Le «donne di legno»:sculture di Rivadossia Palazzo Morgante

Inaugurazione sabato prossimo

28/03/2007 in Mostre
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Di Luca Delpozzo
Sergio Zanca

Ver­rà inau­gu­ra­ta saba­to 31 mar­zo, a Salò, ore 17, la mostra di Giuseppe Riva­dos­si «Il lin­guag­gio del­la vita, Mater Ama­bilis», che si tiene sul lun­go­la­go e nelle sale di Palaz­zo Mor­gante. Cura­ta da Mar­cel­lo Ric­cioni, la rasseg­na gode del sosteg­no del­la Civi­ca rac­col­ta del dis­eg­no, del Comune e dell’Amministrazione provin­ciale. Rimar­rà aper­ta sino al 18 maggio.Dopo il suc­ces­so de «L’immagine pri­maria» riguardante le strut­ture quo­tid­i­ane dell’abitare, Riva­dos­si tor­na ad esporre le sue opere in leg­no e in ter­ra­cot­ta ded­i­cate alla figu­ra del­la don­na-madre, cus­tode principe del­la vita di ognuno di noi, col­ta nel­la sua nat­u­ral­ità silen­ziosa, lon­tana da ogni teatralità.Originario di Nave, dove vive e lavo­ra, Giuseppe ha fre­quen­ta­to il mon­do artis­ti­co bres­ciano e milanese, stu­dian­do il lin­guag­gio plas­ti­co in gen­erale. Dopo aver prat­i­ca­to la scul­tura in leg­no, ter­ra­cot­ta e bron­zo (anni ’60), intuen­do le molte pos­si­bil­ità di lin­guag­gio e di comu­ni­cazione insite nel­lo spazio del­la casa, ha pre­so in mano la vec­chia bot­te­ga di faleg­name­ria del padre, trasfor­man­dola in un ate­lier personale.Negli anni ’70, gra­zie all’attenzione di impor­tan­ti gal­leristi come Rena­to Car­daz­zo, Alfre­do Paglione, Elio Palmisano, o di ami­ci come Francesca Ama­dio, ha espos­to a Roma, Par­ma, Firen­ze, Tori­no, Fran­co­forte, Vien­na, alla Tri­en­nale di (1974) e alla Bien­nale di Men­tone (1976). È cita­to da Rober­to Tas­si nel Cat­a­l­o­go Bolaf­fi, vol­ume 5.Nel 1980 Riva­dos­si ha tenu­to una grande mostra alla Roton­da del­la Besana di Milano, con la pre­sen­tazione del­lo stori­co dell’arte Gian­fran­co Bruno, e cat­a­l­o­go Electa.Negli anni ’90 Riva­dos­si ha inau­gu­ra­to una impor­tante per­son­ale alla Com­pag­nia del dis­eg­no a Milano. Suc­ces­si­va­mente ecco­lo a Mon­za, Pietrasan­ta, Cese­na, a Bologna, Par­ma e Berg­amo. Gli è sta­to asseg­na­to il pre­mio per la scul­tura S. Valenti­no di Terni. Nel mar­zo 2005 Giuseppe ha tenu­to una impor­tante anto­log­i­ca a Palaz­zo For­ti di Verona (14 sale, cen­to opere esposte). Dopo avere sci­olto la stor­i­ca Offic­i­na Riva­dos­si, por­ta avan­ti la sua espe­rien­za cre­ati­va nel­la nuo­va realtà: l’Atelier.A Salò le scul­ture saran­no 45: una quindic­i­na in leg­no poli­cro­mo o di cir­mo­lo, sul lun­go­la­go, all’aperto, col­lo­cate su piedis­tal­li alti più di quat­tro metri; le altre, carat­ter­iz­zate da dimen­sioni più intime (e, alcune, col­orate), nelle sale di Palaz­zo Mor­gante, l’ex casa di riposo ora trasfor­ma­ta in res­i­dence di lus­so. Tutte immag­i­ni fem­minili, sedute o in pie­di, arche­tipi dell’amore. Il cat­a­l­o­go, stam­pa­to da Mas­set­ti, con­tiene testi di Vit­to­ria Sgar­bi, Flavio Aren­si, Mario Bot­ta (l’architetto che, tra l’altro, ha real­iz­za­to il Mart di Rovere­to), Gio­van­ni Testori, Luca Doninel­li, lo scrit­tore nato a Desen­zano, Domeni­co Mon­tal­to e Anto­nia Abat­tista Finocchiaro.

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