Salò sempre più “città d’arte” e di alto profilo culturale

Inaugurata la mostra di Sgarbi “Da Giotto a De Chirico” al MuSa

02/05/2016 in Mostre
Di Luca Delpozzo

Il mese scor­so, è sta­to pro­prio l’assessore alle Cul­ture del­la Cristi­na Cap­pelli­ni a inau­gu­rare al , il di Salò, con il sin­da­co Gian­piero Cipani e il diret­tore gen­erale del MuSa la grande mostra “Da Giot­to a De Chiri­co, i tesori nascosti” cura­ta da Vit­to­rio Sgar­bi.
“Anco­ra una vol­ta – com­men­ta l’assessore alle Cul­ture, Iden­tità e Autonomie di Regione Lom­bar­dia Cristi­na Cap­pelli­ni – dimos­tri­amo conc­re­ta­mente la nos­tra volon­tà di sostenere e val­oriz­zare lo stra­or­di­nario pat­ri­mo­nio cul­tur­ale lom­bar­do”.

L’investimento di 200mila euro, con­tin­ua, “per la real­iz­zazione di ques­ta splen­di­da mostra cura­ta dal pro­fes­sor Vit­to­rio Sgar­bi – ha pros­e­gui­to l’assessore – è in realtà un inves­ti­men­to per tut­to il ter­ri­to­rio lom­bar­do in quan­to siamo cer­ti che inizia­tive come queste siano in gra­do di gen­erale un impor­tante incre­men­to di tur­isti”.

Alla mostra – ha det­to anco­ra l’assessore – si lega un altro prog­et­to che ci sta par­ti­co­lar­mente a cuore: l’Abbona­men­to Musei. Da oggi infat­ti il MuSa è entra­to uffi­cial­mente nel cir­cuito del nos­tro Abbona­men­to Musei che in pochissi­mi mesi ha avu­to già un gran­dis­si­mo risul­ta­to. Tut­ti col­oro che sono in pos­ses­so dell’abbonamento quin­di potran­no accedere al museo gra­tuita­mente”.

La cac­cia ai quadri non ha regole, non ha obi­et­tivi, non ha appro­di, è impreved­i­bile. Non si tro­va quel­lo che si cer­ca, si cer­ca quel­lo che si tro­va. Tal­vol­ta molto oltre il deside­rio e le aspet­ta­tive”. Così Vit­to­rio Sgar­bi descrive il mis­tero del collezion­is­mo: “L’interesse per ciò che non c’è”. Da qui l’idea del­la grande mostra che apre al MuSa di Salò: rac­con­tare attra­ver­so preziosi tesori “nascosti”, lo svol­gi­men­to del­la sto­ria dell’arte ital­iana, da Giot­to, l’artista che ha rin­no­va­to la pit­tura, così come Dante, suo con­tem­po­ra­neo, è ritenu­to il “Padre” del­la lin­gua ital­iana, a Gior­gio De Chiri­co che, affas­ci­na­to dall’arte anti­ca, fu il prin­ci­pale espo­nente del­la pit­tura metafisi­ca, attra­ver­so la quale ten­tò di sve­lare gli aspet­ti più mis­te­riosi del­la realtà.
La mostra così inte­sa viene dunque a por­si come nat­u­rale esten­sione del­la stra­or­di­nar­ia espo­sizione ‘Il Tesoro d’Italia’ di Milano 2015, nel­la quale si è doc­u­men­ta­to, dal Piemonte alla Sicil­ia, la vari­età genet­i­ca di gran­di cap­ola­vori con­cepi­ti da intel­li­gen­ze, sta­ti d’animo, emozioni che riman­dano ai luoghi, alle terre, alle acque, ai ven­ti che li han­no generati.

Le pecu­liar­ità “genetiche” delle diverse aree del­la “geografia artis­ti­ca” ital­iana saran­no ver­i­fi­ca­bili anche in occa­sione di ques­ta nuo­va grande mostra, che nasce dal deside­rio di illus­trare attra­ver­so una ragion­a­ta selezione di qua­si due­cen­to opere, tra dip­in­ti e scul­ture, il Tesoro d’Italia “nascos­to e pro­tet­to” nelle più impor­tan­ti rac­colte pri­vate ital­iane. In un arco tem­po­rale di oltre sette sec­oli, dal­la fine del Due­cen­to all’inizio del Nove­cen­to, da Giot­to a De Chiri­co, si darà con­to dell’evoluzione degli stili, delle cor­ren­ti, degli sno­di e delle fig­ure prin­ci­pali del­la sto­ria dell’arte ital­iana.

La mostra si apre con due mag­netiche teste muliebri mar­moree, prime scul­ture “ital­iane” riferite a un mae­stro fed­eri­ciano del­la metà del Due­cen­to, segui­te da una tavola con la Madon­na di Giot­to che, per pri­mo, superò gli sche­mi bizan­ti­ni giottesca è il San Gio­van­ni evan­ge­lista del cele­bre scul­tore e architet­to senese Tino di Camaino, la Croce del Mae­stro del Cro­ci­fis­so Cro­ci e la Croce astile del .

La selezione delle opere dal­la fine del Quat­tro­cen­to al Set­te­cen­to offre al vis­i­ta­tore un’ampia panoram­i­ca sul­la glo­riosa scuo­la pit­tor­i­ca locale, con una larga rap­p­re­sen­tan­za di artisti lom­bar­di o pre­sen­ti sul ter­ri­to­rio, tra Milano, Berg­amo, Bres­cia e Verona: i leonarde­schi Bernardi­no Lui­ni, Giampi­etri­no e Bernardi­no Fer­rari, Agosti­no da Lodi e il Bergognone, Alto­bel­lo Mel­one, Gio­van Gero­lamo , Giro­lamo , Francesco Pra­ta da Car­avag­gio, Tanzio da Var­al­lo, Francesco Cairo, Car­lo Francesco e Giuseppe Nuvolone, Agosti­no San­tagosti­no, Gia­co­mo Ceruti, e anco­ra del veneziano Andrea Celesti e del luc­ch­ese Pietro Ric­chi, attivi entram­bi sul Lago di Gar­da.

Da Giotto a De Chirico 1

In con­tem­po­ranea sono state inau­gu­rate altre due mostre: “Si può scolpire l’anima?” a cura di Vit­to­rio Sgar­bi

A mar­gine del­la mostra “Da Giot­to a de Chiri­co”, dieci scul­tori, vari­a­mente fig­u­ra­tivi e tec­ni­ca­mente agguer­ri­ti, mostra­no al MuSa di Salò la loro spe­ciale atti­tu­dine a rap­p­re­sentare, attra­ver­so la figu­ra umana, e comunque la fig­u­razione, una inten­sis­si­ma con­dizione spir­i­tuale, una ver­ità inte­ri­ore che li astrae da ogni real­is­mo, al quale pure essi sem­bra­no ori­en­tati.

L’immagine dell’Italia attra­ver­so la fotografia” a cura di Ita­lo Zan­nier e Vit­to­rio Sgar­bi .

on una mostra del­la fotografia ital­iana, ma una rasseg­na anche diacron­i­ca sulle Regioni d’Italia, dalle Alpi alla Sicil­ia, sin­te­tiz­za­ta da cir­ca ven­ti fotografi, famosi o meno noti, sen­za esi­gen­ze descrit­tive o tur­is­tiche ma come sin­te­si emblem­at­i­ca scrit­ta in immag­i­ni dai sin­goli autori.

Da Giotto a De Chirico 2
“Con la mostra Da Giot­to a De Chiri­co — I tesori nascosti si apre a Salò una nuo­va stra­or­di­nar­ia sta­gione cul­tur­ale – dichiara il sin­da­co di Salò, avvo­ca­to Gian­piero Cipani Non pos­si­amo non essere par­ti­co­lar­mente grati, da un lato, a Regione Lom­bar­dia, al suo pres­i­dente e all’assessore alle “Cul­ture Iden­tità e Autonomie”  Cristi­na Cap­pelli­ni, dall’altro lato al prof. Gior­dano Bruno Guer­ri, pres­i­dente del MuSa e al prof. Vit­to­rio Sgar­bi ideatore e cura­tore dell’evento.
Il MuSa, il nuo­vis­si­mo e pres­ti­gioso Museo del­la Cit­tà, gra­zie a tut­ti loro si riem­pie così di ulte­ri­ori fon­da­men­tali con­tenu­ti, carat­ter­iz­zan­do sem­pre più la nos­tra cit­tà sot­to il pro­fi­lo cul­tur­ale in per­fet­ta cor­rispon­den­za con il prog­et­to e le aspet­ta­tive del­la nos­tra ammin­is­trazione e con la sua stor­i­ca natu­ra di cit­tà d’arte”.
Gior­dano Bruno Guer­ridiret­tore gen­erale del MuSa, ritiene che con ques­ta mostra stra­or­di­nar­ia il MuSa, nato da meno di un anno, “inizierà la pro­pria attiv­ità di cen­tro cul­tur­ale di ril­e­van­za nazionale e inter­nazionale”. Inoltre, sostiene Guer­ri, la mostra cura­ta da Sgar­bi “darà uno slan­cio ulte­ri­ore alla neona­ta asso­ci­azione Gar­daMu­sei, che com­prende già molti comu­ni e isti­tuzioni cul­tur­ali e che intende ele­vare l’offerta cul­tur­ale del Gar­da”, ter­zo polo tur­is­ti­co ital­iano, con 23 mil­ioni di vis­i­ta­tori l’anno.