Dalla sala parrocchiale appello alla cittadinanza di Cofani e Bozzetto: «Il Comune non ci dà spazio». Lo Stato cede Rocca ed ex carcere militare, protestano studiosi e architetti

In vendita il patrimonio storico

Di Luca Delpozzo
Giuditta Bolognesi

Ben 28mila metri qua­drati di area cop­er­ta e 50mila a verde: sono i due com­p­lessi delle caserme XXX Mag­gio (ex carcere mil­itare) e del­la Roc­ca, sit­u­ate nel cen­tro stori­co ed entrate nell’elenco dei beni mes­si in ven­di­ta dal Demanio. A questi spazi, si aggiun­gono gli oltre cinquemi­la metri qua­drati di cop­er­to e i cir­ca 110mila di verde di per­ti­nen­za di Forte Ardi­et­ti, che si pre­sen­ta anco­ra oggi così come era sta­to pen­sato nel­la metà dell’800 e che è ugual­mente fini­to nel­la lista delle dis­mis­sioni. «Sem­pre in cen­tro stori­co c’è tut­ta la zona di Bor­go Sec­o­lo: par­lare, dunque, di Peschiera in ven­di­ta non è un rifer­i­men­to solo alla qual­ità del pat­ri­mo­nio stori­co architet­ton­i­co che si vuole alien­are, ma anche al suo val­ore quan­ti­ta­ti­vo», com­men­ta Oscar Cofani, architet­to che con il suo col­le­ga Lino Vit­to­rio Bozzet­to ha tenu­to una con­feren­za inti­to­la­ta appun­to «Peschiera in ven­di­ta». Ven­di­ta nonos­tante dal 2001 tut­to il cen­tro stori­co, anzi l’intera piaz­zaforte, sia pro­tet­ta da decre­to di vin­co­lo mon­u­men­tale, ripreso due anni più tar­di, nel 2003, dal­la Soprint­en­den­za regionale in occa­sione del ten­ta­ti­vo di dis­mis­sione del­la Palazz­i­na stor­i­ca. La con­feren­za degli architet­ti Cofani e Bozzet­to è sta­ta ospi­ta­ta nel­la Sala Pao­lo VI del­la par­roc­chia di San Mar­ti­no per­ché, han­no det­to i rela­tori, «il Comune non ha con­ces­so altri spazi». Non c’era alcun espo­nente dell’amministrazione; uni­co pre­sente, tra i con­siglieri comu­nali, Bruno Dal­la Pel­le­g­ri­na. I due tec­ni­ci, ani­ma­tori del cen­tro di doc­u­men­tazione stor­i­ca sul­la fortez­za di Peschiera, han­no descrit­to il pat­ri­mo­nio urban­is­ti­co aril­i­cense ogget­to del­la ven­di­ta e han­no pre­sen­ta­to inter­rog­a­tivi sulle pro­ce­dure con cui lo Sta­to persegue la sua polit­i­ca di ven­di­ta. «L’area occu­pa­ta dalle caserme, in tut­to 28mila metri qua­drati, è prati­ca­mente uguale a quel­la dell’intero nucleo cen­trale del paese, 30mila. Innega­bile il val­ore stori­co dei due com­pen­di, che inter­es­sano diret­ta­mente i bas­tioni del­la fortez­za. In par­ti­co­lare la Roc­ca Scalig­era», ha ricorda­to Cofani, «che ha ospi­ta­to anche Dante Alighieri e con­tiene i resti di una torre di pre­sum­i­bile epoca romana così come altre strut­ture di asso­lu­to pre­gio: basti pen­sare alla ghi­ac­cia­ia a for­ma di uovo di 6, 7 metri di diametro». Bozzet­to ha sot­to­lin­eato alcu­ni pas­sag­gi pro­ce­du­rali per arrivare a vendere beni anche quan­do, come nel caso di Peschiera, sono vin­co­lati. «Le stranezze», ha det­to Bozzet­to, «sono molte, tec­niche e di scelta. La moti­vazione per cui si decide di vendere certe strut­ture è, infat­ti, “ren­der­le pro­dut­tive”. Sec­on­do alcune sta­tis­tiche, le autostrade pagano con gli incas­si di due giorni i canoni di affit­to dell’intero anno. Nonos­tante questo, nes­suno lamen­ta la loro scarsa pro­dut­tiv­ità, come avviene invece con i beni del Demanio», ha evi­den­zi­a­to Bozzet­to. «E poi vi sono le pro­ce­dure, attuate per ren­dere dif­fi­cile la ver­i­fi­ca dei vin­coli, quin­di dell’inalienabilità, da parte delle Soprint­en­den­ze. Queste isti­tuzioni si ritrovano con tem­pi sem­pre più stret­ti per pot­er rispon­dere e un’ormai cron­i­ca, e direi anche volu­ta, caren­za di per­son­ale che non può che facil­itare l’attuazione di quel silen­zio-assen­so che si tra­duce in una via lib­era alle ven­dite». Il quadro è «reso anco­ra più con­fu­so da norme pub­bli­cate all’interno di decreti che han­no ogget­ti diver­si: l’articolo 3 di un decre­to legge dell’ottobre 2005 sug­li aero­por­ti», ha det­to Bozzet­to, «con­tiene infor­mazioni sul­la dis­mis­sione di beni immo­bili: in 30 righe vi sono 18 rin­vii ad altre leg­gi che, a loro vol­ta, riman­dano ad altre norme. Un modo per toc­care l’operatività dei con­trol­li da attuare per i pareri sulle inalien­abil­ità». «Sor­prende», ha pros­e­gui­to Bozzet­to, «che tutte queste manovre siano con­dotte con atti di impe­rio dai min­is­teri sen­za che siano pre­si in con­sid­er­azione i Comu­ni in quan­to rap­p­re­sen­tan­ti del­la comu­nità. Il nos­tro augu­rio», ha con­clu­so Bozzet­to, «è che la nos­tra ammin­is­trazione sap­pia cogliere questo momen­to nel migliore dei modi». Ha aggiun­to Cofani: «Provi­amo a pen­sare insieme a cosa si potrebbe fare per­ché è chiaro a tut­ti che le leg­gi non aiu­tano le pic­cole realtà locali. I Comu­ni non han­no fon­di per acquisire o gestire da soli i beni. In man­can­za di risorse prove­ni­en­ti anche dall’estero, basti pen­sare al finanzi­a­men­to europeo per il recu­pero del­la Cac­cia­tori, si rende indis­pens­abile la parte­ci­pazione di cap­i­tali pri­vati. Ma anche in questo caso, l’ente pub­bli­co dovrebbe man­tenere un ruo­lo pre­m­i­nente: di con­trol­lo e di dirit­to di vig­i­lan­za sul­la strut­tura e la sua futu­ra des­ti­nazione, e di coor­di­na­men­to tra i vari attori degli inter­ven­ti. Pen­si­amo che Peschiera mer­i­ti questo ten­ta­ti­vo, e che l’amministrazione comu­nale pos­sa sen­tir­si appog­gia­ta dal­la cit­tad­i­nan­za nel caso deci­da di intrapren­dere questo tipo di percorso».