Una raccolta di firme per ottenere l'eliminazione di una discriminante ormai inaccettabile fra Trento e periferia. L'iniziativa è stata illustrata da Rosarita Bonometti e Pietro Fabbri

In tremila esigono il medico in ambulanza

10/06/2003 in Attualità
Di Luca Delpozzo

Poni­amo il caso che ci sia un’e­mer­gen­za san­i­taria, inci­dente, infar­to o altro. A Tren­to e din­torni, la chia­ma­ta al 118 provo­ca l’us­ci­ta imme­di­a­ta del­l’am­bu­lan­za e del­l’au­tomed­ica, a bor­do del­la quale un medico, gen­eral­mente rian­i­ma­tore, è in gra­do di val­utare la grav­ità del caso e pre­dis­porre di con­seguen­za tut­ta la serie degli inter­ven­ti ritenu­ti nec­es­sari nel caso speci­fi­co. A Riva, come a Rovere­to o a Tione, le cose van­no diversamente.In per­ife­ria esce l’am­bu­lan­za a bor­do del­la quale quan­do va bene (non suc­cede sem­pre) accan­to all’autista c’è un infer­miere spe­cial­iz­za­to: per­fet­ta­mente in gra­do, tan­to per fare un esem­pio, di intubare un trau­ma­tiz­za­to ma impos­si­bil­i­ta­to a far­lo per­chè si trat­ta di una manovra che dev’essere decisa da un medico. E così chi risiede lon­tano dal capolu­o­go ed è già meno servi­to (a Riva-Arco non c’è una rian­i­mazione), finisce per essere penal­iz­za­to due volte. Con­tro questo sta­to di cose, dal 26 agos­to del­l’an­no scor­so, han­no com­in­ci­a­to a muover­si Rosari­ta Bonomet­ti, madre di quel­la Sil­via mor­ta in motori­no l’al­tra estate nel tun­nel ledrense, e Pietro Fab­bri, pres­i­dente del­la locale sezione del Tri­bunale del Mala­to. Sen­za trrop­po insis­tere han­no rac­colto qua­si 3000 firme di cit­ta­di­ni che chiedono all’asses­sore Mag­nani di trovare i finanzi­a­men­ti per can­cel­lare ques­ta inac­cetta­bile divi­sione dei cit­ta­di­ni in serie A (con medico a bor­do) e serie B (quel­li del­la per­ife­ria). «Mag­a­ri, dice Rosari­ta, Sil­via non si sarebbe potu­ta sal­vare nem­meno se il medico ci fos­se sta­to. Però almeno gli organi si sareb­bero potu­ti donare, come lei stes­sa ave­va chiesto. Il fat­to di non ess­er rius­ci­ti nem­meno sal­vare la vita di qual­cun altro, rad­doppia l’as­sur­da inutil­ità d’u­na morte a ven­t’an­ni. E con­tin­u­ano a fare le cam­pagne di sen­si­bi­liz­zazione…». Pietro Fab­bri dis­eg­na le tappe future del­l’inizia­ti­va: le firme ver­ran­no foto­copi­ate e spedite, con let­tera di accom­pa­g­na­men­to, all’asses­sore alla san­ità Mag­nani, al pres­i­dente del­la giun­ta provin­ciale Del­lai, al pres­i­dente Cristo­foli­ni, a tut­ti i capi­grup­po del con­siglio provin­ciale. Il cli­ma pre-elet­torale dovrebbe essere favorev­ole, aumen­tan­do la sen­si­bil­ità nei con­fron­ti di una inizia­ti­va di cui nes­suno può dis­conoscere l’u­til­ità sociale. «Se non ci dovessero sen­tire, e tirare in bal­lo anco­ra le solite ques­tioni di sol­di ‑dice Fab­bri- torner­e­mo ad aprire i nos­tri gaze­bo in tutte le val­late del Trenti­no, ed allo­ra di firme ne rac­coglier­e­mo decine di migli­a­ia». C’è anche l’even­tu­al­ità di un’azione legale: la provin­cia di Tren­to ha recepi­to una nor­ma­ti­va nazionale sec­on­do cui in cer­ti casi (Riva e la Busa rien­tra­no nel­la casis­ti­ca) il medico in ambu­lan­za è obbli­ga­to­rio. Bolzano rispet­ta l’ac­cor­do sul­l’in­tero ter­ri­to­rio provin­ciale, Tren­to dis­crim­i­na in maniera offen­si­va. I legali del Tri­bunale potreb­bero val­utare se esista da parte del­l’asses­so­ra­to una vio­lazione di accor­di lib­era­mente sot­to­scrit­ti e vin­colan­ti.