­vo al 31 dicem­bre ’92 (24 anni, 7 mesi e 16 giorni al 31 agos­to 2000) e 54 di età entro il prossi­mo 31 dicem­bre; oppure 29 anni, 7 mesi e 16 giorni, a pre­scindere dal­l’età, u trat­ta­men­to eco­nom­i­co è penal­iz­za­to. Viene infat­ti cal­co­la­ta una riduzione percentuale:1 % a chi man­ca appe­na un anno per rag­giun­gere i 35, nel pri­mo caso, o i 37 nel sec­on­do, 3% a chi ne man­cano due; 5% tre, e così via: 7%,9%,ll%,ecc. Molti inseg­nan­ti han­no colto al volo l’oc­ca­sione, inoltran­do rego­lare doman­da. Atten­den­do pazien­te­mente una rispos­ta, che avrebbe dovu­to arrivare entro il 20 agosto.Martedì mat­ti­na, in ritar­do sui tem­pi pre­visti, è final­mente arriva­to un fax dal Provved­i­tora­to, fir­ma­to dal diret­tore ammin­is­tra­ti­vo Francesco Musoli­no, respon­s­abile del set­tore pen­sioni, riscat­ti e buonus­cite, per con­to di Anto­nio Zen­ga, il numero 1.I fax arrivano scaglionati, ma in tutte le let­tere c’è scrit­to: «Lei (Losi, Ste­fani, Avan­tag­giati e chissà quan­ti altri, ndr) risul­ta in esubero. Per­tan­to, accoglien­do l’is­tan­za di dimis­sioni, ces­sa dal servizio con decor­ren­za 1 set­tem­bre 2000. Nel ringraziar­la per il profi­c­uo lavoro svolto, col­go l’oc­ca­sione per inviar­le dis­tin­ti salu­ti. La scuo­la di apparte­nen­za è cortese­mente pre­ga­ta di far per­venire la pre­scrit­ta doc­u­men­tazione». Due pro­fes­sori sal­go­no in auto­mo­bile e si recano in cit­tà. In Provved­i­tora­to ricevono con­fer­ma: «O.K., tut­to in rego­la. Siete in pensione».