La moda per le più giovani non prevede più i collant

Indagine sociologica Mercato della calza in calo

22/05/2002 in Economia
Di Luca Delpozzo
Castel Goffredo

Il XII Osser­va­to­rio del­la calzette­ria fem­minile ha sot­to­lin­eato il calo inter­no del con­sumo di calze, una fles­sione che, sec­on­do il soci­ol­o­go Costan­ti­no Cipol­la, è solo in parte ascriv­i­bile all’at­ten­ta­to dell’11 set­tem­bre. Altre ragioni sono indi­vidu­a­bili nelle risposte al ques­tionario di Ac Nielsen Sita che ha inter­roga­to un cam­pi­one rap­p­re­sen­ta­ti­vo di donne.Il risul­ta­to del­l’indagine, illus­tra­to da Fabio Savel­li, ha evi­den­zi­a­to che a fronte di un ele­va­to liv­el­lo di sod­dis­fazione per l’of­fer­ta, vi sono due fasce di età meno sod­dis­fat­te: le donne tra i 45 e i 54 anni (12%) e soprat­tut­to le gio­vani tra i 14 e i 24 anni (17%). Le obiezioni delle prime riguardano la vestibil­ità, l’a­dat­ta­bil­ità alla moda, i col­ori, men­tre le sec­onde, che sono le con­suma­tri­ci più inter­es­san­ti, pur apprez­zan­do gli aspet­ti esteti­ci del­la calza si dimostra­no un po’ lon­tane dal prodot­to, meno tim­o­rose del fred­do, e più attrat­te dal­la gam­ba nuda. A ques­ta ten­den­za gio­vanile poco incline al col­lant, gli impren­di­tori del­la calzette­ria han­no rispos­to trovan­do altri sboc­chi per i loro prodot­ti, col­lo­can­doli sui mer­cati esteri, nel­l’am­bito di una ‘mon­di­al­iz­zazione sem­pre più accen­tu­a­ta’. Così accan­to alla Rus­sia che nel 2001 si è con­fer­ma­ta il paese di mag­gior esportazione delle calze ital­iane (pari a 110 mil­ioni e 343 mila euro), si reg­is­tra il boom di natu­ra qual­i­ta­ti­va, degli Sta­ti Uni­ti (+25,2%), la cresci­ta mar­ca­ta di Unghe­ria (+ 136 % in val­ore) e Giap­pone (+ 268,8 %). Con­tes­tual­mente il proces­so di con­cen­trazione indus­tri­ale toc­ca i mas­si­mi stori­ci: il 65,5 % del fat­tura­to di tutte le calze e i col­lant prodot­ti è real­iz­za­to dalle prime 5 aziende del set­tore, che nel 2001 han­no incre­men­ta­to la per­centuale com­p­lessi­va di ben 4,3 pun­ti. Se si estende la ril­e­vazione ai pri­mi 10 pro­dut­tori, il fat­tura­to sale al 72,9 %, un dato sig­ni­fica­ti­vo se si con­sid­era che nel 1996 il fat­tura­to dei top ten era al 61,95%.