Il mercato più piccolo della sponda veronese soddisfa clienti ed esercenti, anche se dilaga la voglia di sconti. Buone le vendite, ma si combatte con il traffico

In piazza Statuto la crisi non c’è

15/08/2006 in Attualità
A Affi
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Di Luca Delpozzo
Stefano Joppi

Va in sof­feren­za al saba­to, giorno di mer­ca­to, la del paese. La colon­na di auto, nei due sen­si di mar­cia, diven­ta chilo­met­ri­ca e han­no il loro bel daf­fare i vig­ili a smistare il traf­fi­co che si con­cen­tra all’altezza del­la stazione delle cor­riere, cro­ce­via di pull­man tur­is­ti­ci, di lin­ea e di un fiume di mac­chine: c’è chi imboc­ca la rip­i­da sali­ta che con­duce al parcheg­gio mul­ti­p­i­ano di Cam­pogrande, chi si inc­cap­ponisce nell’idea mal­sana di scen­dere lun­go la strad­i­na che por­ta in paese e rag­giun­gere piaz­za Statu­to, per una mat­ti­na invasa dal mer­ca­to, chi infine all’altezza del semaforo las­cia la Garde­sana per arrivare alla stazione a valle del­la funi­via. Polo d’attrazione è piaz­za Statu­to, dirimpet­to al munici­pio, per un giorno lib­era dalle auto per las­cia­re pos­to alle più col­orate ban­car­elle, che si snodano in un per­cor­so a ser­pente sfio­ran­do l’area dei giochi per i bam­bi­ni per ter­minare nel piaz­za­le alle spalle del munici­pio. In tut­to una novan­ti­na di posti (è il mer­ca­to più pic­co­lo dei pae­si del­la spon­da veronese) che richia­mano centi­na­ia di tur­isti alla ricer­ca di qualche affare. «Chiedono lo scon­to su qual­si­asi arti­co­lo in ven­di­ta», affer­ma Mar­co Albri­go, 33 anni di Verona, dietro al suo ban­co di gio­cat­toli. «Cer­to è lecito, e con­viene sem­pre chiedere un rib­as­so del prez­zo», svela can­di­da­mente l’esercente che da nove anni d’estate posiziona la sua ban­car­el­la alle spalle del mon­u­men­to dei cadu­ti, «a tut­to però c’è un lim­ite: se da listi­no la mer­ce cos­ta sette euro è raro scen­dere anco­ra. I gio­cat­toli più ven­du­ti? Dif­fi­cile. Di cer­to c’è una mag­giore vari­età d’offerta e il mag­gior appeal è per gli ogget­ti più eco­nomi­ci: comunque più can­noc­chiali che armi gio­cat­to­lo. Il miglior cliente è sen­za dub­bio l’olandese men­tre l’italiano, da sem­pre dif­fi­cile da accon­tentare, com­in­cia ad essere meno esi­gente del tedesco. Fuori clas­si­fi­ca i dane­si: han­no troppe pretese. Sì, c’è chi adoc­chia il gio­cat­to­lo, ne chiede il prez­zo e ritor­na dopo un po’ per l’acquisto, dopo un con­fron­to con gli altri banchet­ti». «Qui a Mal­ce­sine il lavoro è con-tin­uo e costante fino ad otto­bre», con­tin­ua Albri­go, «non come a Lazise o dove ci sono pic­chi altissi­mi nei due mesi cen­trali dell’estate gra­zie alle migli­a­ia di per­sone allog­giate nei campeg­gi». Posizioni sim­ili per Pier­lui­gi Bertolot­ti, 66 anni di Gargnano, tito­lare di un ban­co di inti­mo. Da trent’anni vende, estate e inver­no, la sua mer­ce a Mal­ce­sine e a Gar­da: «Rispet­to a Gargnano lavoro molto di più, ma il prob­le­ma è che tut­to è tremen­da­mente aumen­ta­to. Con un pieno di ben­z­i­na fac­cio metà del­la stra­da dell’anno scor­so, per non par­lare del cos­to del traghet­to: impro­poni­bile da affrontare. Sen­za con­tare che alla mat­ti­na il ban­co apre alle 8 e non c’è nes­suna cor­sa del­la pri­ma di quell’ora. Negli anni Ottan­ta s’incassava bene, ora siamo ad un liv­el­lo stan­dard. Odd­io, la con­cor­ren­za dei cine­si si fa sen­tire: un pigia­ma a 20 euro loro te lo piaz­zano a cinque, ovvi­a­mente la qual­ità non è la stes­sa ma alla gente inter­es­sa più il prez­zo che il tes­su­to». «Spendono poco. Una bor­sa da 10 euro la vogliono pagare un euro», dice una com­mer­ciante di pel­let­te­ria di Riva del Gar­da che vuole man­tenere l’anonimato. «Il cliente migliore è il tedesco ma dipende dall’articolo». «Si vende la quan­tità non la qual­ità», rin­cara Lui­gi Bar­bi, di Bus­solen­go. Da 15 anni al saba­to com­mer­cia scarpe a Mal­ce­sine. «La tipolo­gia del tur­ista è cam­bi­a­ta e l’arrivo dell’euro ha indot­to i tedeschi a spendere meno. Pri­ma con il mar­co non guar­da­vano molto al prez­zo. Gli ital­iani? Las­ci­amoli perdere, meglio gli olan­desi. La con­cor­ren­za non man­ca ma molto dipende dal­la posizione dei banchi: a Lazise ad esem­pio ho a fian­co un altro com­mer­ciante di scarpe ed è chiaro che la fac­cen­da diven­ta poco sim­pat­i­ca. I cine­si avan­zano ma atten­zione ai maroc­chi­ni: acquis­tano le licen­ze dei banchi nei posti meno in mostra del­la piaz­za, per poi riven­der­le a prezzi decisa­mente mag­gio­rati agli stes­si cine­si». «Nell’abbigliamento è l’olandese che spende di più», affer­ma sicu­ra Beat­riz Sil­va, «più in dif­fi­coltà il tedesco, men­tre l’inglese è un buon cliente: non com­pra molto ma è deciso, e soprat­tut­to rara­mente chiede lo scon­to». Ed ecco l’opinione dei cli­en­ti tur­isti. «I prezzi sono nel­la media, la mer­ce è disc­re­ta», affer­ma Bjorn Ochs, di Stoc­car­da, in ferie in un res­i­dence di Bren­zone con la moglie e i due figli. «È da anni che fre­quen­ti­amo il mer­ca­to di Mal­ce­sine e ne apprezzi­amo la vari­età d’offerta, decisa­mente supe­ri­ore a quel­la che riscon­tri­amo nel bres­ciano», sostiene Gio­van­ni Bel­let­ti di Palaz­zo­lo sull’Oglio. «Cosa mi colpisce? I banchi che ven­dono abbiglia­men­to in pelle: sono tan­ti con prezzi decisa­mente strac­ciati. A mio avvi­so qui gat­ta ci cova».

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