Dopo il crollo del platano secolare il delegato ai monumenti chiede l’intervento del Demanio per altri beni. Di Lorenzo: «Va messa in sicurezza»

In pericolo anche Porta Brescia

Di Luca Delpozzo
Giuditta Bolognesi

Bisogn­erà atten­dere domani per rimuo­vere il pla­tano sec­o­lare crol­la­to, ven­erdì pomerig­gio, nel canale di mez­zo del cen­tro stori­co: i vig­ili del fuo­co di si sono lim­i­tati a pren­dere visione di quan­to accadu­to in modo da stu­di­are l’intervento. In atte­sa di quel momen­to la stor­i­ca pianta rap­p­re­sen­ta un fuori pro­gram­ma che atti­ra curiosi tra i tur­isti ma c’è già chi, nel frat­tem­po, ha inizia­to a con­tare i dan­ni alle strut­ture e a ipo­tiz­zare inter­ven­ti rapi­di per il loro ripristi­no. «Il pla­tano è fini­to addos­so alla ringhiera dell’800 e a due pilas­tri­ni in mar­mo che la sor­reg­gono: ele­men­ti che fan­no parte di quel­la prom­e­nade volu­ta dagli aus­triaci per dare una valen­za anche civile alla cit­tadel­la mil­itare», spie­ga Eva Di Loren­zo, con­sigliere del­e­ga­to ai beni mon­u­men­tali e stori­ci del Comune. «Al di là del­la valen­za stor­i­ca e urban­is­ti­ca, ques­ta ringhiera rap­p­re­sen­ta­va anche un mez­zo di con­teni­men­to ver­so il canale e, rimosso il pla­tano, quel trat­to di passeg­gia­ta avrà una pro­tezione in meno». «Il crol­lo di ques­ta pianta ha rat­tris­ta­to tut­ti i cit­ta­di­ni di Peschiera, ma quan­to accadu­to», sot­to­lin­ea il con­sigliere, «deve far­ci riflet­tere su quan­to occorre fare per evitare cose peg­giori, e questo non può riguardare solo il Comune: lo Sta­to e, in par­ti­co­lare, l’agenzia del Demanio del Vene­to devono far­si cari­co del­la mes­sa in sicurez­za del­la prom­e­nade e del­la val­u­tazione di sta­bil­ità degli altri tre pla­tani sec­o­lari rimasti». «È sem­pre dif­fi­cile inter­venire su ciò che è vin­co­la­to ma non fare nul­la può portare a dan­ni peg­giori: lo si è vis­to con il crol­lo del nos­tro pla­tano ed è quan­to può accadere da un momen­to all’altro con il tet­to di Por­ta Bres­cia». «Domani scriver­e­mo agli enti coin­volti e con­ti­amo di rice­vere da loro il sup­por­to, eco­nom­i­co e tec­ni­co, nec­es­sario: il Comune è più che pron­to a fare la sua parte, ma non può impeg­nar­si da solo. Spe­ri­amo che la nos­tra richi­es­ta tro­vi riscon­tro; anche per­ché», con­clude la Di Loren­zo, «il recu­pero e l’utilizzo dei beni architet­toni­ci e stori­ci di cui Peschiera è così ric­ca sono carte su cui gio­care lo svilup­po stes­so di questo comune».