Un documento firmato da Italia Nostra, Wwf e Legambiente paventa danni ambientali irreparabili.
Riqualificazione sotto tiro: «Gli interessi immobiliari lo uccideranno»

«In pericolo il lago del Frassino»

Di Luca Delpozzo
Paolo Mozzo

Il laghet­to del Frassi­no è in ago­nia. Qual­cuno lo dà addirit­tura per mor­to. «Cer­to non lo salverà il Piano di val­oriz­zazione», mette in chiaro un doc­u­men­to di Italia Nos­tra, Wwf e Legam­bi­ente. Il suo male, per nul­la oscuro, è l’inquinamento. Una cate­na per­ver­sa: residui di conci­mi por­tati dal dilava­men­to dei ter­reni agri­coli e dagli immis­sari (Paul­mano e Gior­dano) innes­cano la cosid­det­ta eutrofiz­zazione. L’ossigeno dis­ci­olto nelle acque si riduce con esi­to, a lun­go andare, fatale. «Di fat­to i fon­dali potreb­bero essere già per­du­ti», lamen­ta con rab­bia Manuela For­men­ti, del­la sezione scalig­era del Fon­do mon­di­ale per la Natura.Non è solo ques­tione di chim­i­ca. «Autostra­da, stra­da statale 11 e, in arri­vo, sal­vo mira­coli, l’Alta veloc­ità; ormai il pic­co­lo “gioiel­lo” vici­no al san­tu­ario è cir­conda­to», spie­ga anco­ra l’esponente ambi­en­tal­ista. Eppure l’Europa lo con­sid­era un sito di inter­esse comu­ni­tario e ne sta­bilisce la tutela. «Acque e rive», fa notare For­men­ti. «Ma le aree intorno sono sal­va­guar­date per gra­di diver­si». E le costruzioni che il Piano di Riqual­i­fi­cazione prevede si incuneereb­bero pro­prio tra le maglie di una pro­tezione non uni­forme. Gior­gio Massig­nan, pres­i­dente di Italia Nos­tra veronese, è esplic­i­to: «For­ti inter­es­si imm­mo­bil­iari si muovono intorno a quel laghet­to». Le vicis­si­tu­di­ni pro­pri­etarie sulle sponde del Frassi­no com­in­ciano nel 1999; e si con­cludono, dopo diver­si pas­sag­gi, con una vari­ante approva­ta dal­la Regione il 24 otto­bre 2006; un piano in cui ciò che era pre­vis­to come un’unica grande strut­tura alberghiera diviene un «com­p­lesso arti­co­la­to», anche nelle final­ità. «L’unica cosa cer­ta è che in un realtà nat­u­rale fin trop­po frag­ile si costru­irà, e in modo mas­s­ic­cio. Comune e Provin­cia, almeno a parole, sem­bra­no con­di­videre le nos­tre pre­oc­cu­pazioni ma nes­suno azzar­da veri inter­ven­ti — con­tin­ua l’ambientalista — e in questo modo si viag­gia, sen­za freni, ver­so il pun­to di non ritorno».Il doc­u­men­to di Italia Nos­tra, Wwf e Legam­bi­ente (ma sul­la sal­va­guardia del laghet­to, spie­ga For­men­ti, «è anche preziosa la col­lab­o­razione del­la Lipu», la Lega ital­iana pro­tezione uccel­li) mette il dito su una pia­ga. «Il Piano di val­oriz­zazione — accusa il fronte ambi­en­tal­ista — e tut­ta la vari­ante sono det­tati da una sor­ta di “miopia vin­colo­fo­bi­ca”, per­ché riducono al solo spazio adi­a­cente le rive l’adozione dei provved­i­men­ti, anziché ragionare su una dimen­sione d’area o, meglio, trat­tan­dosi di un lago moreni­co, di baci­no». Insom­ma, le tutele di serie «A», «B», «C» e così via sem­bra­no essere un sen­tiero spi­ana­to per il cemen­to. «C’è un pen­siero mac­chi­avel­li­co dietro tut­to ciò», lamen­ta Manuela Formenti.E c’è anche, volen­do, una triste iro­nia. «Gli inter­ven­ti pre­visti dovreb­bero essere la “com­pen­sazione” pre­vista dal­la nor­ma­ti­va per un inter­ven­to pesante sul ter­ri­to­rio, quale è sta­to il por­to in local­ità Piop­pi. Beh, se questo è il rime­dio…» Massig­nan pun­ta il dito sulle respon­s­abil­ità politiche: «La ten­den­za sem­bra riv­ol­ta al puntare sui pic­coli inter­ven­ti. Ven­gono prospet­tate dra­ga­ture peri­odiche, ma ques­ta è pura vio­len­za che non risolve il prob­le­ma: bloc­care le fonti dell’inquinamento, allentare la pres­sione sull’area del Frassi­no». «Ciò che man­ca davvero — pros­egue — è una paro­la chiara su ques­ta vicen­da, un’assunzione di respon­s­abil­ità di cui nes­suno, a quan­to pare, vuole far­si cari­co. Arriver­e­mo fatal­mente al “trop­po tardi”».Troppo tar­di sig­ni­ficherebbe anche, fa notare Manuela For­men­ti, inter­rompere un’«autostrada» del cielo non seg­na­ta sulle mappe aero­nau­tiche. «Il Frassi­no è l’area di tap­pa migra­to­ria più impor­tante d’Italia. Forse tut­to ciò non pesa sull’economia, ma ha un val­ore inesprim­i­bile sul piano del rap­por­to tra l’uomo e l’ambiente, ormai dete­ri­o­ra­to da un delirio di onnipoten­za che si ritiene infini­to». Di cui nul­la san­no le «morette» che posano le ali, con miglia di altri volatili, sulle sponde del laghet­to. Finché lo tro­ver­an­no uguale a quel­lo che ave­vano las­ci­a­to un anno prima.