Un trentino di 47 anni se l’è presa con un vero tesoro. Un pezzo del ’700 distrutto da un uomo con problemi psichici

In pezzi il tabernacolo della chiesa di Limone

15/03/2005 in Attualità
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Di Luca Delpozzo
Bruno Festa

Il gesto sen­za sen­so di un uomo, M.C, un trenti­no di 47 anni con qualche prob­le­ma men­tale, ha dis­trut­to, man­dan­do­lo in fran­tu­mi, uno dei tesori artis­ti­ci più pre­giati cus­todi­ti dal­la chiesa di San Benedet­to: la par­roc­chiale di Limone. Par­liamo del taber­na­co­lo del­la chiesa del Cro­ce­fis­so, data­to attorno al 1740. Un pez­zo bel­lis­si­mo che rag­giunge­va il metro di altez­za, per 60 cen­timetri di larghez­za e altret­tan­ti di pro­fon­dità. Di finis­si­ma lavo­razione, real­iz­za­to con mar­mi poli­cro­mi, il con­teni­tore era appog­gia­to all’altare e chiu­so da una por­tic­i­na lignea nera che ave­va appli­ca­ta una croce e una frase in lati­no in lam­i­na d’argento. L’«assalto» che lo ha dis­trut­to è avvenu­to domeni­ca sera, men­tre alcune per­sone era­no in atte­sa del­la cel­e­brazione del­la mes­sa. I fedeli han­no udi­to un ton­fo piut­tosto vio­len­to, ma han­no pen­sato a una bra­va­ta, vis­to che nel­la piazzetta del paese era in cor­so una fes­ta popo­lare che face­va da pre­lu­dio al tradizionale «rogo del­la vecia». Che invece si trat­tasse di qualche cosa di grave e di serio è appar­so subito chiaro a Ita­lo Fava, sagrestano del­la chiesa da oltre mez­zo sec­o­lo. Imme­di­a­to l’allarme e il suc­ces­si­vo inter­ven­to dei del­la stazione di Limone che, rac­colte alcune tes­ti­mo­ni­anze, han­no rap­i­da­mente indi­vid­u­a­to l’uomo (un trenti­no con prob­le­mi psichi­ci, dice­va­mo), iden­ti­fi­ca­to e denun­ci­a­to a piede libero. Oltre a quel­la del sagrestano sono state rac­colte le tes­ti­mo­ni­anze di altre per­sone. Prob­a­bil­mente, l’uomo è sal­i­to sull’altare, e pog­gian­do i pie­di sul ret­rostante affres­co, ha spin­to il taber­na­co­lo ver­so ter­ra fra­cas­san­do­lo. Stan­do a una pri­ma anal­isi, il restau­ro dell’opera sem­br­erebbe par­ti­co­lar­mente difficile.

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