Folla commossa ad Esenta per i funerali del parroco che fu motore di tante iniziative per i poveri e il terzo mondo. Il vescovo Giulio Sanguineti: «È stato un grande seminatore di speranza»

In tremila salutano don Serafino

20/03/2005 in Attualità
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Di Luca Delpozzo
Francesco Di Chiara

Una fol­la stra­or­di­nar­ia, com­mossa e silen­ziosa, ha parte­ci­pa­to ieri mat­ti­na ai funer­ali di Don Ser­afi­no Ronchi, 67 anni, par­ro­co di Esen­ta e pri­ma anco­ra a Vighiz­zo­lo di Mon­tichiari, dece­du­to mer­coledì dopo lun­ga malat­tia. Se la pic­co­la chiesa di Esen­ta con 2–300 ospi­ti, tra reli­giosi, anziani ed autorità, era già stra­col­ma, nel piaz­za­le anti­s­tante e nel cor­tile del­la nuo­va «Casa Don Ser­afi­no» si era­no assiepate almeno trem­i­la per­sone, gio­vani ed anziane, tutte acco­mu­nate dal­la stes­sa ami­cizia e riconoscen­za per l’uo­mo che per cir­ca 40 anni ha sig­ni­fi­ca­to molto per la loro vita ed il loro impeg­no sociale e spir­i­tuale. Per l’oc­ca­sione i due campi di cal­cio del­la frazione lonatese era­no sta­ti trasfor­mati in parcheg­gi e persi­no tutte le strade che con­ver­gono ver­so il cimitero e quan­do è inizia­ta la fun­zione reli­giosa c’era un uni­co, lun­go ser­pen­tone di auto­mo­bili. Dal sagra­to del­la chiesa si son viste, per una buona mez­z’o­ra, lunghe colonne di per­sone a pie­di dis­cen­dere dal viale col­linare e quel­l’im­mag­ine, in una splen­di­da gior­na­ta di sole, pare­va ricor­dare il flus­so dei pas­tori che nel tem­po natal­izio con­ver­gono ver­so il loro ricer­ca­to pre­se­pio. I salu­ti ed i ringrazi­a­men­ti delle tre autorità prin­ci­pali, il sin­da­co di Lona­to Peri­ni, il pres­i­dente del­la Provin­cia Alber­to Cav­al­li ed il Vesco­vo di Bres­cia Giulio San­guineti, sono sta­ti pro­nun­ciati pri­ma del­l’inizio del­la San­ta Mes­sa ed han­no avu­to come pal­cosceni­co il gia­rdi­no inter­no di quel­la «Casa Don Ser­afi­no» che pro­prio ieri è sta­ta inau­gu­ra­ta dopo anni di lavoro e di sac­ri­fi­ci da parte di tut­ti i volon­tari del Grimm, l’as­so­ci­azione fon­da­ta da Don Ser­afi­no ven­t’an­ni fa per portare nel mon­do l’im­peg­no mis­sion­ario. Il pas­so del Van­ge­lo let­to in chiesa non pote­va essere più azzec­ca­to per l’oc­ca­sione, con quelle parole di Cristo: «non per fare la mia volon­tà, ma la volon­tà di Colui che mi ha manda­to». Ed il Vesco­vo si è las­ci­a­to ispi­rare da quelle parole di Gesù, pro­nun­zian­do parole for­ti di con­sen­so e di apprez­za­men­to per la grande opera pas­torale ed uman­i­taria com­pi­u­ta da Don Ser­afi­no in 43 anni di sac­er­dozio. «Don Ser­afi­no ave­va l’an­i­ma del fare — ha det­to il Vesco­vo — non ha mai respin­to nes­suno, ha accolto la volon­tà del Padre e l’ha adem­pi­u­ta. Ha inseg­na­to a tut­ti noi di non divenire schi­avi delle strut­ture ed è sta­to un sem­i­na­tore di sper­an­za, soprat­tut­to tramite il suo Grimm, spec­chio del­la sua mente e del suo cuore…E’ sta­to il pro­tag­o­nista del nuo­vo stile di evan­ge­liz­zazione e noi siamo qui per ringraziarlo…non sare­mo cus­to­di son­no­len­ti del suo sepol­cro». Al ter­mine del­la fun­zione reli­giosa sono sta­ti pro­nun­ziati otto dis­cor­si ded­i­cati a Don Ser­afi­no, tra cui quel­lo del­la sua classe sac­er­do­tale 1962, quel­lo del Grimm, dei suoi ami­ci volon­tari del Sudamer­i­ca, degli sco­lari di Esen­ta e del­la Con­sul­ta per la Pace del Comune di Bres­cia. Il cor­teo si è poi incam­mi­na­to ver­so la col­li­na, con il grup­po dei 50 sac­er­doti in tes­ta, che ave­vano con­cel­e­bra­to con il Vesco­vo e con l’A­bate di Mon­tichiari, ed accom­pa­g­na­to dalle note del­la Ban­da musi­cale di Lona­to ha fat­to ingres­so, ver­so mez­zo­giorno, nel pic­co­lo cimitero di Esen­ta dove ora la salma del ben­e­mer­i­to par­ro­co riposa nel locu­lo posizion­a­to lassù, vici­no al cielo, nel pun­to più alto accan­to alla cupo­la del­la cap­pel­la. La pic­co­la frazione di Esen­ta non dimen­ticherà mai più questo 19 mar­zo, giorno di e per tradizione ded­i­ca­to ormai in tut­ta Italia alla figu­ra del padre. Ed in effet­ti Don Ser­afi­no Ronchi è sta­to davvero il “padre spir­i­tuale” per tan­ta gente, bres­ciani e non, gio­vani ed adul­ti, non­ni e nipoti. Tut­ti ha saputo trascinare con entu­si­as­mo e spir­i­to di comu­nità nel­la grande avven­tu­ra del volon­tari­a­to in Italia, in Alba­nia, in Africa, in Sud Amer­i­ca, in Asia ed in altri angoli del piane­ta (tramite il Grimm e la Coop­er­a­ti­va la Ten­da) dove si lev­a­vano alte le gri­da di sof­feren­za dei poveri e dei dis­ere­dati. Un’­opera che non si è solo svilup­pa­ta in quei pae­si lon­tani ma che ha trova­to radi­ci pro­fonde anche nel ter­reno del­l’e­d­u­cazione alla pace e con mirati inter­ven­ti sol­i­daris­ti­ci nel­la nos­tra ter­ra bresciana.

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