Sgarbi rimane deluso per il «no» all’acquisto del busto di Gasparo

In visita a Salò voleva fare sua l’opera di Zanelli

17/02/2001 in Avvenimenti
Di Luca Delpozzo
Sergio Zanca

avrebbe volu­to acquistare un’opera di Ange­lo Zanel­li: il bus­to di Gas­paro, con­sid­er­a­to da molti l’inventore del vio­li­no. Ma il sin­da­co gli ha det­to di no, che non era pos­si­bile: appar­tiene al Comune e, di con­seguen­za, alla col­let­tiv­ità. E lui, ulti­ma­ta la visi­ta a Salò, se n’è forse anda­to col bron­cio. Ogni tan­to Sgar­bi com­pare sul­la spon­da bres­ciana del lago. Lo ave­va fat­to in occa­sione di una con­feren­za al Vit­to­ri­ale su Goethe e i viag­gia­tori del sec­o­lo scor­so. Arrivò di pri­mo mat­ti­no fres­co come una rosa, benchè avesse fat­to le ore pic­cole al Fes­ti­val di San­re­mo. Poi l’intervento in piaz­za Duo­mo a Salò, orga­niz­za­to e (lau­ta­mente) paga­to da Andrea Calu­bi­ni, l’imprenditore del­la Ecoservizi, sul­lo scul­tore Francesco Messi­na. A set­tem­bre, inoltre, il dibat­ti­to sul­la del Nove­cen­to, assieme a Gino Paoli e Alda Meri­ni, anco­ra al Vit­to­ri­ale, e la pre­sen­tazione al Grand Hotel dei cap­ola­vori di Gior­gio De Chiri­co (alle donne di una asso­ci­azione). L’altro giorno Vit­to­rio, polemista, criti­co d’arte, tes­ti­mo­ni­al di Tele­mar­ket di Gior­gio Cor­bel­li, pro­tag­o­nista di talk show e di cronache rosa, ha annun­ci­a­to la sua visi­ta a Salò. E ieri mat­ti­na è com­par­so pun­tual­mente, con un fotografo, un’esperta e il suo gen­er­al man­ag­er. Lo han­no accolto il sin­da­co , il respon­s­abile dell’ufficio Cul­tura Anto­nio del Vec­chio e altri fun­zionari. Sgar­bi è sta­to accom­pa­g­na­to in Duo­mo, dove ha osser­va­to i quadri di Zenon Veronese, Andrea Celesti, Pal­ma il Gio­vane, Pietro Marone, Giro­lamo , l’Ancona dora­ta di Bar­tolomeo da Iso­la Dovarese e Pietro Bus­so­lo, il grande cro­ci­fis­so lig­neo di Gio­van­ni Teu­ton­i­co ecc. All’interno del palaz­zo comu­nale, il criti­co ha guarda­to tutte le tele sul­lo scalone d’ingresso, quelle del salone con­sil­iare e le formelle del­la via Lucis nel­la Sala dei Provved­i­tori, «bac­chet­tan­do» chi attribui­va (erronea­mente) un lavoro ad Andrea Bertan­za. «Mac­chè — osser­va­va — si trat­ta di un Sante Cat­ta­neo!». Vero, veris­si­mo. I pre­sen­ti resta­vano a boc­ca aper­ta. E poi si è sof­fer­ma­to estasi­a­to davan­ti al bus­to in mar­mo di Gas­paro da Salò che, nel ’23, ave­va entu­si­as­ma­to D’Annunzio. «Un’opera vera­mente musi­cale — disse il poeta -. Non ne ricor­do altre di scarpel­lo, che trasmet­tano così chiara­mente il sen­so dell’armonia: non sap­pi­amo se stia apren­dosi il pet­to per trarne il vio­li­no o stia apren­do il vio­li­no per met­ter­vi il cuore». Ange­lo Zanel­li, orig­i­nario di San Felice, eseguì tra l’altro la stat­ua del­la Dea Roma e il fre­gio dell’Altare del­la Patria. «A casa mia, a Fer­rara, ten­go cinque o sei scul­ture di Zanel­li. Ma questo bus­to di Gas­paro mi piace da morire», ha esclam­a­to Sgar­bi, che si è det­to dis­pos­to ad acquis­tar­lo subito. Ma il sin­da­co Cipani ha stop­pa­to il ten­ta­ti­vo di trat­ta­ti­va, ricor­dan­do che si trat­ta di un’opera pub­bli­ca, non in ven­di­ta. Vit­to­rio si è dovu­to accon­tentare di qualche car­toli­na omag­gio. Ulti­ma­ta la visi­ta, e sis­tem­ato il ciuf­fo ribelle, ha salu­ta­to tut­ti andan­dosene con la sua delegazione.